Mirko Zago

UE verso la regolamentazione dei robot

I robot più avanzati, dotati di intelligenza artificiale e capacità di apprendimento, rappresentano un'importante opportunità. Ma celano anche rischi da prevenire. Secondo il Parlamento Europeo servono nuove regole

Roma - Il Parlamento Europeo ha elaborato a fine maggio una raccomandazione rivolta alla Commissione affinché elabori nuove norme di diritto civile in tema di robotica. Non sono tanto le questioni tecniche o meccaniche relative alla progettazione ad aver bisogno di regolamentazione quanto piuttosto i temi legati all'impatto dei robot nella vita quotidiana. I tempi, secondo il Parlamento Europeo, sono ormai maturi per fornire ad esempio una chiara definizione di ciò che si intende con il termine robot e tutti gli annessi del caso.

I, Robot, copertina della prima edizione del 1950

L'intelligenza artificiale si è spinta ben oltre il confine immaginabile solo pochi anni fa, con impatti etici e sociali. Le macchine si sono evolute e hanno acquisito un'autonomia inaudita grazie all'impiego di sensori avanzati e sistemi di interconnessione in grado di agevolare l'interazione con l'ambiente circostante. I moderni robot sono in grado di adattare il loro comportamento in base alle sollecitazioni esterne ricevute e agire, in alcuni casi, come fossero esseri umani. Alla base di questa evoluzione, non regolamentata, ci sono la capacità di auto apprendere (machine learning) e la capacità di elaborare in maniera intelligente gli stimoli.

Prima che la possibile invasione di robot prenda realmente piede è indispensabile stabilire criteri per la loro classificazione e considerare eventuali fattori di rischio come pericoli per la sicurezza umana, la privacy, l'integrità, la dignità, l'autonomia e la proprietà dei dati.
Al momento vige un principio di buon senso e di responsabilità nella progettazione e nella ricerca. Questo principio fondamentale dovrebbe essere supportato, secondo le istituzioni europee, da un codice etico-deontologico degli ingegneri che operano nell'ambito della robotica, accompagnato da un ulteriore codice per i comitati etici di ricerca, e modelli di licenze per progettisti e utenti.

La nuova generazione di robot, alla stregua degli umani, potrebbero essere imprevedibili e l'obiettivo è prevenire a monte l'avvento di situazioni intricate: "Nell'ipotesi in cui un robot possa prendere decisioni autonome - si legge infatti nel documento - le norme tradizionali non saranno sufficienti per attivare la responsabilità di un robot, in quanto non consentirebbero di determinare qual è il soggetto cui incombe la responsabilità del risarcimento né di esigere da tale soggetto la riparazione dei danni causati".

La direttiva attuale e risalente al 1985 (85/374/CEE) copre solamente i danni causati dai difetti di fabbricazione di un robot e a condizione che la persona danneggiata sia in grado di dimostrare il danno effettivo, il difetto nel prodotto e la connessione causale tra difetto e danno (responsabilità oggettiva o responsabilità senza colpa). Di conseguenza, spiega il documento del Parlamento Europeo, "L' applicazione della direttiva 85/374/CEE, non sarebbe sufficiente a coprire i danni causati dalla nuova generazione di robot, in quanto questi possono essere dotati di capacità di adattamento e di apprendimento che implica un certo grado di imprevedibilità nel loro comportamento, dato che imparerebbero in modo autonomo, in base alle esperienze diversificate di ciascuno, e interagirebbero con l'ambiente in modo unico e imprevedibile".

Per questo motivo nel documento si invita la Commissione a valutare la possibilità di garantire uno status giuridico specifico per i robot, che attribuisca ai "robot autonomi più sofisticati" responsabilità e obblighi, considerandoli come "persone elettroniche" capaci di interagire con l'ambiente e con terzi.

Le aree attualmente grigie sono tante. Troppe. Forse la creazione di un'agenzia europea per la robotica e l'intelligenza artificiale, come auspicato dal Parlamento Europeo, potrebbe compensare almeno una parte delle carenze attuali. Il suo compito sarebbe volto a sostenere lo sviluppo del settore garantendo opportunità per tutti i Paesi dell'Unione volgendo una fondamentale attività di supervisione.

Altro aspetto che impensierisce l'Europa, a a cui l'agenzia potrebbe imprimere una direzione, è la robotica applicata nell'ambito del lavoro: "lo sviluppo della robotica e dell'intelligenza artificiale possono portare a far sì che gran parte del lavoro attualmente svolto dagli esseri umani sia svolto da robot, sollevando preoccupazioni quanto al futuro dell'occupazione e la sostenibilità dei sistemi di previdenza sociale se l'attuale base fiscale sarà mantenuta, e dando potenzialmente origine a una crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e del potere". Secondo una ricerca di Forrester i robot (nel senso più ampio del termine) sostituiranno il 16 per cento dei lavoratori statunitensi entro il 2025. Percentuale che scende al 7 per cento se si considerano gli addetti che dovranno essere impiegati per manovrare e controllare i robot. La sensazione che i robot possano soppiantare i lavoratori umani sono per la verità sempre più numerose: Foxconn, noto produttore di elettronica cinese, ha recentemente dimezzato gli operai a favore di nuove macchine e secondo il World Economic Forum (WEF) si tratta di una tendenza volta a crescere, tanto da parlare di quarta rivoluzione industriale. Qualcuno teme che sia l'inizio della sopraffazione dei robot, da parte di quelle che un giorno l'Europa potrebbe aver definito "persone elettroniche".

Mirko Zago



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8 Commenti alla Notizia UE verso la regolamentazione dei robot
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  • Il punto di vista e di analisi dei "problemi", spesso, nasce erroneamente su posizioni quasi forzate dall'abitudine e da percorsi mentali che seguono la via più semplice, con bassi costi inerenti lo sforzo cognitivo.
    Il caso in oggetto, la "responsabilità" dei robot, ne potrebbe essere un esempio.
    Al di là degli "insegnamenti" provenienti dalla letteratura fantascientifica, faccio osservare che, in merito al tema della responsabilità più o meno ampia nei confronti di terzi, la società umana si è già ampiamente confrontata sulla base del diritto (e, quindi, anche del sentimento, della morale e dell'etica) con casi simili se non, addirittura, praticamente analoghi.
    Casomai, i risultati non sono soddisfacenti, anche in base alla cultura della società e della struttura statale che ha affrontato il tema, almeno non per tutti, ma questo è altro discorso.
    Tornando agli esempi pratici, penso alla responsabilità collegata, per esempio, alla "gestione" di animali domestici, tra cui cani e gatti (ma in realtà il ventaglio di possibilità si potrebbe ampiamente allargare a conigli, criceti, furetti, cavalli, canarini, pappagalli, rettili vari e chi più ne ha, più ne metta, anche tra gli "esotici", almeno per noi europei), tutti esseri senzienti e con una qual certa spiccata familiarità relazionale con gli ambienti umani e antropizzati.
    Ma tale esempio viene ancor di più superato dal caso della responsabilità nella "gestione" della prole umana, più o meno piccola e matura (in Italia e in buona parte del mondo, la piena responsabilità giunge a 18 anni), che non per forza e sempre si esplica nella classica struttura familiare, ma in cui possono concorrere a pieno titolo anche figure tutoriali diverse da quelle genitoriali, quando queste per varie e diverse cause di forza maggiore non sussistono, o quando vi è una situazione di affidamento temporaneo a terzi, come avviene per esempio durante il periodo scolastico.
    Il tema è quindi nuovo soprattutto per come si presenta "esteticamente", ma, in fondo, è già stato dibattuto giuridicamente fin dalle ormai lontane origini delle società umane. Con questo, naturalmente, non voglio dire che ci sia già una soluzione definitiva, offro semplicemente, e come già osservato all'inizio, il consiglio di ridimensionare il "problema" collocandolo in una dimensione più facilmente affrontabile, almeno sulla base di una già lunga esperienza.
    non+autenticato
  • questa è l'introduzione del documento:

    Introduzione
    A. considerando che, dal mostro di Frankenstein ideato da Mary Shelley, al mito classico di Pigmalione, passando per la storia del Golem di Praga e il robot di Karel Čapek, che ha coniato la parola, gli esseri umani hanno fantasticato sulla possibilità di costruire macchine intelligenti, spesso androidi con caratteristiche umane;


    ....................
    non+autenticato
  • ma no! L'ipocrisia imperante obbligherà l'uso del termine "diversamente umano". A bocca aperta
    non+autenticato
  • Non è solo questione di ipocrisia, che pure è a mille.

    E' anche l'abbassare il livello emotivo di alcune parole: non fa lo stesso effetto emotivo dire 'spazzino' oppure 'operatore ecologico'.
    Si riduce il razzismo e si riducono anche le differenze fra i lavoratori, secondo gli psicologi della PA.

    E' un po' come il lavaggio del cervello che si fa con i soldati, quando li si rende mentalmente sterili (cioè li si psicotizza sopprimendo la loro l'empatia per renderli spietati ed efficienti) con l'addestramento e con l'uso di parole neutre, del tipo 'bonifica', per indicare l'uccisione dei nemici.
    Certo, poi i risultati si vedono nei veterani, ma questa è un'altra storia.
    non+autenticato
  • Secondo questi psicologi da paginetta di settimanale da 1 euro sarebbe meno razzista indicare una persona come "nero" o come "diversamente bianco" ?
    non+autenticato
  • - Scritto da: prova123
    > Secondo questi psicologi da paginetta di
    > settimanale da 1 euro sarebbe meno razzista
    > indicare una persona come "nero" o come
    > "diversamente bianco"
    > ?

    "negro" e "abbronzato" sono due termini razzisti, "nero" invece non ha una connotazione spregiativa.
    non+autenticato
  • quale concetto di senso computo tu saprai mai esprimere se leggi cose che altri non scrivono ... e magari senti cose che altri non sentono ... trovati un medico, anche molto scarso, è sufficiente!

    Ho scritto "diversamente bianco" ...
    non+autenticato
  • In effetti già esistono le persone giuridiche, perché non le persone robotiche...
    non+autenticato