Alfonso Maruccia

Riconoscimento facciale al netto delle facce

Un nuovo sistema di intelligenza artificiale promette di identificare una persona anche in assenza quasi totale di foto con volti riconoscibili. Il dibattito sulla biometria dovrebbe tenere conto delle conseguenze sulla privacy degli utenti

Roma - Presso il Max Planck Institute si sta lavorando a un algoritmo di riconoscimento facciale che può anche fare a meno dei volti, un sistema di intelligenza artificiale basato su reti neurali che può essere addestrato a identificare un utente a partire dai contorni del corpo e del viso piuttosto che dai tratti facciali propriamente detti.

I ricercatori hanno definito la loro tecnologia come un "Faceless Recognition System", un sistema progettato per "prevedere" più che per riconoscere l'identità di un soggetto a partire da un set di foto contenente sia volti visibili che invisibili, oscurati o comunque non utilizzabili ai fini della analisi biometrica.

Messo alla prova dei fatti, il sistema tedesco ha mostrato percentuali di accuratezza variabili a seconda dei casi: con una singola istanza (1,25) di foto con un volto pienamente riconoscibile, l'algoritmo è stato in grado di riconoscere un volto oscurato nel 69,6 per cento dei casi; se le foto con volto visibile salgono a 10, la percentuale di accuratezza sale fino al 91,5 per cento.
La precisione del sistema è impattata negativamente quando si tratta di analizzare set di foto provenienti da eventi e contesti differenti, dicono i ricercatori, con fattori quali l'illuminazione e i vestiti di una persona a ridurre l'accuratezza del riconoscimento dei volti oscurati (con quadrati neri) dal 47,4 per cento al 14,7 per cento.

Anche in questo caso si tratta comunque di capacità di identificazione tre volte più accurate di metodi meno sofisticati, spiegano gli esperti, e la cosa dovrebbe far riflettere tutti sulla potenziale invasività di una tecnologia sempre più popolare sia tra le autorità statali che tra le corporation tecnologiche private come Facebook.

I risultati dello studio dovrebbero sollevare qualche preoccupazione per quel che concerne la privacy online, spiegano i ricercatori, perché sistemi di IA similari a questo sono sicuramente già attivi in rete, che gli utenti ne siano consapevoli o meno. La community dovrebbe discutere e valutare con attenzione le implicazioni della questione.

Alfonso Maruccia
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