Alfonso Maruccia

AGCOM e i limiti del servizio universale

L'autorità garante delle telecomunicazioni bacchetta Telecom per i rincari del servizio telefonico di base, promettendo altresì di definire un livello di connettività digitale definibile come il minimo per un "servizio universale"

Roma - Importanti decisioni in arrivo dall'AGCOM, l'autorità garante delle comunicazioni che nei giorni scorsi ha riunito il proprio Consiglio per discutere della necessità di salvaguardare un servizio di connettività che sia davvero universale. Telecom Italia/TIM è sempre al centro della discussione.

Nel comunicato stampa seguito alla riunione del Consiglio, AGCOM annuncia prima di tutto un richiamo formale per TIM sul rincaro previsto sull'offerta di comunicazione vocale di base: l'offerta TIM Consumer Voice sarebbe dovuta costare il 300 per cento in più a partire dal primo aprile, e l'AGCOM ha deciso di bloccarla. Un aumento così consistente delle chiamate vocali "non appare giustificato da condizioni economiche generali", ha spiegato AGCOM, e presenta un "alto rischio di esclusione sociale" dalla rete di sicurezza delle comunicazioni come da servizio universale.

TIM non fa distinzioni tra utenti ad alto e basso reddito, dice ancora l'autorità, e non è certo la prima volta che AGCOM è costretta a richiamare l'incumbent ai suo doveri nei confronti di una popolazione che continua a dipendere dalle sue infrastrutture nonostante il mercato, la concorrenza e tutto quanto.
La vecchia Telecom è obbligata a garantire certi livelli minimi di comunicazioni che AGCOM intende salvaguardare a dispetto delle decisioni del management, e tra queste garanzie minime c'è anche la volontà di ridefinire il concetto di servizio di comunicazione universale.

Al momento il limite minimo di servizio universale è ancora fermo alla connettività tramite modem analogico al ragguardevole data rate di 56 Kilobit al secondo, performance da secolo scorso che secondo AGCOM non sono più classificabili come "comunicazioni elettroniche" degne di tale nome.

In un'epoca in cui il governo vara un decreto per facilitare la posa di nuove infrastrutture in fibra ottica, AGCOM intende forzare TIM a sostituire il supporto ai modem analogici con un nuovo servizio di connettività digitale a banda larga, una tecnologia di accesso ampiamente disponibile sul territorio italiano (per il 90 per cento delle abitazioni) e già usato da più del 50 per cento delle famiglie.

La "banda stretta" dei modem a 56 Kbps non è più in linea con i fabbisogni minimi della popolazione, spiega AGCOM, e una consultazione pubblica dovrà ora stabilire un livello di connettività broadband minimo da fornire a prezzi accessibili e "livelli qualitativi" garantiti.

Alfonso Maruccia
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