Luca Annunziata

Pokemon Go non salva Nintendo

I conti restano problematici, nonostante il successo planetario del franchise. Che va tutto a vantaggio di Niantic, che ha per le mani un best seller

Roma - Non è stato un buon trimestre l'ultimo per Nintendo, azienda che ha dato i natali a marchi primari nel mondo dei videogiochi ma che non riesce a tenere il passo della concorrenza nell'ultimo periodo: l'ultimo bilancio appena chiuso parla di una perdita operativa di quasi 45 milioni di euro, su cui pesa anche il rafforzamento dello Yen, ma soprattutto gravata dallo scarso appeal che l'hardware e i titoli di casa riescono ad avere sul pubblico. Neppure i Pokemon, tormentone planetario, potranno molto per cambiare questa situazione.

La situazione di Nintendo è presto riassumibile: la Wii U non ha riscosso neppure lontanamente il successo della Wii, il mercato attuale è assolutamente dominato da PS4 e in seconda battuta da Xbox One, e soprattutto la ritrovata popolarità dei Pokemon grazie al gioco per smartphone lanciato da Niantic porteranno davvero briciole nelle casse giapponesi. Nintendo è azionista di minoranza della joint-venture, e ha già messo a bilancio parecchi degli utili provenienti dalla novità in questo trimestre: nel prosieguo l'impatto del fenomeno sarà limitato, e dunque ciò si va a unire alla sfiducia mostrata in Borsa dagli investitori dopo una prima euforia sul titolo a Tokyo.

Chi ha di che festeggiare è la già citata Niantic: Pokemon Go è in cima alle classifiche di tutti i marketplace in tutte le nazioni in cui è stato lanciato fin qui, i numeri sul suo utilizzo sono confortanti e si parla ormai di 75 milioni di installazioni a livello planetario (anche se il numero di giocatori effettivi sarà sicuramente inferiore). Soprattutto, le prospettive a lungo termine sono ottime: l'engagement del gioco è già altissimo, ma gli sviluppatori hanno svelato di aver portato a termine solo 10 per cento del progetto complessivo e dunque la longevità del titolo dovrebbe essere garantita anche nei mesi e forse pure negli anni a venire.
Quello che probabilmente ha sorpreso anche la stessa Niantic è il successo che le iniziative a pagamento stanno avendo (si parla per il momento di cifre tra 1 milione e 2,3 milioni al giorno solo di valore di acquisti in-app): gli esercizi commerciali hanno scoperto che attivare un Aroma o un Modulo Esca, ovvero uno stratagemma per attirare i Pokemon e rendere più facile acchiapparli per i giocatori, è estremamente positivo per gli affari. Con una spesa modica si possono attirare decine o centinaia di potenziali clienti: bar, ristoranti, esercizi commerciali e persino giardini zoologici e festival non-profit stanno registrando un aumento del volume d'affari sensibile grazie a questo marketing iper-locale. E poi ci sono giovani menti illuminate: come la giovanissima imprenditrice che con questa stessa politica ha messo in piedi un lucroso banchetto per la vendita di limonata a tema Pokemon.

Tutto questo mentre mancano all'appello mercati molto importanti: il lancio sta avvenendo gradualmente, tra le ultime nazioni attivate Francia e Hong Kong, ma ci sono anche paesi nei quali Pokemon Go non sarà il benvenuto. In Arabia Saudita le autorità religiose hanno rilanciato la fatwa che da molti anni interessa il franchise, ritenuto contrario ad alcuni precetti religiosi islamici (in passato le scommesse sul gioco erano diventate un problema) anche alla luce dell'utilizzo spregiudicato di immagini e della presenza del meccanismo di "evoluzione" dei Pokemon che potrebbe risultare in contrasto con alcuni precetti.

Senza finire a parlare di dogmi, in ogni caso, ci sono altre situazioni nelle quali Pokemon Go ha causato un po' di attrito: la celebre cantante Rihanna ha chiesto ai suoi fan presenti a una esibizione di mettere via il telefono durante la sua performance, mentre il regista Oliver Stone si è lanciato addirittura ad additare il videogioco come uno strumento di controllo di massa utilizzato per instaurare un regime totalitario. In Germania, infine, è stato posto il problema privacy: così com'è il gioco non rispetterebbe la normativa locale, e dunque potrebbe essere necessario apportare dei cambiamenti per essere in regola.

Decisamente di tono diverso le altre notizie che arrivano dall'universo Pokemon. A Hollywood pensano di sfruttare questa ritrovata popolarità del marchio per avviare la produzione nel 2017 di un lungometraggio che se replicasse il successo dell'app si trasformerebbe in una miniera d'oro. E la stessa idea deve essere venuta anche ai creatori di PokeMatch, app a scopo sentimentale presente su iOS e Android e che sfrutta l'onda lunga dei Pokemon per cercare di far trovare l'amore a chi si diletta ad acchiappare mostri in giro per le strade di tutto il mondo.

Luca Annunziata
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