Mirko Zago

I giovani italiani hanno fame di Internet

Presentato dal Censis il 13esimo rapporto sulla comunicazione. Il consumo di tecnologia è in forte crescita nonostante le disparità generazionali

Roma - Il nuovo rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione in Italia, conferma una crescente penetrazione di internet che arriva a toccare il 73,7 per cento della popolazione con una crescita nell'ultimo anno di 2,8 punti. Se si considerano i giovani sotto i 30 anni, la percentuale è al 95,9 per cento. Una crescita consistente se si pensa che nel 2007 i connessi erano soltanto il 45,3 per cento. La fame di connessione è assecondata perlopiù dallo smartphone, strumento utilizzato dal 64,8 per cento degli italiani (anche in questo caso la percentuale sale all'89,4 epr cento se si considerano gli under 30), pari a una crescita annua del 12 per cento forte anche una diminuzione dei costi tariffari del 16,5 per cento negli ultimi otto-nove anni.

rapporto Censis

La tecnologia mostra ancora una volta di non sentire crisi. Nel periodo 2007-2015 (un periodo non certo di boom economico, con consumi generali che registravano -5,7 per cento) la spesa per acquistare apparecchi telefonici è salita del 191,6 per cento per un valore di 5,9 miliardi di euro solo nell'ultimo anno, e del +41,4 per cento per l'acquisto di computer. Bene anche l'acquisto di e-reader (+0,7 per cento) e tablet (+1,7 per cento) seppur lontani dalle percentuali esorbitanti viste per gli smartphone.

L'utilizzo che gli italiani fanno di Internet è orientato soprattutto all'informazione, alla prenotazione di viaggi e vacanze ma anche per interagire con amministrazioni pubbliche e banche (grazie all'home banking). Internet acquisisce quindi uno scopo utilitaristico che si traduce in risparmio economico o di tempo. Ma rimane alto anche l'interesse per l'intrattenimento: lo streaming di partite di calcio è molto diffuso così come l'utilizzo di social network dove Facebook continua ad avere il primato. Ad usarlo è il 56,2 per cento degli italiani (89,4 per cento degli under 30) contro il 16,8 per cento di Instagram che comunque si fa strada a ritmi abbastanza veloci (nel 2013 era usato dal 4,3 per cento della popolazione). Tra i servizi di messaggistica è WhatsApp ad avere il primato, utilizzato dal 61,3 per cento degli italiani (89,4 per cento dei giovani).
A livello demografico è da notare un importante sorpasso: Internet si tinge di rosa. Le donne che usano Internet sono salite al 74,1 per cento contro il 73,2 per cento degli uomini, nel 2011 erano solo il 43,2 per cento.
Primato confermato anche per la fruizione di libri, settimanali e mensili nonostante la spesa per libri e giornali si sia ridotta del 38,7 per cento in otto anni. Il divario generazionale invece è forte: usano Internet solo il 31,3 per cento degli over 65 anni, di questi la metà circa dispone di uno smartphone, percentuale che ricalca sostanzialmente anche gli utilizzatori "senior" di Facebook: il 16,3 per cento.

In questo panorama come se la passano gli altri mezzi? La TV bene, con una platea del 97,5 per cento degli italiani e in crescita dello 0,8 per cento nell'ultimo anno grazie alle Pay-TV; la radio raggiunge l'83,9 per cento degli italiani, anche in questo caso in crescita contemplando l'ascolto da smartphone e altri apparecchi digitali. Sul patibolo c'è invece la carta, con alcuni distinguo. I quotidiani hanno perso il 26,5 per cento di lettori nel periodo 2007-2016 e raggiungono oggi il 40,5 per cento della popolazione. Lo spostamento da cartaceo a elettronico è in corso. Nell'ultimo anno l'incremento di lettori di quotidiani online è stato dell'1,9 per cento a cui si somma un ulteriore 1,3 per cento di fruitori di siti Web d'informazione. Non è lo stesso per i libri. Se i lettori di e-book sono aumentati dell'1,1 per cento nell'ultimo anno, la perdita di lettori dei libri cartacei è stata addirittura del 4,3 per cento. Qualcuno ipotizza un cambio di interessi (e tempo a disposizione) che giustificherebbe l'incremento di settimanali e mensili (rispettivamente +1,7 e + 3,9 per cento).

Volendo avere un quadro più globale, è possibile mettere a confronto il rapporto italiano con i dati del resto del mondo presentati da Mary Meeker.

Mirko Zago

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