Aggressività moltiplicata dai videogiochi?

Ci risiamo. Si mette nuovamente il dito in una piaga mai risolta, quella legata al dubbio se vi sia o meno una relazione tra games violenti e violenza reale. Secondo due ricerche una relazione c'è

Web - Notizie così sono destinate a riaprire dibattiti infiniti e a dividere ancora una volta gli appassionati di videogames. Stando a due ricerche statunitensi, infatti, c'è una relazione chiara tra episodi di aggressività e violenza nella vita reale e la violenza di certi videogames. Come a dire, cioè, che in alcuni casi un game "eccessivo" potrebbe indurre certi individui ad atti altrettanto "eccessivi".

Questa tesi, che salta fuori di quando in quando, è questa volta pubblicata dal Journal of Personality and Social Psycology, secondo cui oltre all'aggressività, certi videogames diminuirebbero anche il rendimento scolastico. I due autori delle due ricerche sono Craig A. Anderson dell'Università del Missouri e Karen E. Dill del Rhyne College. Secondo questi ricercatori gli effetti dei videogiochi violenti permangono nel tempo nelle persone negativamente colpite.

"Anche una breve esposizione a videogiochi violenti, scrivono i due scienziati, può accelerare temporaneamente un comportamento aggressivo".
I due studi fanno sensazione perché negli States da tempo si respira un'aria di censura rispetto ai videogames, da quando cioè si scoprì che i due studenti autori della mortale sparatoria nella Columbine High School di Denver nell'aprile dell'anno scorso erano fan del game "Doom", celeberrimo "sparatutto".

Uno dei due studi ha suddiviso 210 studenti universitari in due gruppi. Al primo è stato chiesto di giocare con un game "violento" come Wolfenstein 3D, al secondo con un "game" tranquillo, "Myst". Subito dopo a ciascuno studente è stato chiesto di "punire" un avversario con un rumore, e il gruppo di Wolfenstein avrebbe utilizzato rumori più forti e più a lungo... Secondo Karen Dill "il secondo studio ha dimostrato che c'è una relazione causa-effetto tra videogiochi violenti e aggressività".