Gabriele Niola

WebTheatre/ Facebook, il video ha i numeri

di G. Niola - Il social network è pronto al grande balzo della monetizzazione a favore degli utenti: le premesse per diventare un polo di attrazione per l'intrattenimento video sono già state gettate

Roma - Che ci siano numeri impressionanti da fare su Facebook con i video ormai lo hanno capito tutti, tanto che, specie in Italia, chi sa di non avere speranze di monetizzazione seria da YouTube si butta direttamente sul social network, preferisce cioè caricare i propri video su una piattaforma che non li rispetta per niente (non ha diversi livelli di qualità d'immagine, non permette la ricerca, né una modalità comoda per sfogliarli tutti, non consente personalizzazioni...) ma che almeno ha il massimo della visibilità che si può chiedere.

È da questa base che Facebook sembra ora voler partire con una nuova serie di iniziative che lo avvicinano a YouTube, almeno in tutti quegli aspetti che più contano. Facebook infatti da poco ha inaugurato il suo strumento per la gestione dei diritti, chiamato Rights Manager, cioè l'equivalente di Content ID di YouTube, una tecnologia che consente di creare un'impronta digitale di ogni video caricato, in modo che qualora qualcun altro dovesse scaricarlo e ricaricarlo sulla propria bacheca Facebook lo possa individuare e fermare.
Rights Manager non è ancora disponibile a tutti ma solo alle pagine che più lavorano sul versante video (Jukin Media ad esempio), tuttavia è evidente che diventa cruciale nel momento in cui il grande social network sarà pronto con il secondo passo.

Facebook ha infatti da tempo spiegato come abbia intenzione di passare ad un sistema di monetizzazione dei video. Non è stato fatto nessun annuncio chiaro in merito ma Zuckerberg stesso ha detto che intende fare in modo che i creatori possano guadagnare abbastanza da mantenersi pubblicando video su Facebook. A questo punto il Rights Manager per tutti sarà indispensabile.
Stiamo parlando di una piattaforma che è in grado di far fare ai video anche decine di milioni di visualizzazioni in una giornata, nei casi migliori, ma anche di una in cui almeno l'85 per cento delle visualizzazioni avviene a volume spento. Questo significa che la maggior parte delle view conteggiate in basso su ogni video sono l'autoplay che fa partire il video senza volume: non propriamente il massimo, né un dato realmente concorrenziale con YouTube.
Lo stesso le possibilità di miglioramento sono molto ampie se si considera quanto i video YouTube ad ora dipendano dalla loro veicolazione proprio su Facebook, e quanto Facebook possa fare (ed abbia già fatto) per modificare il proprio algoritmo in modo da dare più spazio e più visibilità ai propri video.
Rimane il fatto che rispetto a YouTube la veicolazione di video su Facebook è un passo in avanti per l'1 per cento dei più noti e visti e uno indietro per tutti gli altri. Mancando di un'indicizzazione seria, di un archivio e di una possibilità di scoperta che non venga dai suggerimenti dei propri contatti o dall'algoritmo di Facebook stesso (che comunque predilige i post già di successo) è evidente come sul social di Zuckerberg sia svantaggiata la scoperta e avvantaggiata la proposizione di contenuti "di sicuro successo", ovvero il mainstream della rete.

Di certo però Facebook ha investito con più coraggio su forme alternative di video, in primis la diretta, che lentamente sta conquistando posizioni e un senso. Un giorno qualcuno capirà davvero quale sia il suo utilizzo migliore e decollerà.
Come anche ovviamente i video a 360 gradi che, pur non potendo vantare chissà che quantità (per ovvie ragioni tecniche), hanno raggiunto visualizzazioni clamorose come testimoniano i casi della sigla di Il trono di spade a 360 gradi ma anche quello molto più terra terra della tempesta di neve a Times Square.

360° TOUR OF TIMES SQUARE DURING WINTER STORM


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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