Pierluigi Sandonnini

Il bot che contesta la multa è un successo

Il servizio DoNotPay, offerto agli automobilisti per ricostruire la propria situazione e contestare le infrazioni, ha già fatto vincere 160mila ricorsi a Londra e New York

Roma - Il primo "robot avvocato", un sistema basato su intelligenza artificiale in grado di contestare le multe per il mancato pagamento della sosta, si chiama DoNotPay ("non pagare") ed è stato inventato da Joshua Browder, studente di diciannove anni al secondo anno dell'Università di Stanford. Il metodo sembra funzionare, dal momento che ha permesso di contestare con successo 160mila supposte infrazioni a Londra e, in parte, a New York.

DoNotPay

Come funziona? DoNotPay si presenta agli utenti come una chat, gestita in maniera completamente automatica. Per prima cosa il bot pone una serie di semplici domande, ad esempio se fossero chiaramente visibili le strisce di parcheggio o altro, poi guida l'utente a intraprendere il processo di opposizione. I risultati parlano chiaro: in ventuno mesi dall'avvio del servizio, DoNotPay ha preso in carico 250mila casi, risolvendone positivamente 160mila (la maggior parte a Londra, 9mila a New York), ovvero il 64 per cento, per un recupero da parte degli utenti di 4 milioni di dollari di ticket di parcheggio.

"Credo che le persone multate per divieto di sosta vadano tutelate. Spesso, infatti, non si rendono conto di stare violando la legge mentre le autorità locali hanno fatto dei parcheggi una sicura fonte di ricavi", ha affermato Browder.
All'intraprendente studente britannico l'idea è venuta un paio di anni fa, quando, fresco di patente, ricevette trenta multe per sosta vietata nella zona di Londra. Pensò allora di realizzare il bot, un software in grado di comprendere il linguaggio umano sufficientemente da poter sostenere una conversazione di base, in modo da acquisire tutte le informazioni necessarie all'esame del caso. Il procedimento per presentare appello alla multa è perfettamente eseguibile da un programma di intelligenza artificiale, che è in grado di individuare con rapidità il percorso giusto da seguire, senza dover ricorrere a un avvocato in carne e ossa ed evitando quindi salate parcelle (mentre DoNotPay è completamente gratuito). Alla fine, il bot stesso invia il ricorso all'agenzia per la gestione dei parcheggi.
Browder ha impiegato circa tre mesi per sviluppare il software; negli ultimi sei anni si è dedicato alla realizzazione di app iOS, dopo aver imparato a smanettare sul codice dall'età di 12 anni guardando i video su YouTube. La sua prima creatura fu una app per ordinare caffè e sandwich, chiamata "Pret a manger", in seguito acquisita da una società inglese.

La prossima sfida di Browder con il suo "avvocato a intelligenza artificiale" è aiutare le persone che subiscono un ritardo o una soppressione del volo a ottenere una compensazione. Ma non solo: il diciannovenne inglese pensa anche ad aiutare le persone sieropositive a conoscere i loro diritti e a creare per i rifugiati siriani e di altri paesi una guida per produrre i necessari documenti in inglese a partire da un testo in lingua araba.

Pierluigi Sandonnini

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