Claudio Tamburrino

La RAI cerca di capire il Tubo

La televisione pubblica torna sui propri passi e medita di tornare su YouTube, ma alle proprie condizioni. D'altra parte la perdita sembra essere stata già fin troppo ingente

La RAI cerca di capire il TuboRoma - La RAI sta pensando di sottoscrivere un nuovo accordo con YouTube per tornare ad offrire i suoi contenuti sulla piattaforma di video sharing.

Lo ha riferito il direttore della divisione Digital della RAI Gian Paolo Tagliavia in audizione in Commissione di Vigilanza, secondo cui sarebbe opportuno trovare un accordo ad hoc con YouTube, soprattutto per le opportunità reciproche: "Dobbiamo uscire dalla logica palinsestocentrica. È chiaro che un prodotto deve andare in televisione, ma bisogna considerare tutte le sue possibilità di espansione, prima ancora di immaginare prodotti ad hoc".

Per la Rai, in particolare, la vetrina di YouTube significherebbe avere la "possibilità di raggiungere quel pubblico giovanile con cui abbiamo un rapporto un po' lasco". Nel mese di gennaio, rispetto allo stesso mese di tre anni fa, la platea della tv generalista è diminuita del 15 per cento sul target 15-44: campanello d'allarme che segnala che c'è bisogno di agire per trovare nuova linfa.
Già lo scorso gennaio, peraltro, un'interrogazione parlamentare aveva riportato all'attenzione la questione strategica della presenza o meno dei contenuti della RAI sulla piattaforma di video sharing di Google, che sembra essere costata alla tv pubblica qualcosa come 700mila euro l'anno.

La rimozione da YouTube avvenuta un anno e mezzo fa su decisione dell'ex dg Luigi Gubitosi fa ha infatti portato, a causa dei mancati introiti generati dalle inserzioni pubblicitarie a cui i suoi video (tra i più visti in Italia) erano accompagnati, un calo del fatturato che non sembra essere stato pareggiato dal loro spostamento su Rai.tv: così, la scelta che poteva sembrare strategicamente logica per ottenere il massimo dallo sfruttamento dei propri contenuti online è finita per essere a posteriori riconosciuta come, di fatto, sbagliata.

Così, ora, la TV pubblica vorrebbe rimediare: "La RAI - spiega Tagliavia - ha un ruolo e una storia che richiede un rapporto più personalizzato". Tradotto: la RAI cercherà di ottenere più soldi da un possibile nuovo accordo con la piattaforma di Google anche perché "rispetto all'aspetto della prestazione e della controprestazione, il corrispettivo era obbiettivamente poco".

Se la dirigenza RAI riuscirà ad imporsi con YouTube, magari facendo leva sull'immensa risorsa di contenuti rappresentata dalle teche RAI, si scoprirà solo alla fine delle trattative attualmente in corso.

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