Claudio Tamburrino

Antitrust ebook, la parola fine per Apple

Anche la Corte Suprema degli Stati Uniti respinge il ricorso di Cupertino contro la sentenza che la ritiene responsabile dell'aumento dei prezzi degli ebook. Pagherà i 450 milioni di dollari

Roma - La Corte Suprema degli Stati Uniti non ha accolto il ricorso presentato da Apple e relativo alla causa che la vede condannata come responsabile di un sistema di accordi per i prezzi degli ebook.

Già la Corte di Appello di New York aveva respinto a luglio un ricorso di Apple, ma ciò non aveva scoraggiato Cupertino, che aveva tentato di battere anche la strada del ricorso alla Corte Suprema.

I fatti risalgono al 2012, quando Apple raggiunse una serie di accordi con Hachette, HarperCollins, Penguin Group, Macmillan e Simon & Schuster, per la sua offerta di contenuti su iBookstore. In particolare, a non piacere ad osservatori ed autorità era una clausola presente in tali accordi, detta della nazione più favorita, che garantiva a Cupertino un prezzo uguale al più basso che si potesse trovare online.
Per questo sia in Europa che negli Stati Uniti sono state aperte indagini e procedimenti nei suoi confronti: ma mentre nel Vecchio Continente a Cupertino è bastato patteggiare con le autorità antitrust, negli USA la questione era ben presto degenerata ed Apple non era riuscita a fermare gli ingranaggi della giustizia neanche raggiungendo un accordo con l'associazione dei consumatori statunitensi per scongiurare la class action.

Così l'indagine del Dipartimento della Giustizia era proseguita con la contestazione ad Apple di aver intessuto con cinque editori rapporti atti a mantenere artificiosamente alti i prezzi degli ebook e ha portato nel 2013 ad una condanna per violazione delle leggi antitrust federali e di 33 stati: oltre alla multa da 450 milioni di dollari in buona parte in rimborsi ai consumatori, il giudice aveva istituito un osservatorio esterno per vigilare sulle attività di Cupertino sul mercato dei libri in formato digitale ed Apple era stata costretta ad abbandonare la controversa clausola contrattuale.

Apple, tuttavia, aveva continuato a sostenere di essere entrata in un mercato assolutamente già dominato da Amazon e che, dunque, in mancanza di posizione dominante non può esservi abuso: tale tesi era stata respinta dalla Corte di Appello, soprattutto perché era stato rilevato dal procedimento che le azioni di Apple hanno effettivamente portato a scardinare il modello di prezzi assunto fino a quel momento e ad assumerne uno nuovo con conseguente aumento dei prezzi.

Con il ricorso alla Corte Suprema respinto, ora Apple non potrà far altro che arrendersi e pagare la multa cui è stata condannata.

Claudio Tamburrino
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