Alfonso Maruccia

Geoblocking, in UE è una questione antitrust

I primi risultati dell'indagine comunitaria sul geoblocking evidenziano la diffusione della pratica in Europa, con potenziali problemi sul fronte delle norme antitrust che tutelano la competizione nel mercato unico europeo

Roma - La Commissione Europea ha pubblicato i primi risultati dell'indagine settoriale sul geoblocking, una pratica di gestione separata dei singoli mercati europei potenzialmente in contrasto con le regole sulla concorrenza e con gli obiettivi del mercato unico digitale europeo.

Prendendo in considerazione 1.400 risposte inviate da altrettanti "dettaglianti e fornitori" di contenuti digitali sparsi tra i 28 stati membri della UE, l'indagine della Commissione ha stabilito che le pratiche di geoblocking sono "comuni e diffuse".

Nel 68 per cento dei casi, i fornitori di contenuti hanno confermato di attuare pratiche di blocco all'accesso ai suddetti contenuti all'interno di un mercato, quello europeo appunto, che dovrebbe essere "comune" per definizione.
I motivi del blocco all'accesso? Nel 59 per cento dei casi i servizi di rete hanno confermato di essere stati costretti dai fornitori primari dei contenuti, e neanche a dirlo tra i contenuti più bloccati sono presenti fiction televisive (74 per cento), film (66 per cento) ed eventi sportivi (63 per cento).
Contenuti e geoblocking


Anche se si tratta solo di risultati preliminari di un'indagine ancora in corso, dalle autorità di Bruxelles arriva la conferma del fatto che qualcosa di problematico sul fronte antitrust potrebbe esserci: quando il geoblocking deriva da un accordo commerciale, dicono dalla UE, è responsabilità della Commissione osservare più da vicino la questione per valutare l'eventuale presenza di un comportamento che potrebbe ostacolare la concorrenza.

Alfonso Maruccia
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5 Commenti alla Notizia Geoblocking, in UE è una questione antitrust
Ordina
  • "qualcosa di problematico potrebbe esserci" AHAHA quelli della Commisione UE sono dei gran burloni.

    Ebbene si, qualcosa di legggermente problematico c'e'.
    Si chiama : azzeccagarbugli di Hollywood che hanno inquinato le norme sul copyright da decenni! boja d'un mondoCon la lingua fuori
    non+autenticato
  • La rete è unica, libera, indipendente dai contenuti.
    Non si può imbrigliarla nel geoblocking.
    Che un servizio sia libero o a pagamento, deve darmi accesso ai contenuti mondiali: italia, usa, bangladesh, non importa. Altrimenti non è più "internet". E' una cosa che non dovrebbe nemmeno stare in rete.
    Netflix, sky, mediaset, rai, tornate nei canali da dove siete venuti.
    La rete non ha bisogno dei vostri blocchi da barboni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rico
    > La rete è unica, libera, indipendente dai
    > contenuti.
    > Non si può imbrigliarla nel geoblocking.
    > Che un servizio sia libero o a pagamento, deve
    > darmi accesso ai contenuti mondiali: italia, usa,
    > bangladesh, non importa. Altrimenti non è più
    > "internet". E' una cosa che non dovrebbe nemmeno
    > stare in
    > rete.
    > Netflix, sky, mediaset, rai, tornate nei canali
    > da dove siete
    > venuti.
    > La rete non ha bisogno dei vostri blocchi da
    > barboni.

    quoto
  • Concordo. Questi ammorbatori delle pubbliche coscienze non devono proprio entrare in internet.
    non+autenticato
  • - Scritto da: rico
    > La rete è unica, libera, indipendente dai
    > contenuti.
    > Non si può imbrigliarla nel geoblocking.
    > Che un servizio sia libero o a pagamento, deve
    > darmi accesso ai contenuti mondiali: italia, usa,
    > bangladesh, non importa. Altrimenti non è più
    > "internet". E' una cosa che non dovrebbe nemmeno
    > stare in
    > rete.
    > Netflix, sky, mediaset, rai, tornate nei canali
    > da dove siete
    > venuti.
    > La rete non ha bisogno dei vostri blocchi da
    > barboni.

    Non diamo colpa a Netflix ad esempio, ma di come funziona il mercato legale, ancora fermo all'era pre internet.