Alfonso Maruccia

Megaupload, tra pornografia e processo in diretta

Dopo il sequestro da parte dell'FBI, lo storico "brand" pirata è ora caduto in rovina e ospita banner pubblicitari con modelle discinte dagli atteggiamenti inequivocabili. Nel mentre Kim Dotcom si prepara a dar spettacolo in tribunale

Roma - Nuovo caso di imbarazzo telematico per le autorità federali statunitensi, a quanto colpevoli di scarsa attenzione quando si tratta di gestire un dominio scottante come Megaupload.org: uno dei marchi più famosi della scena pirata di questi anni è ora diventato un portale con offerte porno softcore, proprio mentre il procedimento che dovrà decidere dell'estradizione dei responsabili del cyber-locker omonimo entra in quelli che dovrebbero essere i suoi ultimi momenti sotto i riflettori.

Fino a pochi giorni or sono, i visitatori del dominio Megaupload.org erano accolti con il solito avviso di sequestro a opera dell'FBI; ora invece quello stesso dominio ospita inviti a partecipare a chat per adulti, incontri erotici e offerte similari.

L'FBI si è data alla pornografia? Probabilmente no, e la nuova natura di Megaupload.org si spiega piuttosto con il mancato rinnovo della registrazione del dominio che ha permesso a un'organizzazione terza di "soffiarlo" da sotto il naso del Bureau per trasformarlo in un'occasione di guadagno facile.
Anche gli altri domini connessi al marchio Megaupload sono in condizioni poco dignitose, tra advertising e pornografia variamente assortiti dopo il caso dello scorso giugno riguardante megaupload.com e la sua compromissione, con tanto di distribuzione di codice malevolo.

L'FBI non ha tempo di tenere traccia delle registrazioni dei domini sotto il suo controllo (Cirfu.net nel caso in oggetto) mentre Kim Dotcom, il creatore di Megaupload e "nemico numero uno" dell'industria del copyright statunitense, si dimostra essere molto più attivo e presente con nuove iniziative all'orizzonte.
Sul capo di Dotcom e degli altri responsabili di Megaupload (Mathias Ortmann, Bram van der Kolk, Finn Batato) potrebbe presto calare il macino dell'estradizione verso gli USA, procedimento legale che l'imprenditore vuole fermare in appello e trasmettere in diretta mondiale. La giustizia neozelandese gli ha accordato il permesso: il confronto sarà ospitato su YouTube, in differita di dieci minuti, e al pubblico sarà negata la possibilità di commentare.




Alfonso Maruccia
Notizie collegate
  • AttualitàMegaupload disseminava malwareDove prima campeggiava il marchio dell'FBI, pornografia e pubblicità truffaldina. Le autorità statunitensi si erano lasciate sfuggire il dominio verso cui sono solite reindirizzare i siti posti sotto sequestro
  • AttualitàKim Dotcom: presto un nuovo MegauploadL'imprenditore dello storage telematico, nemico giurato delle autorità USA, dispensa indizi sulla sua nuova iniziativa: sarà ancora una volta un sito di file sharing, con caratteristiche innovative e cifratura a tutto spiano