Claudio Tamburrino

Samsung, realtÓ aumentata a contatto

L'azienda coreana inventa lenti a contatto per la realtÓ aumentata pi¨ realistica. Un brevetto, in attesa di produrle

Roma - L'ufficio Marchi e Brevetti sudcoreano ha concesso a Samsung Electronics un brevetto relativo a "lenti a contatto intelligenti" dotate di uno schermo in grado di mostrare immagini direttamente di fronte agli occhi di chi le indossa per veicolare soluzioni di realtà aumentata (AR).

Lenti a contatto smart

Depositato nel settembre 2014, lo stesso anno in cui Google ha ottenuto un brevetto su lenti a contatto per misurare i livelli di glucosio nel fluido lacrimale di chi le indossa, la tecnologia rivendicata dalla coreana ha l'obiettivo ambizioso di offrire la realtà aumentata più realistica, con una angolo molto più ampio di qualsiasi occhiale e con la perfetta distanza focale.

Il brevetto descrive in realtà una tecnologia che per il momento sembra più fantascienza: le lenti a contatto intelligenti di Samsung - comode da indossare come quelle normali da vista - avrebbero installato un piccolo display, una camera, un antenna e diversi sensori.
Questi sensori serviranno - dice ancora il brevetto - ad individuare i battiti di ciglia e i movimenti dell'occhio, in modo tale da utilizzarli come input in combinazione per la ricezione dei comandi da parte dell'utente.

Claudio Tamburrino

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3 Commenti alla Notizia Samsung, realtÓ aumentata a contatto
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  • Perplesso assai. A prima vista puzzava di bufala bella grossa, ma cercando di capire su internet, qualche dubbio ha cominciato a schiarirsi, tuttavia resto più che perplesso.

    La prima perplessità riguardava la trasparenza della protesi malgrado i suoi componenti elettronici, ma questa è stata fugata vedendo come tutta la componentistica, a parte il sistema di proiezione sulla retina, è allocato all'esterno del campo attivo, essendo le lente diaframmata quel che basta per disporre la componentistica nella corona circolare circostante.
    La seconda perplessità riguarderebbe il cosidetto minidisplay, termine assolutamente erroneo, perchè solo un sistema di proiezione diretta sulla retina permette di creare un'immagine a fuoco sulla stessa trattandosi di immagine generata praticamente sullo stesso piano del cristallino, e non a caso ho parlato prima di sistema di proiezione anzichè minidisplay. Quesa perplessità mi resta, e le ilustrazioni non aiutano assolutamente a capire. La proiezione deve necessariamente transitare attraverso l'area interna non diaframmata, e posso solo ipotizzare che essa venga generata da micro ma molto micro led disposti nella corona esterna e rifressi sulla retina da altrettanto micro specchietti concavi distribuiti sulla parte interna non diaframmata. Questo comporta riduzione della luminosità del visus base per la parte di superfice occupata dai microspecchietti, e spiega anche la forma qudrangoloide della lente per il corretto angolo di inserimento e per evitare rotazione della stessa.
    La terza perplessità riguarda l'alimentazione della circuiteria, che non avviene per induzione dall'esterno, almeno pare, e nel caso porrebbe ritengo problemi di integrità fisica del "paziente". Allora potrebbe essere una microbatteria, ultrapiatta e circolare anch'essa, questa si ricaricabile per induzione a lente non indossata; nel caso avrei legittimi dubbi sull'autonomia. Alimentare da radiazione esterna, come nel caso dei chip di riconoscimento impiantati sottopelle negli animali (e spero non nei cristiani), e ipotizzabili per brevi flash e non continuaticamente, sempre per motivi di integrità fisica del paziente. Oppure, la sparo senza convinzione, l'energia è ricavata dal battito palpebre, al quale non riesco ad attribuire altra funzione, manco azionasse una dinamo... Perplessità non risolta.

    Tutto ciò tralasciando il fatto di quanto sia affidabile, consigliabile, e sopratutto pratico, sistemarsi un simile aggeggio sui nostri delicati preziosissimi occhietti.

    Certo le immagini tecniche dell'apparato non aiutano assolutamente a capire di fronte a quale tipo di fantascienza ci troviamo.

    Se ho sproloquiato castronerie mi autofustigherò, ma prima gradirei contestazioni da chi ne sa più di me: io ho ragionato in base al principio che le meraviglie tecnologiche possono essere paurosamente spinte, ma la logica è logica, e le leggi fisiche non fanno favori ed eccezioni neppure per Samsung o chi per lei.
    .
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    Modificato dall' autore il 08 aprile 2016 04.31
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  • - Scritto da: rockroll
    > Perplesso assai. A prima vista puzzava di bufala
    > bella grossa, ma cercando di capire su internet,
    > qualche dubbio ha cominciato a schiarirsi,
    > tuttavia resto più che
    > perplesso.
    >
    > La prima perplessità riguardava la
    > trasparenza della protesi malgrado i suoi
    > componenti elettronici, ma questa è stata fugata
    > vedendo come tutta la componentistica, a parte il
    > sistema di proiezione sulla retina, è allocato
    > all'esterno del campo attivo, essendo le lente
    > diaframmata quel che basta per disporre la
    > componentistica nella corona circolare
    > circostante.
    > La seconda perplessità riguarderebbe il
    > cosidetto minidisplay, termine assolutamente
    > erroneo, perchè solo un sistema di proiezione
    > diretta sulla retina permette di creare
    > un'immagine a fuoco sulla stessa trattandosi di
    > immagine generata praticamente sullo stesso piano
    > del cristallino, e non a caso ho parlato prima di
    > sistema di proiezione anzichè minidisplay. Quesa
    > perplessità mi resta, e le ilustrazioni non
    > aiutano assolutamente a capire. La proiezione
    > deve necessariamente transitare attraverso l'area
    > interna non diaframmata, e posso solo ipotizzare
    > che essa venga generata da micro ma molto micro
    > led disposti nella corona esterna e rifressi
    > sulla retina da altrettanto micro specchietti
    > concavi distribuiti sulla parte interna non
    > diaframmata. Questo comporta riduzione della
    > luminosità del visus base per la parte di
    > superfice occupata dai microspecchietti, e spiega
    > anche la forma qudrangoloide della lente per il
    > corretto angolo di inserimento e per evitare
    > rotazione della
    > stessa.
    > La terza perplessità riguarda
    > l'alimentazione della circuiteria, che non
    > avviene per induzione dall'esterno, almeno pare,
    > e nel caso porrebbe ritengo problemi di integrità
    > fisica del "paziente". Allora potrebbe essere una
    > microbatteria, ultrapiatta e circolare anch'essa,
    > questa si ricaricabile per induzione a lente non
    > indossata; nel caso avrei legittimi dubbi
    > sull'autonomia. Alimentare da radiazione esterna,
    > come nel caso dei chip di riconoscimento
    > impiantati sottopelle negli animali (e spero non
    > nei cristiani), e ipotizzabili per brevi flash e
    > non continuaticamente, sempre per motivi di
    > integrità fisica del paziente. Oppure, la sparo
    > senza convinzione, l'energia è ricavata dal
    > battito palpebre, al quale non riesco ad
    > attribuire altra funzione, manco azionasse una
    > dinamo... Perplessità non
    > risolta.
    >
    > Tutto ciò tralasciando il fatto di quanto sia
    > affidabile, consigliabile, e sopratutto pratico,
    > sistemarsi un simile aggeggio sui nostri delicati
    > preziosissimi
    > occhietti.
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    > Certo le immagini tecniche dell'apparato non
    > aiutano assolutamente a capire di fronte a quale
    > tipo di fantascienza ci troviamo.
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    > Se ho sproloquiato castronerie mi autofustigherò,
    > ma prima gradirei contestazioni da chi ne sa più
    > di me: io ho ragionato in base al principio che
    > le meraviglie tecnologiche possono essere
    > paurosamente spinte, ma la logica è logica, e
    > le leggi fisiche non fanno favori ed eccezioni
    > neppure per Samsung o chi per
    > lei
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    > Modificato dall' autore il 08 aprile 2016 04.31
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    Non hai sproloquiato, anzi quello che hai detto è molto interessante.

    Personalmente non metterei mai sugli occhi un aggeggio del genere.
    non+autenticato
  • E oltre a queste intelligenti considerazioni, la tristezza è che la brevettabilità di un'idea simile significa in sostanza "gne gne ci abbiamo pensato prima noi anche se non sappiamo come costruirla, quidi se qualcun altro più bravo di noi la costruisce prima deve comunque pagarci un monte di royalties gne gne".