Toyota, Ŕ tempo di Uber

Il produttore nipponico investe nella societÓ statunitense per entrare nel mercato dei servizi di mobilitÓ di nuova generazione. Anche Volkswagen investe, scegliendo l'israeliana Gett

Roma - Il clima è caldo, anzi arroventato. Lo scenario è quello degli accordi commerciali tra i colossi mondiali dell'auto e le società che forniscono servizi di car sharing, ride sharing et similia. Ed è in questo contesto che anche Toyota dice la sua, firmando un protocollo d'intesa con l'americana Uber che prevede l'acquisizione di una quota di capitale della società d'oltreoceano e la possibilità per il brand asiatico di vendere macchine con contratti di leasing, che l'utenza potrà pagare con i proventi derivanti dall'esercizio di suddetti servizi di mobilità.

Toyota Uber

D'altronde, dopo gli accordi tra GM e Lyft per 500 milioni di dollari e dopo i nuovi accordi stipulati tra la tedesca Volkswagen e l'israeliana Gett per 300 milioni di dollari, la decisione del produttore giapponese non è sorprendente. E non sono soltanto le aziende dell'auto a subire il fascino di questo nuovo settore commerciale destinato, secondo gli analisti, a diventare nevralgico e strategico nei prossimi dieci anni. Anche Apple ha aguzzato la vista e individuato il suo partner ideale: è di questi giorni la notizia che Cupertino è pronta ad investire ben 1 miliardo di dollari nella asiatica Didi Chuxing, principale concorrente cinese di Uber.

Ma perché questo accanimento e questo interesse così smodato? Perché essenzialmente la mobilità alternativa rappresenta oramai il tempio sacro in cui tutti vogliono mettere piede, un affare da miliardi di dollari che promette utili certi, a gettito costante e a lungo termine. Alan Baum, analista americano indipendente, lo conferma: in questi servizi le case automobilistiche intravedono una minaccia ma anche un'opportunità. Vendere un'auto ad un cliente e poi non vederlo più per anni può diventare un problema, e sfruttare queste nuove modalità di erogazione di servizi può rappresentare la soluzione.
Anche Shigeki Tomoyama, senior manager di Toyota, è stato chiaro a riguardo: "il ride sharing offre un grande potenziale per delineare la mobilità del futuro: grazie alla collaborazione con Uber vogliamo esplorare nuove modalità per erogare servizi sicuri, convenienti e attraenti per i nostri clienti". Non meno esplicite, le dichiarazioni di Matthias MŘller, numero uno del gruppo Volkswagen, secondo cui le case automobilistiche in futuro non venderanno solo veicoli, ma servizi di trasporto, complice anche l'attesa diffusione delle auto senza conducente. Al di là della sua leadership nel business automobilistico, il gruppo tedesco conta di diventare uno dei più importanti fornitori di servizi di mobilità entro il 2025.

Luca Barbieri

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