Democrazia sotto le lenti

di D. Giorio - Niente foto in cabina elettorale, i cittadini consegnino smartphone e apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini prima del voto. Ma le lenti per la realtà aumentata esistono già in un brevetto

Roma - Dopo una domenica di interessanti letture high tech, iniziare il lunedì con una circolare dell'ufficio elettorale della Prefettura non è il massimo, soprattutto se si tratta di prescrizioni per l'imminente referendum. Ma bisogna pur mangiare, quindi mi immergo nella lettura e, fra i vari adempimenti, mi viene ricordato che per assicurare la libertà e segretezza della espressione del voto nelle consultazioni elettorali e referendarie, il decreto-legge 1° aprile 2008, n. 49, convertito, senza modificazioni, dalla legge 30 maggio 2008, n. 96, all'art. 1, comma 1, ha fatto divieto di introdurre all'interno delle cabine elettorali "telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini".

Ragionevole il principio, dato che le cabine elettorali non sono concepite per i selfie, più complessa l'applicabilità: o facciamo entrare nei seggi soltanto elettori nudi con le braccia alzate, oppure un piccolo dispositivo per fotografare non c'è modo di intercettarlo. Né di sapere se il cellulare che l'elettore consegna (?) è l'unico in suo possesso oppure ne ha altri tre nelle tasche o sotto la gonna. Chissà se il Legislatore aveva in mente le fotocamere in legno di fine '800, con soffietto e lastre di vetro, decisamente meno occultabili.

Ma ciò che dà un sapore ancor più retrò a questa prescrizione è una delle letture del giorno precedente, ovvero la notizia che Samsung ha brevettato delle lenti a contatto in grado di riprendere immagini, collegarsi al Web interfacciandosi con un dispositivo indossabile e proiettando poi direttamente sull'occhio notizie, mail e quant'altro. Certo, al momento è solo un'idea, peraltro analoga a quella dei Google Glass, che sono stati un flop commerciale ed hanno deluso le aspettative dal punto di vista tecnico.
Chi, come il sottoscritto, ha qualche pelo della barba ormai bianco (sui capelli preferisco sorvolare), ricorderà i primi rudimentali palmari degli anni '90, sui quali si poteva prendere appunti con un pennino elettronico, mentre il dispositivo avrebbe dovuto riconoscere la scrittura e trasferire poi i file su un PC, all'epoca rigorosamente desktop, almeno se si voleva un apparecchio realmente utilizzabile a livello professionale. Bill Gates, nel suo La strada che porta al domani, ironizzava su questi dispositivi, che non sono mai stati pratici nell'uso e che avevano richiesto investimenti e risorse senza incontrare il favore del mercato. Vero è che se Microsoft, allora regina incontrastata dei sistemi operativi e delle suite per ufficio, avesse lavorato per interfacciare i propri programmi con questi strumenti, forse la storia dell'informatica sarebbe stata un po' diversa, ma le limitazioni tecniche e le scelte commerciali di allora hanno fatto sì che si dovesse aspettare fino al 2010 per il primo iPad, che è arrivato comunque, con nuove tecnologie, decine di brevetti e funzioni in mobilità impensabili fino a poco prima. Analogamente, già ai tempi di Netscape, c'era l'idea di eliminare l'HD dai computer e spostare programmi e documenti su cloud, ma le connessioni ed i server di allora non l'hanno resa praticabile, e si è dovuto aspettare qualche anno perché storage on line e server virtuali divenissero realmente operativi.

Dunque il flop di un prodotto, perché non ben realizzato o troppo futuribile, non coincide necessariamente col fallimento dell'idea di base. Nel caso dei Google Glass la possibilità di poter camminare per strada e vedere una realtà aumentata, poter ricevere una telefonata senza armeggiare con uno schermo da tenere costantemente in mano, poter registrare colloqui e telefonate, o semplicemente poter riavvolgere il nastro (virtuale) per vedere dove accidenti hai posato le chiavi che avevi in mano un attimo prima, è sicuramente allettante per tanti potenziali acquirenti. Si tratta solo di lasciare maturare un po' le tecnologie, aspettare che arrivi un altro genio del marketing che sappia confezionare un prodotto appetibile ed il successo è assicurato.

Il mio pensiero va allora al 2026 o giù di lì, quando oggetti concettualmente paragonabili alle lenti a contatto di Samsung, ben più discrete di visori inforcati sul naso come i Google Glass, saranno di uso comune come lo smartphone: in caso di incidente con ragione potrò dimostrare che non ho commesso infrazioni, oppure potrò fornire delle immagini alla polizia se vengo scippato, ma sarò anche a mia volta ripreso da centinaia di persone mentre cammino per strada o visito un centro commerciale. Sarò registrato in continuazione, mentre software sempre più sofisticati di riconoscimento, analisi del comportamento e dell'umore valuteranno in continuo il mio stato d'animo, le mie azioni e le mie intenzioni. Anche in cabina elettorale, dove magari potrà svolazzare un drone grande quanto una zanzara.

In una società del genere, sarà ancora possibile parlare di democrazia? Di privacy? Di riservatezza? Già oggi la segretezza del voto non sempre è pienamente garantita, già oggi ci sono sistemi di videosorveglianza ovunque, un qualunque evento è ripreso da decine di telefonini, mentre il GPS del tablet ci segue anche in bagno. Come possiamo immaginare una società dove ogni paio d'occhi diventa un sistema di controllo e di analisi?

Non nego che ci potranno essere degli aspetti positivi, come in tutte le cose, anche a livello di comportamento della gente, che tende ad essere più attenta e corretta quando sa di essere controllata, per poi scatenarsi quando pensa di essere protetta dall'anonimato e dall'impunità. Ma siamo sicuri che i vantaggi supereranno gli svantaggi? Vogliamo davvero vivere in un mondo che incoraggi l'irreprensibilità solo a mezzo della sorveglianza, in un mondo dove l'orwelliano Grande Fratello sembra un dilettante?

Per mia fortuna tra le letture domenicali c'era anche un articolo che mi ha riconciliato col futuro: si parlava di un dispositivo automatico per temere sotto controllo i droni che sconfinino in ambienti da cui dovrebbero stare alla larga. Non perché ce l'abbia con i droni per principio, anzi, mi divertono pure, bensì perché significa che l'ingegno umano non si muove solo in una direzione, ma sviluppa anche sistemi per limitare i danni creati dagli usi che la tecnologia potrebbe incoraggiare.

Ed allora mi immagino la mia votazione del 2026, col sig. Rossi che entra in cabina indossando le sue lenti magiche, ma che in quel momento non riprendono nulla perché lo schermo touch sul quale esprime il suo voto è polarizzato in modo da non consentire le riprese. Oppure mi vedo entrare nella taverna Da Giggi l'Untone sufficientemente schermato da poter dire a mia moglie che ho mangiato macrobiotico.
Cosicché la storica rincorsa della lancia e dello scudo, l'eterna lotta del bene e del male proseguiranno come si sono combattute da secoli, evolute nei mezzi ma invariate nei fini. Si sposteranno nell'ambito digitale e la civiltà andrà avanti nei suoi corsi e ricorsi, nelle sue deviazioni, rincorse, accelerazioni e passi indietro, fino a scoprire quali sono la meta ed il senso di questo viaggio.
Spiace però che la Pubblica Amministrazione resti sempre qualche passo indietro rispetto all'evolversi della società e della tecnologia: mi immagino che mentre il mio seggio elettronico del 2026 sarà protetto da droni e sistemi spia, la circolare sarà di base più o meno la stessa che con poche modifiche arriva ad ogni elezione dal 1946, e raccomanderà ancora di consegnare lo smartphone ed i dagherrotipi.

Diego Giorio
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17 Commenti alla Notizia Democrazia sotto le lenti
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  • Dico io, vado a votare, voto PD mi faccio la foto e poi la mostro e me ne vanto. Mi faccio dare del cretino!

    Dovrebbe essere il buon senso di tutti non passare per idioti mostrando per quale partito d'accatto si è votato, no invece c'è un nuovo tipo di cretino all'orizzonte, il cretino 2.0
    iRoby
    9147
  • , il cretino
    > 2.0

    Il cretino 2.0 e' quello che crede che le tecnologie risolvono i problemi dell'uomo invece ogni cosa nuova crea immancabilmente tutta una nuova serie di altri problemi

    Il cretino 2.0 crede che la tecnologia gli sara' d'aiuto ma anche in questo caso gli andra' tutta a sfavore, di solito va a favore dei potenti e a sfavore dei deboli

    Il cretino 2.0 crede che le tecnologie migliorino la societa' e i rapporti, le societa' piu' avanzate tecnologicamente sono quelle con il tasso piu' alto di suicidi, un americano su due fa uso di psicofarmaci, a forza di interfacciarsi con strumenti elettronici molti giovani non sono piu' in grado di relazionarsi normalmente con altri individui o lo fanno con grande difficolta' mentre per i loro nonni era una cosa del tutto naturale
    non+autenticato
  • La tecnologia è stata inserita all'interno dei bisogni creati dopo la depressione del '29 quando il nipote di Freud andò in USA ad insegnare la psicologia inventata dallo zio.

    Si sono creati dei bisogni finti e la gente corre a comprare perché crede di averne bisogno.

    La tecnologia utile è invece quella per la costituzione della società cibernetica, ossia sgravare l'uomo di tutte quelle attività noiose o pericolose e lasciarlo libero di manifestare se stesso e le proprie virtù.

    Il cellulare o smartphone va preso come strumento di comunicazione interpersonale, e non status-symbol da mostrare e cambiare con quello nuovo ogni anno.
    Lì diventi schiavo di un bisogno, cioè quello di apparire e quindi essere accettato da un società di cretini 2.0

    Sono alcuni dei motivi per cui seleziono attentamente le mie amicizie tra quelli che non hanno il problema di apparire e non ti giudicano in base a come sei vestito e ciò che possiedi. Ma per ciò che sei, hai da dire, insegnare, ciò che sai fare, l'aiuto e il sostegno che puoi dare. E come tale ti apprezzano e sono pronti a ricambiarti.
    iRoby
    9147
  • Referendum sulle trivelle.
    Con tutti i problemi gravi che abbiamo, un Pil al rovescio, una crescita sotto zero, un debito pubblico che trascinerà come una valanga tutti noi nel fango, una classe politica di accattoni incompetenti e venduti, una burocrazia mostrusamente smisurata che frena ogni innovazione e persino il vivere comune, tasse a livelli impossibili da sostenere, pensioni da fame che creeranno eserciti di pensionati in miseria, aziende in fuga, cervelli in fuga e ricerca primaria quasi azzerata, ingresso di milioni di poveri e ignoranti (grazie a politici incapaci e corrotti che hanno scatenato queste migrazioni), aziende piccole e grandi che chiudono una dopo l'altra, scuola allo sbando, strade bucherellate che fanno decine di morti e centinaia di feriti (oltre che a rallentare la circolazione e quindi l'economia), ecc.
    Con tutto questo ci occupiamo di trivelle con un referendum che ci costa un patrimonio.
    E con quale veemenza le fazioni si e le fazioni no si scannano.
    Davvero ci meritiamo di essere presi per i fondelli in questo modo?
    Siamo davvero così ciechi e ottusi?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Toni

    > Con tutto questo ci occupiamo di trivelle con un
    > referendum che ci costa un
    > patrimonio.

    Ci costa perche' l'accorpamento con le amministrative non sarebbe convenuto a questo governo in combutta coi petrolieri.

    > E con quale veemenza le fazioni si e le fazioni
    > no si
    > scannano.
    > Davvero ci meritiamo di essere presi per i
    > fondelli in questo
    > modo?
    > Siamo davvero così ciechi e ottusi?

    Vai a votare SI, cosi' farai arrivare al governo un importante segnale.

    Se invece il tuo segnale e' il menefreghismo, allora ti sta bene che il ministro infili degli ementamenti ad personam nei progetti di legge, da far votare notte tempo e subito dopo telefoni all'amichetto per tranquillizzarlo sui suoi unti affari.
  • Questo referendum mi puzza. I punti da prendere in considerazione sono due:
    1) Non si vieta la trivellazione in mare, ma solo in una fascia protetta di circa 20km (fai il conto delle miglia marine).
       Però a meno che un giacimento non sia esattamente al centro di questa fascia può essere raggiunto con una trivellazione orizzontale.
    2) Una concessione petrolifera è un contratto. La società fa una valutazione del giacimento, decide quanto ne può ricavare sul lungo periodo, quanto vuole investire e poi chiede la concessione. Se lo stato dopo anni cambia le carte in tavola l'azienda, che aveva investito tot, ci perde. Puoi trovare tutte le belle motivazioni che vuoi, ma è contro la legge internazionale.

    Secondo me alla fine sarà una grande fregatura. Si chiudono i giacimenti quando il prezzo del petrolio è basso. Si pagano i danni alle aziende petrolifere e dopo un pò di anni si danno nuove concessioni sul confine della fascia protetta e si riprende a sfruttare i giacimenti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Toni
    > Referendum sulle trivelle.
    > Con tutti i problemi gravi che abbiamo, un Pil al
    > rovescio, una crescita sotto zero, un debito
    > pubblico che trascinerà come una valanga tutti
    > noi nel fango, una classe politica di accattoni
    > incompetenti e venduti, una burocrazia
    > mostrusamente smisurata che frena ogni
    > innovazione e persino il vivere comune, tasse a
    > livelli impossibili da sostenere, pensioni da
    > fame che creeranno eserciti di pensionati in
    > miseria, aziende in fuga, cervelli in fuga e
    > ricerca primaria quasi azzerata, ingresso di
    > milioni di poveri e ignoranti (grazie a politici
    > incapaci e corrotti che hanno scatenato queste
    > migrazioni), aziende piccole e grandi che
    > chiudono una dopo l'altra, scuola allo sbando,
    > strade bucherellate che fanno decine di morti e
    > centinaia di feriti (oltre che a rallentare la
    > circolazione e quindi l'economia),
    > ecc.
    > Con tutto questo ci occupiamo di trivelle con un
    > referendum che ci costa un
    > patrimonio.
    > E con quale veemenza le fazioni si e le fazioni
    > no si
    > scannano.
    > Davvero ci meritiamo di essere presi per i
    > fondelli in questo
    > modo?
    > Siamo davvero così ciechi e ottusi?

    Io direi che con il benaltrismo, non si va da nessuna parte. Con questa storia del "c'è ben altro di cui pensare", non si affrontano mai i vari problemi di questo paese.
  • Che commenti superficiali e anche un po' insensati.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Omino Blu
    > Che commenti superficiali e anche un po'
    > insensati.

    Il mio ? PErchè ?
  • Non voglio prendere le posizioni di nessuno, ma a fronte di una denuncia abbastanza particolareggiata (per un forum) fatta dall'utente Toni, la risposta è stata una striminzita generalizzazione, non solo tua ma anche di panda rossa.
    Che non tocca il problema sollevato, e cioè la manipolazione cui siamo sottoposti, con l'appoggio dei media amplificatori.
    Perché non ci sono stati referendum (o azioni precise con relazione continua sui risultati) sulle cose menzionate (e molte altre non menzionate) che hanno una importanza IMMEDIATA per il benessere dei cittadini?
    Certo che le trivelle sono importanti, ma rispetto agli altri problemi sono SECONDARIE.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Omino Blu
    > Perché non ci sono stati referendum (o azioni
    > precise con relazione continua sui risultati)
    > sulle cose menzionate (e molte altre non
    > menzionate) che hanno una importanza IMMEDIATA
    > per il benessere dei
    > cittadini?

    Riguardo al Referendum il motivo è semplicemente che su tantissimi argomenti non è possibile indire referendum.
    Per cui alla fine passano i referendum solo su argomenti di contorno.
    non+autenticato
  • Senza dimenticare poi tutti i referendum passati che sono stati bellamente ignorati dai nostri politici.
    Tanto per dirne due:
    - finanziamento pubblico ai partiti
    - abolizione di vari ministeri
    non+autenticato
  • Da qualche parte bisogna iniziare.
    Iniziamo con le trivelle
    E poi visto che siamo su punto informatico con l'abolizione obbligatiria del software closed nella pubblica amministrazione
    non+autenticato
  • E' chiaro che viviamo in un mondo repressivo.
    E lo stato in cui vivo ha 150.000+ leggi e regolamenti a dimostrarlo.
    Il numero di leggi è inversamente proporzionale alla civiltà degli abitanti, come dovrebbe essere ovvio a chiunque (ma non lo è).
    Francia circa 7.000, Germania circa 5.000, Inghilterra circa 3.000, purtroppo tutte in fortissimo e velocissimo aumento.
    Reprimere conviene, educare assolutamente no.
    E forse è meglio così, se educare significa appiattire ogni individuo a un comportamento standardizzato, come in parte è nel mondo "industrializzato", specialmente nordico e anglosassone.
    Infine non esiste democrazia e non esiste privacy: sono entrambi specchietti per allodole-cittadini superficiali, che senza rendersene conto si fanno manipolare da chiunque ne abbia l'intenzione e la capacità.
    Un esempio? (solo un esempio....)
    I partiti politici.
    Non basta il partito dello stare meglio tutti?
    No, ci vogliono i partiti di destra, centro, sinistra, centrodestra, centrosinistra. estrema destra, estrema sinistra, i democratici, i repubblicani, i laburisti, i conservatori, i......
    E tutti, come nell'infanzia, a tenere per il partito del cuore, tutti contro tutti.
    Basta con Marx.
    Iniziamo a cooperare e a toglierci dai piedi quei malati di menti che governano stati e aziende, e i loro burocrati altrettanti malati, o forse di più.
    Siamo governati da malati di mente, e il risultato lo vediamo in ogni cosa e in come stiamo distruggendo il pianeta.
    Gente, non basta l'evidenza?
    non+autenticato
  • La cosa impotante e' andare a votare.
    Soprattutto andare a votare a questo referendum, visto che il governo, prima ha deciso di buttare via soldi per non accorparlo con le prossime amministrative, poi consiglia apertamente l'astensione.

    Per cui andiamo tutti a votare, in modo che questo governo che nessuno ha eletto capisca il significato della parola DEMOCRAZIA.

    Poi, se uno vuole pure farsi il selfie mentre vota, sono solo affaracci suoi.
  • - Scritto da: panda rossa
    > La cosa impotante e' andare a votare. [...]

    Sono d'accordo sull'andare a votare.

    > Per cui andiamo tutti a votare, in modo che
    > questo governo che nessuno ha eletto [...]

    Nessuno ha mai eletto nessun governo in Italia, almeno dal 1946 ad oggi. Al massimo, sono stati eletti dei parlamenti (anche con metodi discutibili, tipo l'attuale), mai governi. Nei 70 di Repubblica Italiana, ci sono stati 63 (!) governi diversi, nessuno eletto.

    > Poi, se uno vuole pure farsi il selfie mentre
    > vota, sono solo affaracci suoi.

    Sì, come no. Compravendita del voto? Voto obbligato sotto minaccia? Ma in quale mondo vivi?
    non+autenticato
  • Per l'acqua fu uguale, siamo andati tutti al referendum per l'acqua pubblica.

    Come è finita?
    iRoby
    9147