Software e reato di ricettazione

di Eugenio Tummarello (consulentelegaleinformatico.it) - Quando si può parlare di ricettazione in presenza della duplicazione del software? Perché non pensare ad una norma più adeguata a certi comportamenti?

Roma - Negli ultimi anni è emerso il problema relativo alla configurazione dell'ipotesi delittuosa del reato di "ricettazione dei software", in particolare con riferimento ai programmi informatici protetti da copyright che possono essere oggetto, nel campo dell'informatica, di uno scambio lecito di informazioni, tra coloro che secondo le norme di legge ne hanno la disponibilità, ma che possono tuttavia scaturire in forme di lucro o profitto illecito da una commercializzazione o una appropriazione indebita di software altrui. In primo luogo appare necessario dare alcuni chiarimenti sul reato di ricettazione richiamato all'art. 648 c.p. per poi poter effettuare delle riflessioni sulla sua applicabilità in un contesto particolare come quello da noi in discussione: il software. Dal testo della norma emerge che il delitto di ricettazione è commesso da "?chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare?", ed è punito con la pena della reclusione da due a otto anni e con la multa da circa 500 a 10.000 euro.

Uno degli elementi specifici che la dottrina ritiene necessario al fine di poter parlare correttamente di reato di ricettazione, è la presenza di un dolo "specifico" da parte di chi agisce, e cioè la coscienza e la volontà di trarre profitto, per sé stessi o per altri, dall'acquisto, ricezione od occultamento di beni di provenienza delittuosa. Secondo la dottrina dunque, per quanto concerne l'elemento psicologico richiesto, si sottintende l'effettiva conoscenza dell'illiceità penale del fatto presupposto, poiché qui un eventuale errore su di essa porterebbe ad una diversa interpretazione giuridica dello stesso fatto commesso. Ulteriori requisiti sono il concetto di "provenienza illecita" dei beni oggetto di ricettazione - nel nostro caso un software duplicato illegalmente - e non ultimo "l'oggetto materiale della condotta". Dalla lettura del richiamato articolo si comprende come siano considerati oggetto della condotta "denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto".

Ora, l'art. 171 bis l. 633/41, inserito nel precedente corpus normativo a seguito dell'emanazione della Direttiva CEE 250/91, fornisce la chiave di lettura per una qualificazione giuridica del concetto di software, poiché punisce chiunque abusivamente duplica a fini di lucro, programmi per elaboratore, ovvero ai medesimi fini e sapendo o avendo motivo di sapere che si tratta di copie non autorizzate, importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale, o concede in locazione i medesimi programmi. Secondo indirizzi ormai consolidati nei vari Paesi d'Europa e negli Stati Uniti, il software viene considerato come un'opera dell'ingegno, secondo la legge, e coerentemente con l'oggetto della norma qui sopra richiamata tale oggetto è da ricercarsi nel "programma per elaboratore", svincolato dal supporto che lo contiene.
E' proprio questo il punto controverso che ha suscitato numerosi punti di contrasto tra coloro che sottolineano il fatto che il software non può essere assimilato ai concetti di denaro o cose provenienti da un delitto, come si legge ex art. 648 c.p.; inoltre ogni forma di tutela sui beni informatici, nel nostro caso il software, è caratterizzata dal dato dell'immaterialità degli stessi beni, e una tutela che si dimostri adeguata può esserci data solamente da un articolo del codice che operi in regime di specialità rispetto all'art. 648 c.p. e 171 bis, in cui venga richiamato espressamente il reato di ricettazione, come trasferimento illecito di software, nello specifico settore dei programmi per elaboratore.

Altri autori ritengono invece che i beni informatici siano comunque suscettibili di impossessamento quando incorporati nei supporti materiali che li rappresentano. Tuttavia, in tutta franchezza, l'esistenza di un legame tra programma e supporto fisico è estremamente dubitabile, in un'era dove lo scambio di informazioni via internet è pratica quotidiana, e la sussistenza di tale legame è forse rintracciabile nel caso dei diritti di credito che, incorporati in un documento (l'assegno), diventano da questo indivisibili. Nel nostro dibattito al contrario, la duplicazione di software dà luogo ad una situazione diversa: la condotta illecita sta nel creare una situazione di fatto che consente a terzi di utilizzare software altrui (opera dell'ingegno), ledendo così il diritto d'autore o copyright senza che il titolare ne riceva il corrispettivo economico.

Tale situazione sembra essere piuttosto incompatibile con la statuizione dell'art. 648 c.p. riguardante il reato di ricettazione. Ad avvalorare la nostra tesi alcune recenti sentenze tra cui quella emessa del Tribunale di Arezzo, n. 320/03 del 18/3/2003, dove ad un imputato veniva contestato il reato di ricettazione per aver posseduto nella propria abitazione un numero di CD masterizzati a scopo ludico; orbene, mancando una qualsiasi prova di duplicazione di tali software a scopo commerciale o imprenditoriale, l'imputato veniva assolto da tale accusa.

Si assiste dunque ad una situazione di stallo tra le varie correnti dottrinali in materia di duplicazione di software e conseguentemente per chi è chiamato a giudicare è concesso un margine di discrezionalità che supera l'interpretazione della norma ex art. 648 c.p. e ne rende incerta l'applicazione, in palese violazione di un'esigenza di certezza del diritto e di conoscenza della qualificazione penale del proprio comportamento che deve essere garantita ad ogni singolo cittadino. Una soluzione, ad avviso di chi scrive, appare essere ancora una volta quella di un intervento del Legislatore che sia il più possibile attenuato e specifico, nei confronti della ben più severa normativa ex art. 648 c.p. sulla ricettazione in generale, predisponendo una norma "ad hoc" su fattispecie di crimini informatici che qui riguardano un software duplicato abusivamente, evitando così il rischio che venga condannato ad una pena severa un soggetto ignaro perfino di infrangere la legge, situazione che ai giorni nostri risulta piuttosto frequente nel caso da noi discusso dei cosiddetti software pirata.

Eugenio Tummarello
www.consulentelegaleinformatico.it
27 Commenti alla Notizia Software e reato di ricettazione
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  • ...qualcosa e invece che sentirlo o usarlo, lo tengo archiviato. Su un cd, un dvd, una cassetta.

    Ne sto ricevendo un beneficio ?Occhiolino Io dico di no!
    Lo sto usando ? NO!

    ...per cui come posso essere perseguito ?

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > ...qualcosa e invece che sentirlo o usarlo,
    > lo tengo archiviato. Su un cd, un dvd, una
    > cassetta.
    >
    > Ne sto ricevendo un beneficio ?Occhiolino Io dico
    > di no!
    > Lo sto usando ? NO!
    >
    > ...per cui come posso essere perseguito ?

    L'articolo non si riferisce a questi casi, e comunque se ti comporti bene no.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Io uso software OpenSource (=Linux) !!!

    ma Linux non era sx?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Io uso software OpenSource (=Linux) !!!

    Carina, l'equazione.... Troll
  • Devo ringraziare Eugenio Tummarello e Punto Informatico per aver finalmente esposto la legge più iniqua e potenzialmente piu' dannosa esistente in Italia per quanto concerne il diritto d'autore.

    Abbiamo discusso fino allo strenuo in questa sede di argomenti quali la musica e legge, il file sharing e la legge ma queste sono problematiche che mi permetto di definire marginali dal punto di vista legale se paragonate all'impatto delle leggi che proteggono il software. In ambito musicale ancora la legislazione è accettabile: se condividete il massimo che puo' succedervi è di pagare una multa. Solo il lucro (esecrabile sotto tutti i punti di vista) scivola nel penale, mentre il software, tra tutte le opere di ingegno, ha una legislazione "a parte" che è stata emanata dietro un'asfissiante opera di lobbying da parte di Microsoft Italia e BSA. La legge da qui scaturita è potenzialmente disastrosa per tutti i cittadini. Di motivazioni ce ne sono fin troppe:

    Basta il SOSPETTO di aver ceduto o ricevuto un software o un giochino copiato e vi ritrovate le fiamme gialle alle porta di casa alle sei del mattino che vi svuotano l'appartamento e vi coinvolgono in un procedimento penale che ha una base giuridica assolutamente inconsistente , violando domicilio, privacy e proprietà privata e ponendo in forse il vostro lavoro.

    Ricordate il micidiale "Italian Crackdown" del 1994? Con questo nome si ricorda la retata della GdF ai danni di decine di innocenti Sysop della rete no-profit di Fidonet, che all'epoca era la piu ' prestigiosa realtà telematica italiana. Una rete senza scopo di lucro che riproduceva con mezzi a disposizione di tutti il funzionamento di una rudimentale internet. Ebbene, solo perchè uno dei nodi di Fidonet appariva in una BBS pirata queste persone si videro sequestrare milioni di lire di attrezzatura, rimasero spesso senza gli strumenti per proseguire il loro lavoro, vennero trattati come criminali, la loro privacy fu violata senza nessun riguardo e dovettero subire l'ulteriore oltraggio di pagare ingenti spese di perizie tecniche a dir poco discutibili.

    Questo fu solo il primo evento di questo genere che si è poi ripetuto nel corso degli anni per motivazioni altrettanto futili, come per il presunto acquisto di giochi copiati della PSX. Condotte senza la minima presenza del dolo del lucro che in definitiva si possono ricondurre alla mera violazione del diritto d'autore venivano trattate alla stregua di una violazione patrimoniale criminale come la ricettazione. Certo, nel corso degli anni piu' di una sentenza è andata contro questa legge, ma i danni sono stati consistenti.

    Questa è la vera vergogna della legislazione italiana sul diritto d'autore, non dovete certo preoccuparvi del sig. Mazza della FIMI e delle sue minacce: con la musica questo rischio (se non c'e' lucro) ancora non esiste, ma col software si'! Ecco perchè nel caso di enkey i gestori del sito hanno subito il sequestro e ora un procedimento penale: sono stati denunciati per aver "ceduto" un software coperto dal diritto d'autore, nel caso specifico una collezione di leggi su CD-ROM. Per la sola musica avrebbero pagato una multa.

    Di questa bella legge che può mettervi seriamente nei guai e che vi coinvolge in un procedimento penale così insultante come quello per "ricettazione" dobbiamo ringraziare in primo luogo Microsoft Italia e BSA. Questa è una delle ragioni principali per cui, personalmente, mi oppongo drasticamente al monopolio Microsoft: quando si arrivano a calpestare i diritti fondamentali dei cittadini con questa arroganza (e in un sequestro con perquisizione di diritti se ne calpestano a volontà) si puo' solo rispondere con la dovuta durezza e intrasigenza, per esempio boicottando tutto il software Microsoft, usando software free come quello rilasciato sotto licenza GNU e auspicando la modifica della legge nel piu' breve tempo possibile.

    Alberto Scala
    non+autenticato
  • Piccolo refuso: ho scritto licenza GNU, in realtà mi riferivo alla GPL. Sorry.
    non+autenticato

  • > Di questa bella legge che può
    > mettervi seriamente nei guai e che vi
    > coinvolge in un procedimento penale
    > così insultante come quello per
    > "ricettazione" dobbiamo ringraziare in primo
    > luogo Microsoft Italia e BSA. Questa
    > è una delle ragioni principali per
    > cui, personalmente, mi oppongo drasticamente
    > al monopolio Microsoft: quando si arrivano a
    > calpestare i diritti fondamentali dei
    > cittadini con questa arroganza (e in un
    > sequestro con perquisizione di diritti se ne
    > calpestano a volontà) si puo' solo
    > rispondere con la dovuta durezza e
    > intrasigenza, per esempio boicottando tutto
    > il software Microsoft, usando software free
    > come quello rilasciato sotto licenza GNU e
    > auspicando la modifica della legge nel piu'
    > breve tempo possibile.
    >
    > Alberto Scala

    Microsoft? Invece Adobe se duplichi il suo software non ti dice nulla, vero?
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > Microsoft? Invece Adobe se duplichi il suo
    > software non ti dice nulla, vero?

    Adobe non ti manda gli sgherri della BSA in casa a vedere se sei in regola con la licenza di Office.
    E nemmeno Oracle lo fa.
    non+autenticato
  • Veramente Adobe è una delle società che finanziano maggiormente la BSA.
    non+autenticato

  • > Adobe non ti manda gli sgherri della BSA in
    > casa a vedere se sei in regola con la
    > licenza di Office.
    > E nemmeno Oracle lo fa.

    Invece secondo te Microsoft manda la GdF a casa di una persona senza motivo? mi dai qualche prova della tua tesi?
    mi fai un pò pena... semplifichi il tutto andando solo contro la Microsoft e la BSA che per quanto discutibili hanno dato degli input per delle leggi che poi sono state applicate a cavolo!!!

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > > Adobe non ti manda gli sgherri della
    > BSA in
    > > casa a vedere se sei in regola con la
    > > licenza di Office.
    > > E nemmeno Oracle lo fa.
    >
    > Invece secondo te Microsoft manda la GdF a
    > casa di una persona senza motivo? mi dai
    > qualche prova della tua tesi?
    > mi fai un pò pena... semplifichi il
    > tutto andando solo contro la Microsoft e la
    > BSA che per quanto discutibili hanno dato
    > degli input per delle leggi che poi sono
    > state applicate a cavolo!!!
    >

    Hai ragione, il discorso che ha fatto per Microsoft vale per la maggior parte delle aziende del software...e il giudizio è lo stesso.
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Hai ragione, il discorso che ha fatto per
    > Microsoft vale per la maggior parte delle
    > aziende del software...e il giudizio
    > è lo stesso.

    Salve, sono l'autore del post originario. C'e' un motivo per cui sostengo che Microsoft Italia è coinvolta piu' di tutte le altre software house nell'attuale legge che tutela il software: all'epoca in cui fu emanata ne parlò McMicrocomputer citando il peso che aveva avuto la filiale italiana della Microsoft e la BSA nella sua emanazione. D'altraparte cosa vi aspettavate? Microsoft Italia ha piu' peso di qualsiasi altra software house nel nostro Paese, a confronto Adobe è un microbo, non avrebbe mai potuto esercitare una pressione paragonabile. Non dico che se al posto della Microsoft ci fosse stata Adobe le cose sarebbero andate diversamente, ma se al posto di un monopolista ci fossero stati molti concorrenti allora forse nessuno avrebbe avuto un peso sufficiente per farsi approvare una legge come questa. E' un altro dei guasti del monopolio.

    Alberto Scala
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo

    > Invece secondo te Microsoft manda la GdF a
    > casa di una persona senza motivo? mi dai
    > qualche prova della tua tesi?

    Beata innocenza. Non è Microsoft che ti manda la GdF a casa: ormai il dispositivo legale è stato approvato e Microsoft non deve fare assolutamente niente: la ricettazione è un reato penale quindi si deve perseguire "da ufficio" senza nemmeno bisogno di sporgere denuncia e far andare avanti la causa, come nel caso degli illeciti civili, Microsoft in questo modo si è garantita un'azione repressiva di indubbia efficacia che non deve nemmeno pagare. Ergo, siamo noi cittadini stessi a finanziare e garantire queste autoflagellazioni collettive.

    Alberto
    non+autenticato
  • Il perseguimento d'uffico o su querela di parte non c'entra nulla con il fatto che la fattispecie configuri un reato (che è penale per definizione) o un illecito civile. Ci sono reati perseguiti a querela di parte e illeciti civili perseguiti d'ufficio (pochi per la verità, ma ci sono).
    Saluti

    M.
    non+autenticato
  • I software che un tizio scarica da un p2p sono da considerarsi profitti illeciti?
    non+autenticato
  • direi di siSorride
    se no il p2p non farebbe così paura ti pare ?Ficoso

    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > direi di siSorride
    > se no il p2p non farebbe così paura
    > ti pare ?Ficoso
    >
    ma per "profitto illecito" si intende, ad esempio il mancato pagamento di un software ?
    non+autenticato
  • più che altro , oltre a quello ovviamente i mancati introiti
    derivati dal fatto che tu avendi il tot prg di certo non lo
    acquisti,se poi lo presti pure in giro ...;)
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > - Scritto da: Anonimo
    > > direi di siSorride
    > > se no il p2p non farebbe così
    > paura
    > > ti pare ?Ficoso
    > >
    > ma per "profitto illecito" si intende, ad
    > esempio il mancato pagamento di un software
    > ?
    No! quello è il lucro (una qualunque forma di beneficio, anche i soldi risparmiati per il mancato acquisto). Per profitto illecito ci deve essere uno che incassa denaro sonante. Per avere situazioni di ricettazione uno il bene lo deve pagare, non ricevere gratis.

    Questa è anche la differenza con la musica. Per la musica il lucro personale (mancato acquisto) non è penale, al più amministrativo, mentre è reato il profitto illecito.
    Per il sw, al di là della ricettazione, è comunque sempre reato anche il solo lucro. Per cui se scarichi sw p2p è un reato penale (anche se non è ricettazione).
    Naturalmente tutto ciò è mia opinione personale (non sono avvocato od altro).
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    >
    > No! quello è il lucro (una qualunque
    > forma di beneficio, anche i soldi
    > risparmiati per il mancato acquisto). Per
    > profitto illecito ci deve essere uno che
    > incassa denaro sonante. Per avere situazioni
    > di ricettazione uno il bene lo deve pagare,
    > non ricevere gratis.
    >
    > Questa è anche la differenza con la
    > musica. Per la musica il lucro personale
    > (mancato acquisto) non è penale, al
    > più amministrativo, mentre è
    > reato il profitto illecito.
    > Per il sw, al di là della
    > ricettazione, è comunque sempre reato
    > anche il solo lucro. Per cui se scarichi sw
    > p2p è un reato penale (anche se non
    > è ricettazione).
    > Naturalmente tutto ciò è mia
    > opinione personale (non sono avvocato od
    > altro).

    Infatti ti sbagli.
    non+autenticato

  • > No! quello è il lucro (una qualunque
    > forma di beneficio, anche i soldi
    > risparmiati per il mancato acquisto). Per
    > profitto illecito ci deve essere uno che
    > incassa denaro sonante. Per avere situazioni
    > di ricettazione uno il bene lo deve pagare,
    > non ricevere gratis.
    >
    > Questa è anche la differenza con la
    > musica. Per la musica il lucro personale
    > (mancato acquisto) non è penale, al
    > più amministrativo, mentre è
    > reato il profitto illecito.
    > Per il sw, al di là della
    > ricettazione, è comunque sempre reato
    > anche il solo lucro. Per cui se scarichi sw
    > p2p è un reato penale (anche se non
    > è ricettazione).
    > Naturalmente tutto ciò è mia
    > opinione personale (non sono avvocato od
    > altro).


    No, è esattamente il contrario. Il lucro è un guadagno di tipo commerciale, mentre il "profitto illecito" è qualunque tipo di vantaggio, economico o non, ottenuto illecitamente.
    La normativa sul diritto d'autore è stata appunto riscritta sostituendo il "fine di lucro" con il "profitto" proprio per renderla molto più punitiva e restrittiva.
    E lo scambio di software su peer to peer può tranquillamente integrare il reato di ricettazione. Vedi la recentissima operazione "Boderline" delle Fiamme Gialle di Milano contro gli utenti E-Mule": due denunce per ricettazione agli scambisti.

    M.
    non+autenticato
  • abusivamente duplica a fini di lucro....

    Il condividere file protetti potrebbe non essere considerata attività con fine di lucro (cosa guadagno o risparmio consentendo ad altri di scaricare?).

    Scaricare un software pùò consistere in una attività di duplicazione? Ho qualche dubbio.

    Inoltre nel 171-bis si parla di "scopo commerciale"....nel p2p classico questo non è presente....
    non+autenticato

  • - Scritto da: PaoloColella
    > abusivamente duplica a fini di lucro....
    >
    > Il condividere file protetti potrebbe non
    > essere considerata attività con fine
    > di lucro (cosa guadagno o risparmio
    > consentendo ad altri di scaricare?).
    >
    > Scaricare un software pùò
    > consistere in una attività di
    > duplicazione? Ho qualche dubbio.
    >
    > Inoltre nel 171-bis si parla di "scopo
    > commerciale"....nel p2p classico questo non
    > è presente....

    No, nel 171-bis NON si parla di "scopo commerciale" in via esclusiva.

    Esattamente si legge "Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE),...."

    La scriminante qui è il "TRARNE PROFITTO", dicitura che va a sostituire il "FINE DI LUCRO" della precedente versione della legge.
    Mentre il fine di lucro implica un guadagno economico, che può essere riportato solo ad un attività di tipo commerciale, il "profitto" è qui un qualunque "vantaggio ingiusto", per cui anche semplicemente i soldi risparmiati per non aver dovuto acquistare il software o la musica che si è ingiustamente scambiata a titolo gratuito.

    M.
    non+autenticato