Alfonso Maruccia

Cina, il Mondo Nuovo della propaganda social

Uno studio americano svela il lato operativo della propaganda pro-dittatura di Pechino, un'operazione condotta su larga scala che costa poco e ottiene risultati efficaci. Basta distrarre il popolo social, come insegna Huxley

Roma - I ricercatori dell'Università di Harvard hanno pubblicato un nuovo studio sulla propaganda cinese, un lavoro che evidenzia come la strategia preferita da Pechino sia basata sulla distrazione, piuttosto che sulla censura delle critiche o degli argomenti controversi.

Il governo cinese ha messo a libro paga almeno 2 milioni di utenti della rete, denunciano i ricercatori americani, con l'obiettivo specifico di inventarsi circa 488 milioni di messaggi all'anno da pubblicare sui social network più popolari nel paese asiatico.

Diversamente da quanto è stato fin qui ipotizzato, sostiene lo studio, la strategia del regime cinese non prevede il dibattito con gli scettici, la discussione delle questioni problematiche o men che meno la cancellazione forzosa dei post: piuttosto, il pubblico social cinese viene distratto con esaltazioni patriottiche, commenti sulla storia rivoluzionaria del partito comunista e su altri "simboli" del regime.
La notizia - adeguatamente ripresa anche dai media di Hong Kong - identifica gli autori della social truffa di stato come il "partito dei 50 centesimi", riferimento preciso al pagamento versato dalle autorità per un singolo post. Il "partito" non lavora a tempo pieno, ed è formato da impiegati di agenzie statali che arrotondano lo stipendio con un post patriottico di tanto in tanto.

La strategia della propaganda social non è esattamente una novità, in Cina come nel resto del mondo, ma nel caso del nuovo studio si basa sull'esame di più di 2mila email riservate scovate all'interno dei sistemi di un ufficio per la propaganda di Ganzhou, nella provincia di Jiangxi. Piuttosto che al 1984 di George Orwell, insomma, il regime comunista cinese assomiglia a qualcosa di più vicino al Mondo Nuovo di Aldous Huxley - almeno per quanto riguarda i post social.

Alfonso Maruccia
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