Tecnologia di Neanderthal?

di D. Giorio - Robot servizievoli e prostrati per assolvere ai bisogni umani, anche quello dell'autostima. Da Asimov alla ricerca robotica cinese, passando per il marketing

Roma - Č sempre con piacere che leggo i Buongiorno di Massimo Gramellini su La Stampa, piacevole inizio di giornata con i suoi commenti pungenti, attuali, pieni di acume e di buon senso. Però è impossibile essere sempre d'accordo al cento per cento con un'altra persona, ed il pezzo La robot delle caverne, pubblicato qualche tempo fa, mi sembra si concentri sull'aspetto più banale e scontato, e non colga invece la brillante strategia che sottende l'evento. Un po' come se avessero indicato la luna e si fosse realizzato, pur con qualità ed ironia, un pezzo sul dito.

Il team di scienziati che con gran dispendio di denaro e di cervelli ha costruito un automa che, nelle sembianze di una graziosa ragazza cinese, si presenta dicendo "Sì mio Signore cosa posso fare per te?" non è il frutto di un pensiero dell'età delle caverne, ma il risultato di una strategia marketing sofisticata quanto l'hardware.


Lasciamo da parte il fatto che la voglia di prevaricare e di avere dei servi sottomessi non è solo maschile, per cui un team di scienziate avrebbe raggiunto lo stesso risultato, anche se magari speculare. Lasciamo anche da parte il fatto che la schiavitù e la prevaricazione non sono fenomeni dell'età della pietra, ma si manifestano in tempi molto più recenti, come possono testimoniare i neri che negli anni '60 hanno partecipato alle proteste razziali in America, o come possono lamentare oggi i raccoglitori di pomodori nelle campagne del Sud o i lavoratori cinesi nella fabbriche di Prato.
La paura della tecnologia è abbastanza naturale: Isaac Asimov, in uno dei suoi racconti del ciclo del robot, Circolo vizioso, racconta di due persone che vivono in un'epoca in cui i robot intelligenti ed antropomorfi sono ormai comuni ma, trovatisi in difficoltà, riescono a salvarsi riattivando due vecchi modelli. Uno dei due protagonisti si stupisce di sentirsi chiamare "padrone" e l'altro gli spiega che i primi robot erano visti con molta diffidenza, pertanto i progettisti il programmavano in modo da apparire completamente sottomessi e servili, onde far superare questa paura istintiva. Che è poi l'atavico timore del nuovo, del diverso, dello straniero.

Oggi gli aspirapolvere oppure i tosaerba robotici sono poco più che giocattoli e soprattutto svolgono una funzione molto specializzata, in forme non antropomorfe, ma non fatico ad immaginarmi un futuro in cui un robot intelligente e morfologicamente simile all'uomo sarà in grado di replicare la maggior parte delle funzioni oggi svolte da un giardiniere o da un addetto alle pulizie. La tecnologia odierna rende paradossalmente più facile mandare una sonda su Marte che non realizzare una macchina in grado di muoversi per casa, afferrare uno strofinaccio oppure un piumino levapolvere e decidere autonomamente la forza da applicare per lavare un pavimento oppure per spolverare un vaso in cristallo. Ma la scienza evolve in fretta, le tecnologie fanno balzi da gigante ad ogni decennio e quindi, se non riuscirò a vederlo io, non credo che ci vorranno molte generazioni per arrivare ad automi di questo tipo. Già ci sono prototipi di robot-badanti per anziani e disabili, con l'Italia in prima linea nella ricerca. Come verranno accolti e quali saranno le conseguenze sulla società è difficile immaginarlo, ma certamente sarà un impatto di grande portata, come lo è stato il Web, la mail, il telefono cellulare prima e gli smartphone poi.

Pensiamo allora a cosa avverrebbe se il robot si presentasse in tutta la sua sapienza (e saccenza) che può esprimere attraverso un cervello sofisticato e connesso con tutto lo scibile contenuto in Rete ed elaborato. Pensiamo ad un robot che, appena acceso, anziché mettersi a disposizione cominciasse a guardarsi intorno e notare che i piatti non sono stati riposti, che il colore delle tende non è di tendenza e non si intona con la federa del divano, ad osservare che il nostro indice di massa corporea non è adeguato, per cui gli spaghetti alle vongole devono essere sostituiti con due foglie di insalata ed un gambo di sedano, che... Per queste cose basta la moglie, non è il caso di comprare un automa per sentirsele dire.

Un robot del genere sarebbe un flop commerciale annunciato, perché gli oggetti che compriamo devono appagare il nostro ego, farci sentire importanti, intelligenti, realizzati. Il Rolex non si compra per leggere l'ora, ma per far vedere quanto siamo ricchi ed eleganti, un consiglio non si chiede perché realmente ci interessa, ma per sentirsi dire che abbiamo ragione, un robot-maggiordomo non lo si compra solo perché tolga la polvere, ma anche perché ci faccia sentire brillanti, geniali, pieni di autorità e di saggezza.
Credo quindi che il robot servizievole, sottomesso, interamente votato ad eseguire gli ordini di padroni umani spesso impazienti e arroganti non sia frutto di una mentalità da età della pietra, ma sia un'intelligente strategia commerciale per fare accettare, anzi, per far desiderare, di avere in casa un insieme di plastica, metallo e silicio in forme umane che ci solleva dalle incombenze più noiose, ci assiste se siamo ammalati - magari con più dedizione e pazienza di quanto possono fare gli impegnatissimi familiari - e soprattutto non ci critica, non ci fa rilevare i nostri difetti, sopporta con pazienza cibernetica i nostri errori e cambi di umore. Come oggi sembra più facile ed appagante avere una vita sociale attraverso Facebook che non in un incontro personale, perché possiamo selezionare i post, dedicare attenzione solo se ci fa comodo, eliminare chi ci dà fastidio, magari solo perché non è d'accordo con noi o perché aveva perfettamente ragione nel farci notare un nostro errore.

Insomma, la tecnologia ci farà sentire sempre più importanti e stimati, almeno fino a quando non ritorneremo per un momento alla realtà della vita quotidiana umana, e ci accorgeremo con sgomento di quello che siamo diventati, della sopravvenuta incapacità di tessere rapporti interpersonali, col nostro isolamento tecnologico e con la possibilità di sfogare su un robot le nostre frustrazioni, il nostro istinto a predominare, ad avere sempre ragione, ad essere amati e serviti senza dover ricambiare. Ed a questo punto ci ricorderemo (spero) di un'altra bella prerogativa dei robot: si possono spegnere!

Diego Giorio
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