Luca Annunziata

Netflix cresce, ma non troppo

I risultati della trimestrale sono lusinghieri, ma non altrettanto le previsioni. Ma lo streaming Ŕ e resterÓ il futuro dell'intrattenimento

Roma - Un risultato record per numero di iscritti in soli tre mesi, ma per il mercato non pare abbastanza: nello scorso trimestre Netflix ha messo assieme oltre 6,74 milioni di nuovi abbonati raggiungendo la cifra significativa di 81 milioni di utenti che pagano per il suo catalogo, e punta a sfondare il muro del 100 milioni nel 2017. Wall Street però non pare impressionata, forse a causa di una previsione per la primavera che non è altrettanto lusinghiera.

Il risultato di questo trimestre è frutto dello sbarco di Netflix in 130 paesi: di fatto ora l'azienda che un tempo noleggiava DVD è presente in tutto il mondo, e ciò ha permesso di superare il già ottimo risultato ottenuto lo scorso anno e le previsioni degli analisti che avevano fissato l'asticella a 6 milioni. Non andrà altrettanto bene nel prosieguo, poiché nel trimestre appena iniziato solo un anno fa si era consumato il debutto in Australia e Nuova Zelanda dove Netflix aveva riscosso molto successo: per la primavera l'azienda di Los Gatos ha fissato l'obiettivo a 2 milioni, mentre le cifre attese dal mercato superano i 3,45 milioni di nuovi abbonati.

Nel complesso il quadro che riguarda il servizio di streaming cinematografico è di complessa lettura: da un lato c'è l'intenzione di allargarsi sempre di più all'estero, mercato che al momento vale il 42 per cento del totale degli utenti e che cresce in modo decisamente più sostenuto di quanto non faccia quello statunitense, dall'altro un investimento costante in nuovi contenuti da proporre in visione sul mercato nazionale e internazionale. Nell'anno corrente la spesa per l'acquisizione dei diritti salirà fino a 6 miliardi di dollari, e poi ci sono le serie di successo interamente prodotto e messe in visione direttamente su Netflix: House of Cards, Daredevil, Jessica Jones, The Unbreakable Jimmy Schmidt e prossimamente altri titoli originali.
Da questo punto di vista, la missione di Netflix sembra accomunata a quella di altri servizi analoghi: anche Amazon sta investendo parecchio sulla creazione di materiale originale per la sua piattaforma, che ora prevede finalmente anche un meccanismo di abbonamento mensile analogo a quello di Netflix (in Italia, Prime non comprende ancora film e serie) e che pure ha prodotto contenuti premiati da critica e pubblico, e questo successo sta attirando l'interesse di altri player del settore che non vogliono rischiare di restare tagliati fuori da un business che potrebbe farsi lucrativo (Apple e Google su tutti).

Questi e altri fattori influiscono sulla crescita di Netflix e dei suoi diretti concorrenti. In più, nel quadro dell'azienda californiana va aggiunta la sua personale crociata contro i servizi VPN e in generale tutto quanto finisca per consentire di aggirare le restrizioni geografiche che impone. Secondo il CEO la recente stretta operata sugli IP di questi servizi ha generato un po' di clamore da parte di una ristretta minoranza di utenti rumorosi, ma non ha prodotto quella ricaduta in termini di abbonamenti rescissi che qualcuno aveva paventato. Di sicuro, si tratta di un tema di cui riparleremo: l'abbattimento delle restrizioni geografiche pare una priorità anche per Netflix.

Luca Annunziata