Luca Barbieri

Italia, la sharing economy vale 3,5 miliardi

Un giro di affari enorme, secondo quanto riporta una ricerca condotta dall'UniversitÓ di Pavia: nel 2025 potrebbe superare i 25 miliardi di euro. Anche nel resto d'Europa il settore Ŕ promettente

Roma - Il giro d'affari per il 2015 dell'economia cosiddetta partecipativa ammonta, solo nel Bel Paese, a ben 3,5 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2 per cento del PIL. Non solo. Le previsioni di crescita per il futuro sono decisamente confortanti. A seconda degli scenari ipotizzati, si stima un incremento che va da da 8,8 a 10,5 miliardi di euro entro il 2020, e dai 14,1 ai 25,2 miliardi di euro entro il 2025. Sono alcuni numeri estratti da uno studio commissionato al Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell'Università di Pavia dall'agenzia italiana di comunicazione e marketing PHD Italia e curato dai docenti Stefania Migliavacca e Luciano Canova.

Per circoscrivere in modo congruo e rigoroso il fenomeno dell'economia collaborativa Canova e Migliavacca hanno fatto riferimento alle indicazioni della Commissione Europea, che in buona sostanza qualifica come sharing economy l'impiego di tecnologie digitali nell'ambito di attività commerciali basate sul noleggio di beni e servizi.


Se sotto analisi è stata messa soprattutto l'utenza maggiorenne, considerata dall'ultimo rapporto ISTAT quella più attiva e determinante nell'economia della Rete, a fare da ago della bilancia è la capacità della sharing economy di fare breccia nel cuore degli utenti d'età sopra i 34 anni (35-54) e over 55, nella nomenclatura dello studio letteralmente Sharing Boost, scenario che fa prospettare incrementi significativi. Ma la migliore delle ipotesi, nome in codice Digital Disruption, prevede un allargamento dell'utenza presso tutte le fasce d'età e il superamento dei 25 miliardi di euro da qui ai prossimi 10 anni.
Ma all'orizzonte non mancano gli scenari negativi. In particolare si ipotizza anche un effetto bolla, ossia un forte incremento, nella fattispecie fino al 2019, cui potrebbe seguire una decrescita altrettanto importante. A questo proposito, secondo lo studio, potrebbe essere significativo l'atteggiamento ostativo o meno da parte delle istituzioni dei singoli paesi alla diffusione di questo nuovo modello di business.

E nel resto d'Europa? Secondo uno studio condotto dall'istituto di ricerca PwC, la crescita della sharing economy nel Vecchio Continente sarà inarrestabile, con una stima di oltre 570 miliardi di euro entro il 2025. Diversi i settori chiave: alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali on-demand. Ma anche in questo caso gli esperti avvertono: perché l'economia condivisa prenda piede e si diffonda in modo capillare occorre un atteggiamento propositivo da parte delle autorità dei singoli stati, che deve concretizzarsi in norme e regolamentazioni omogenee e soprattutto chiare.

Da questo punto di vista, sul fronte italiano al momento è al vaglio delle commissioni Trasporti e Attività Produttive della Camera, il primo progetto di legge sulla normazione dell'economia della condivisione, presentato lo scorso marzo. Sullo sfondo ci sono anche le linee guida per la regolamentazione dei servizi di economia partecipativa nei singoli stati rilasciate dalla Commissione Europea circa un mese fa. Il messaggio di Bruxelles è chiaro: nessuno tocchi la sharing economy, sì alle misure restrittive, ma soltanto ove ricorrano esigenze di pubblica utilità per salvaguardare interessi di carattere generale.

Luca Barbieri

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