India e USA, iPhone accessibili?

Il ministro per le comunicazioni indiano dichiara che il paese ha sviluppato un sistema per superare le protezioni crittografiche dei melafonini. Gli States, nel frattempo, hanno continuato a sbloccare terminali

Roma - Dopo il caso dell'iPhone 5c bucato dall'FBI senza l'aiuto di Apple, grazie ad uno strumento fatto sviluppare dal Bureau investigativo statunitense, costato tra l'altro ai contribuenti la mirabolante cifra di 1,3 milioni di dollari, la necessità di accedere a terminali Apple bloccati si fa sentire in diversi paesi del mondo, e anche in Italia, nel quadro delle indagini in materia di terrorismo internazionale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a cui sta lavorando la Procura di Bari. Le istituzioni indiane, però, sostengono di aver trovato una soluzione.

Ravi Shankar Prasad, ministro per le comunicazioni e l'IT, ha annunciato l'esistenza di un tool in grado di superare la protezione degli smartphone presenti sul mercato, iPhone compreso.
Secondo quanto pubblicato dal New Indian Express, il ministro non ha rivelato dettagli sul funzionamento dello strumento sviluppato dalle agenzie governative dell'India.

Non è la prima volta che la grande nazione asiatica si trova al centro del dibattito su privacy e sicurezza. Già nel 2008 il governo aveva fatto sviluppare autonomamente uno strumento in grado di superare le protezioni offerte da Blackberry. Dopo un annoso braccio di ferro tra l'azienda canadese ed il governo indiano, RIM aveva persino reso possibile l'intercettazione delle email da parte delle forze dell'ordine indiane. Nel 2015, poi, il governo indiano ha ben pensato di rendere obbligatorio l'uso di algoritmi crittografici elaborati dallo stato, delineando un vero e proprio controllo di massa.
Le dichiarazioni delle autorità indiane giungono a ridosso di un nuovo caso di accesso ai dati di un iPhone. Si tratta del caso dell'omicidio nel quale Michael Jace, attore della serie TV Shield, è accusato di aver ucciso la moglie. In base a quanto riportato dal Los Angeles Times, che ha avuto accesso ai documenti del tribunale, la polizia è riuscita a sbloccare un iPhone 5S grazie ad un esperto forense capace di eludere le protezioni del cellulare.
Come per il precedente caso dell'FBI, non ci sono notizie su chi e come sia riuscito ad accedere al terminale Apple. Un'indiscrezione trapelata lascia intendere come l'approccio del dipartimento di polizia di Los Angeles sia stato molto simile a quella del Bureau federale. Pare sia stata coinvolta un'organizzazione esterna alla quale sarebbe stata pagata una salatissima parcella di 1 milione di dollari.

L'aspetto interessante della notizia, tuttavia, è che l'intera vicenda pare essersi svolta nello stesso momento in cui avveniva il braccio di ferro tra Apple e l'FBI, per la vicenda di San Bernardino. In pratica, la polizia di Los Angeles era potenzialmente in grado di effettuare ciò che l'FBI cercava di imporre ad Apple, nonostante le riluttanze dell'azienda di Cupertino. L'affaire di San Bernardino si è conclusa alla fine di marzo, quando i federali hanno acquistato uno strumento da parte di terzi per bypassare la sicurezza dello smartphone. Ma il dibattito non è certo chiuso: le aziende tecnologiche continuano a sostenere che il superamento delle protezioni crittografiche lede la privacy dei proprietari dei dispositivi; le forze dell'ordine, dal canto loro, continuano a replicare a tali accuse sostenendo che la crittografia ostacoli la loro capacità di accedere ai dati in indagini penali.

Thomas Zaffino
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