Thomas Zaffino

Spotify, meno soldi alle major?

Con i contratti giÓ scaduti, o in scadenza, la societÓ preme per ottenere uno sconto sul pagamento dei diritti d'autore. Nel frattempo, si prepara per l'IPO nel prossimo anno, con l'obiettivo dell'espansione

Roma - Il servizio di musica in streaming svedese è in scadenza di contratto con la maggior parte delle etichette discografiche. Secondo quanto riportato da Music Business World Wide (MBW), entro un anno scade quello con Universal Music Group, mentre il contratto con Warner Music Group è scaduto nei primi mesi del 2016 e quello con Sony Music è scaduto qualche mese fa. Attualmente, particolari accordi, stipulati mese per mese, le consentono di proseguire nella fornitura del proprio servizio a favore sia degli utenti abbonati sia degli inserzionisti, per quanto concerne la fruizione gratuita della musica in streaming.

Recentemente, le major hanno storto il naso circa alcune soluzioni promozionali, come l'abbonamento famiglia, equivalente a quello di Apple di musica, che offre di estendere fino a sei persone l'accesso premium per soli 14,99 dollari al mese. MBW parla di disagio, da parte delle dirigenze di Universal, Sony e Warner, a proposito della decisione di Spotify di lanciare promozioni senza avere in atto accordi di licenza a lungo termine, situazione che sarebbe stata definita dalle major come di "zona grigia".

Se ciò non bastasse, come riporta il Wall Street Journal (WSJ), Spotify AB si appresterebbe a lanciare, nel prossimo anno, una potenziale offerta pubblica (IPO), cosa che preoccupa non poco gli investitori di Spotify proprio per l'assenza di accordi a lungo termine. Già lo scorso anno, la società svedese ha visto aumentare le proprie perdite nette di 200 milioni di dollari, nonostante le entrate siano raddoppiate ad oltre 2 miliardi di dollari.
Spotify sarebbe intenzionata a pagare alle major una quota inferiore rispetto al quasi 55 per cento che la società sborsa attualmente per le licenze, almeno secondo quanto riferito da fonti interne. A questo costo va aggiunto un altro 15 per cento del fatturato che viene versato agli editori musicali ed agli autori. Le etichette, dal canto loro, vorrebbero che Spotify AB paghi il 58 per cento delle entrate, quota che le major applicano a Cupertino per Apple Music. Non c'è dubbio che la Mela abbia messo sotto pressione Spotify, la quale ha accusato la rivale di comportamento scorretto allo scopo di favorire il proprio servizio sugli iPhone.

Secondo MBW, Spotify e le etichette discografiche si dicono "ottimiste" circa il raggiungimento di un nuovo accordo, nonostante la determinazione della svedese nel voler abbassare la percentuale pagata per i diritti d'autore. L'assenza di contratti a lungo termine pone tuttavia il servizio in una posizione di difficoltà. Oltre ad affrontare la concorrenza diretta di Apple, la quale è persino riuscita a strappare musica in esclusiva, come il nuovo album di Frank Ocean "Blond" e il prossimo di Britney Spears "Gloria", Spotify deve infatti fare i conti con l'arrivo di concorrenti come Pandora ed Amazon.

Thomas Zaffino
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