Stefano De Carlo

Facebook, trimestre record all'attacco di Twitter e Google

Tutti segni più nel Q2 del 2016 del social network in blu. Video e motore di ricerca hanno ampie potenzialità, ma gli analisti sono preoccupati: quanti altri annunci pubblicitari potranno sopportare gli utenti?

Roma - Sedicesimo trimestre di crescita (sui 17 seguenti la quotazione in borsa) e conseguenti record per il social network in blu. Il dato sensibile, il numero degli utenti attivi ogni mese, è salito a 1,71 miliardi; quello degli utenti attivi ogni giorno è ora di 1,13 miliardi e per la prima volta più di un miliardo di questi utenti utilizzano Facebook in mobilità. Rimane solido l'imbattibile tasso di fedeltà maturato da chi si iscrive al social: chi usa Facebook una volta al mese, nel 66 per cento dei casi è anche tra chi lo usa almeno una volta al giorno.

Una crescita nell'utilizzo che ha fatto da apripista ai fatturati, arrivati a 6,44 miliardi di dollari, 84 per cento dei quali provengono da impression e clic su smartphone e tablet. Facebook ha però trovato modo di estrarre più valore dal singolo utente: a fronte di un +59 per cento nei fatturati, i profitti invece triplicano rispetto allo stesso periodo dell'anno passato (year over year) assestandosi a 2,05 miliardi. A seguito del rilascio di questi ottimi dati trimestrali il titolo del social di Mark Zuckerberg è passato in Borsa da 123,34 dollari USA ad azione a 132,60.

Crescita YOY di Facebok

Alcune piccole polemiche nate durante questo trimestre sui contenuti serviti nelle timeline degli utenti non sembrano aver lasciato il segno, come l'accusa (smentita da un'investigazione interna) di influenzare le timeline accantonando notizie di matrice conservatrice. Facebook ha però promesso di ricalibrare il suo algoritmo per mostrare più notizie condivise da amici e familiari e ridurre quelle sponsorizzate da editori e marchi.
Dati positivi come questi sono arrivati nonostante due grosse aree non ancora completamente esplorate: il motore di ricerca interno al social e la fruizione di contenuti video sulla piattaforma. Il numero di query inviate dagli utenti, principalmente alla ricerca di opinioni di amici e familiari su specifici argomenti (il punto forte di Twitter), è salito a 2 miliardi. Al momento Zuckerberg considera le funzionalità di ricerca del suo social in "fase 2", quella dove le caratteristiche vengono raffinate e rese utili sulla base delle prime osservazioni raccolte sul campo in seguito al lancio ("fase 1"). Cosa manca? La "fase 3", quella del profitto. Per il momento la ricerca interna su Facebook non è aperta a contenuti sponsorizzati come quella di Google, ma questo potrebbe cambiare nel prossimo futuro.

La dirigenza di Facebook considera l'incremento di visualizzazioni video sul social blu come una naturale conseguenza dell'aumento degli accessi da smartphone, dove costituiscono un modo più naturale di consumare contenuti. Da questa considerazione è nato Facebook Live, altro guanto di sfida a Twitter e al suo Periscope, che è già in corso di potenziamento con API per trasmissioni professionali, programmazione delle dirette (aumentate a 4 ore di durata massima) e waiting room in cui socializzare in attesa dell'evento.

Bocche cucite o quasi, invece, sulla quantità di annunci servita in rapporto alla dimensione della timeline dell'utente, un parametro estremamente delicato per il successo finanziario del social network. "È un misto tra arte e scienza. Al momento riteniamo di aver raggiunto un buon mix, forse con una piccola possibilità di incremento" dice il CFO Dave Wehner, ammettendo che Facebook deve "pensarci bene" per evitare di alienare i suoi iscritti. Gli analisti sono però poco soddisfatti delle risposte fornite da Wehner sul cosiddetto ad load, il carico di annunci pubblicitari "sopportabili" dagli utenti. Ritengono infatti possibile che si sia già toccato l'apice, escludendo Instagram che a causa della necessità di produrre contenuti pubblicitari dall'ottima qualità estetica ha una barriera di ingresso più alta (e quindi più margine di crescita). Confermata invece l'intenzione di non ridurre il volume di annunci per aumentarne il prezzo.

Stefano De Carlo

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