Speciale/ Dal Wap ai cellulari wappanti

Cos'è il Wap? Quali sono le differenze tra i modelli in commercio? I vantaggi, i problemi, le caratteristiche di una tecnologia sempre più diffusa. Con sette telefonini wappanti da vagliare

Roma - Il mercato trabocca di cellulari Wap: ogni società attira a sé gli acquirenti con offerte sempre nuove. Eppure i dubbi restano: perché scegliere un prodotto invece che un altro? Peggio ancora: è davvero utile il Wap? Alcuni esperti sostengono, con decisione, di no: una tecnologia totalmente superflua, a loro dire. Ma le vendite di Wap s'impennano, con disappunto degli stessi esperti. E ' solo una moda ingiustificata? Questo speciale affronterà tali domande; saranno anche analizzati sette modelli di cellulari Wap, tra i più recenti.

Prima di chiederci a che serve il Wap, dovremo spiegarne il significato: è la sigla di Wireless Application Protocol, che nasce da un accordo, nel 1997, tra Nokia, Motorola, Ericsson e Phone.com. I suoi obiettivi? Creare un modello di telefonia mobile che permetta l'accesso ad internet e, in generale, la comunicazione tra telefono e computer.

Ecco la definizione ufficiale di Wap, tratto da Wapforum: "è un formato aperto, globale, che fornisce strumenti wireless agli utenti di cellulari, per accedere facilmente alla rete e interagire con informazioni e servizi istantaneamente". Facilmente. Istantaneamente. Questi sono gli ideali: sono stati rispettati?
I problemi del Wap non sono da sottovalutare. Gli esperti del Nielsen Norman Group, come riportato da Punto Informatico, non hanno risparmiato le critiche a questa nuova tecnologia. La pubblicità ha esagerato i vantaggi del Wap, sostiene il Nielsen Norman Group: la connessione a internet tramite cellulare è un esperienza molto diversa rispetto a quanto promesso. Nulla a che vedere con la navigazione tramite computer.

Per questi esperti, il dispay è troppo piccolo, l'interfaccia scomoda e poco "user friendly"; ma il problema principale è un altro: la lentezza. "Quando si deve attendere così tanto per avere dei dati di risposta a propri input, quando questi dati arrivano uno nemmeno si ricorda perché gli aveva chiesti", sostiene il Nielsen Norman Group.