Alfonso Maruccia

USA, social network denunciati per terrorismo

Il padre di una delle vittime degli attentati di Parigi chiama alla sbarra i colossi di Rete per la loro presunta corresponsabilità nella propaganda ISIS

Roma - Reynaldo Gonzalez è il padre di Nohemi Gonzalez, ventitreenne californiana che si trovava in Francia per motivi di studio quando è finita vittima degli attentati dell'ISIS assieme ad altre 129 persone: ora Gonzalez padre ha preso di mira i colossi telematici, a suo dire responsabili di "connivenza" con il sedicente stato islamico, la sua propaganda e le sue azioni sul campo da essa ispirate. L'uomo ha denunciato Facebook, Twitter e Google poiché le tre aziende avrebbero "consapevolmente" aiutato l'ISIS, permettendo ai fanatici islamisti di reclutare nuovi terroristi, diffondere i loro proclami online e persino di trarre profitto dai suddetti proclami attraverso il programma di advertising della piattaforma YouTube.

Non è la prima volta che le corporation telematiche vengono chiamate direttamente in causa per le attività "social" dell'ISIS, visto che già nel gennaio scorso la vedova di una vittima del terrorismo si è scagliata contro Twitter per la sua presunta azione di "supporto" alla presenza online dello stato islamico.

È però un fatto che Twitter si è in questi mesi distinta per la sua azione di contrasto alla propaganda pro-terrorismo, con chiusure a tappeto degli account riconducibili a ISIS o anche con la collaborazione delle forze di polizia europee. La legge statunitense dovrebbe inoltre fornire in tal senso protezione alle aziende rispetto ai contenuti postati dagli utenti - sia che si tratti di terroristi o meno.
Da una responsabilità ipotetica come quella di Facebook e compagnia si passa poi a una colpevolezza conclamata nel caso di Ardit Ferizi, hacker kosovaro che ha fornito a ISIS una lista di un migliaio di militari americani per eventuali rappresaglie: Ferizi si è dichiarato colpevole e ora rischia la galera per 20 anni, dice di non saper spiegare il motivo delle sue azioni e attende il pronunciamento della sentenza definitiva previsto per il 16 settembre.

Alfonso Maruccia
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