Alfonso Maruccia

Ambiente, i gas serra stoccati nel sottosuolo

I ricercatori trovano il modo di imbrigliare uno dei principali gas serra nel sottosuolo, un modo potenzialmente rivoluzionario per contribuire all'abbassamento delle temperature globali. Le variabili in gioco sono per˛ molte

Roma - Una nuova tecnica promette una soluzione "pulita" e in tempi rapidi dei problemi connessi al riscaldamento globale, un modo per liberarsi dei gas serra imprigionandoli in composti rocciosi. Il progetto pilota ha ottenuto risultati positivi ma un modello generale non esiste: occorrerà procedere caso per caso a seconda della composizione del sottosuolo.

La ricerca riguarda un progetto condotto in Islanda a partire dal 2012, nei pressi dell'impianto energetico geotermale di Hellisheidi: lavorando nell'abito del progetto CarbFix, i ricercatori hanno catturato le emissioni di biossido di carbonio (CO2) dell'impianto dissolvendole in acqua, pompando poi il tutto nei sedimenti di roccia vulcanica (basalto).

La CO2 si è così trasformata in minerale sotto forma di calcite, e nei due anni del progetto i ricercatori hanno provato a convertire 250 tonnellate di biossido di carbonio in solida roccia presente a 4.000 metri nel sottosuolo: il 95 per cento del gas si è solidificato nel giro di soli 24 mesi.
La cattura e la solidificazione di CO2 è uno scenario studiato da tempo per la lotta al riscaldamento globale, e la possibilità di convertire velocemente il gas serra in composti minerali è a dir poco allettante visti i rischi che il Pianeta corre nel prossimo futuro.

Un approccio come quello di Hellisheidi non può però essere una soluzione "globale", visto che la possibilità di solidificare i gas serra dipende in larga misura dalla composizione del sottosuolo. Nel caso occorrerà un approccio multi-tecnica, avvertono i ricercatori.

Alfonso Maruccia
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