Gabriele Niola

WebTheatre/ Non Ŕ un bel momento per fare webserie

di G. Niola - La TV continua il saccheggio dei talenti, le piattaforme non pagano abbastanza. Quotidiani come mecenati? Le loro promesse di visibilitÓ non sono in linea con i propri target

Roma - Dopo il Corriere della Sera e La Repubblica ora anche La Stampa inizia a distribuire webserie e lo fa con Su Marte non c'è il mare, webserie di Luca Laugelli.
Il Corriere punta sulle inchieste, sulla satira o sul profilo alto di Una mamma imperfetta, La Repubblica sulla comicità e La Stampa invece sembra aver scelto la strada meno tipica di internet e più generalista, con una webserie da circa 20 minuti a puntata poco calibrata su tempi e standard della rete e molto pensata per somigliare a prodotti di tv e cinema.

Su Marte non c'è il mare

Lo abbiamo detto molte volte, questa dei giornali che si fanno distributori di webserie è una realtà particolare tipica del nostro paese. Soggetti che non hanno mai avuto nulla a che vedere con l'audiovisivo, grazie ad internet lentamente stanno mutando, aprendosi a tutti i costi a contenuti "televisivi". I grandi colossi lo fanno con firme importanti e spostamenti di mezzi seri, ma al calare di grandezza gli altri giornali lo fanno con firme sempre meno prestigiose (cioè quelle che hanno) e valori produttivi sempre più ridicoli. Questo vale anche per le acquisizioni esterne come le webserie (per quanto non sempre siano effettivamente pagate).

La Stampa sta scegliendo un formato ibrido, non essendo né piccolo come un giornale a diffusione regionale né grande come uno i maggiori del paese. Sostanzialmente in affanno nell'inseguire sia i due colossi della carta (Corriere e Repubblica) sia quelli della rete (Il fatto quotidiano e Fanpage), è in rincorsa su ogni fronte, cosa anche testimoniata dal ritardo con cui arriva nel territorio della webserialità.
Eppure è difficile non pensare come l'impressione che si ha dalle mosse dei media player nei giornali sia quella di un posizionamento a tutti i costi. Importa fare, più che fare con criterio. Mentre se le testate dedicano grande impegno al posizionarsi politicamente, al taglio da dare ai propri articoli, alla maniera in cui si differenziano dai rivali nel dare rilevanza alle notizie, non lo fanno quando si tratta di aprirsi all'audiovisivo.
I format che realizzano internamente, come anche quelli che acquisiscono, non sembrano sempre essere in armonia con le altre scelte o con le idee o i valori già attribuibili al loro brand. Questa scelta è principalmente quel che rende queste webserie perdenti su quelle piattaforme, un'avventatezza che mira tappare dei buchi più che a soddisfare un pubblico preciso (che non è ben chiaro se desideri davvero quel tipo di prodotto).

Se la webserialità già è ampiamente saccheggiata dalla televisione, che ne prende i talenti migliori offrendo loro quel che la rete non può dare (i soldi), impoverendo lo scenario ogniqualvolta si arricchisce di un nuovo nome promettente, i media player delle principali testate li mandano invece a morire, a scontrarsi contro pareti in cemento armato fatte di promesse di click e di una visibilità che non mai davvero tale, nonostante i posizionamenti in home page. Perché semplicemente il loro pubblico non si trova lì.

Comunque vada, sembra che al momento non sia un periodo fantastico per essere autori di webserie in rete. YouTube non paga a sufficienza, i giornali non forniscono né soldi né visibilità vera ma solo un teorico prestigio, e i migliori hanno già lasciato la piattaforma per altri media in cui girano i soldi. Quella che è stata una florida stagione di serialità online anche in Italia si avvia sempre di più verso il tramonto.

SU MARTE NON C'╚ IL MARE - EP. 1


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