Luca Annunziata

Foodora, lo sciopero dei fattorini

Protesta nel fine settimana, aperto un tavolo con l'azienda. Sul piatto le condizioni di lavoro e gli orari

Milano - ╚ quasi un inedito per l'economia 2.0, quella basata sulla intermediazione e disintermediazione di Internet: un gruppo di fattorini di Foodora, startup per la consegna degli ordini gastronomici direttamente a casa, lo scorso sabato ha indetto una protesta al centro di Torino. Una protesta che ha visto il rallentamento progressivo fino al blocco delle consegne: al centro delle rivendicazioni le condizioni di lavoro e il salario che l'azienda offre per chi gira la città in bicicletta con il pranzo e la cena altrui sulle spalle.


A quanto pare la protesta ha ottenuto un risultato tangibile: Foodora, stando al comunicato pubblicato sulla pagina Facebook del collettivo "Deliverance Project", ha accettato di sedersi a un tavolo e discutere le rivendicazioni dei rider: la questione ruota attorno all'inquadramento dei fattorini, di fatto lavoratori a chiamata che ricevono 2,7 euro per ogni consegna effettuata (senza alcun emolumento relativo al tempo di attesa e di spostamento tra un ordine e il seguente), che puntano invece a diventare dipendenti a tutti gli effetti con un salario più sostanzioso.

Da parte sua l'azienda nelle scorse ore aveva chiarito che Foodora è una startup giovane che costituisce "un generatore di opportunità soprattutto per i giovani, nella maggior parte studenti, che possono gestirsi la collaborazione con totale flessibilità", e che vada intesa come un secondo o terzo lavoro per chi si diverte ad andare in bicicletta e ha voglia di arrotondare. Si tratta ovviamente anche di bilanciare i profitti coi costi: i margini di una startup, soprattutto quelle basate su un business model digitale, non saranno particolarmente sostanziosi e dunque nella catena del valore tutte le spese vengono tagliate all'osso per garantirne la sopravvivenza.
Di certo la situazione è ancora estremamente tesa: alcuni collaboratori di Foodora che si erano uniti alle proteste pare siano stati "sospesi" dal servizio, e in generale la trattativa tra le controparti sarà complessa. Nell'era del business 2.0, 3.0 e ora anche 4.0, i ruoli tradizionali di datore di lavoro e dipendente sono stravolti da nuove forme di gestione del rapporto tra azienda e impiegati. ╚ possibile che questa situazione dia lo spunto per una revisione completa di tutto il mercato, con conseguenze che andranno oltre la semplice risoluzione di questa disputa.



Luca Annunziata
9 Commenti alla Notizia Foodora, lo sciopero dei fattorini
Ordina
  • Chi li vuole i dipendenti? Costano tanto, soprattutto quando il business arranca: molto meglio i consulenti. Se però una volta i consulenti si facevano pagare questa flessibilità, operando principalmente in campi ad alto reddito, adesso si vuole applicare il modello a consulenza a ogni tipo di lavoro. La scusa del "non è pensato come lavoro primario, serve agli studenti per arrotondare" è stata storicamente utilizzata da McDonald's (e magari da altri in precedenza) nel descrivere le posizioni sottopagate da flippahamburger.
    Pensavo che in Italia non fosse ancora ammesso scaricare interamente il rischio d'impresa sulle spalle di chi sta in basso. Che comunque ci fosse ancora qualche tutela per chi svolge lavori di basso profilo professionale. Povero ingenuo io (per non dire altro), evidentemente mi sbagliavo.
    Izio01
    4674
  • ..è una corsa all'impoverimento (degli altri). Eccone un altro esempio, l'omologo di Uber per i corrieri -> https://www.youpony.co/IT/ e chi si inventa e gestisce queste "start-up" crede di essere anche un genio....
    non+autenticato
  • - Scritto da: ciccio
    > ..è una corsa all'impoverimento (degli altri).
    > Eccone un altro esempio, l'omologo di Uber per i
    > corrieri -> https://www.youpony.co/IT/ e chi si
    > inventa e gestisce queste "start-up" crede di
    > essere anche un
    > genio....

    chissà se qualcuno lo utilizza per portare droga da una parte all'altra

    all'insaputa del corriere ovviamente
    non+autenticato
  • - Scritto da: ciccio
    > ..è una corsa all'impoverimento (degli altri).
    > Eccone un altro esempio, l'omologo di Uber per i
    > corrieri -> https://www.youpony.co/IT/ e chi si
    > inventa e gestisce queste "start-up" crede di
    > essere anche un genio....

    Non conoscevo quest'azienda, però ho letto cosa fanno e non la vedo necessariamente così negativa. Io sono contro lo sfruttamento, non contro la condivisione. Contro Uber, non contro BlablaCar.
    Se il concetto è quello che tu devi già fare un certo viaggio e ne approfitti per portare un pacco, è un'ottimizzazione che riduce il traffico, un corriere di meno. Se invece è una scusa per aggirare le leggi sul lavoro e sfruttare la gente, devono bruciare.
    Izio01
    4674
  • certo, se poi e' un pacco di coca...
    (perche' non si capisce perche' ma questi servizi se ne fregano delle regolamentazioni esistenti)
    non+autenticato
  • - Scritto da: LucaB
    > certo, se poi e' un pacco di coca...
    > (perche' non si capisce perche' ma questi servizi
    > se ne fregano delle regolamentazioni
    > esistenti)

    Perché quando spedisci un pacco con le poste o un corriere te lo fanno prima aprire per controllare che non ci sia droga? Oppure i carabinieri arrestano il guidatore di Bartolini? Non porterei un pacco altrui attraverso un confine, su questo non ci piove, ma per il resto non vedo il problema.
    Ma a parte questo, bisogna per forza considerare SOLO gli scenari truffaldini? Sicuramente con la vendita di seconda mano i ladri possono sbarazzarsi della refurtiva, ma non mi sembra un buon motivo per vietare la rivendita di ciò che si possiede (e infatti non è vietato).
    Izio01
    4674
  • Hmmm... da una parte la scusa del "è un lavoretto per arrotondare" nel caso di McDonald's è insostenibile, dal momento che i dipendenti devono rispettare tempi ed orari ben precisi.
    Dall'altra un modello come quello di Youpony è analogo a quello di Blablacar: io devo andare dal punto A al punto B, se posso ammortizzare le spese che sosterrei comunque, meglio; i guai cominciano quando chi consegna il cibo non è più uno che va a prendere il pranzo per se e ne approfitta per portarlo anche ad altra gente che lavora in zona.

    Evidentemente la carenza di posti di lavoro genera anche questo genere di distorsioni.
  • Hmmm... da una parte la scusa del "è un lavoretto per arrotondare" nel caso di McDonald's è insostenibile, dal momento che i dipendenti devono rispettare tempi ed orari ben precisi.
    Dall'altra un modello come quello di Youpony è analogo a quello di Blablacar: io devo andare dal punto A al punto B, se posso ammortizzare le spese che sosterrei comunque, meglio; i guai cominciano quando chi consegna il cibo non è più uno che va a prendere il pranzo per se e ne approfitta per portarlo anche ad altra gente che lavora in zona.

    Evidentemente la carenza di posti di lavoro genera anche questo genere di distorsioni.
  • - Scritto da: Izio01
    > Chi li vuole i dipendenti? Costano tanto,
    > soprattutto quando il business arranca: molto
    > meglio i consulenti. Se però una volta i
    > consulenti si facevano pagare questa
    > flessibilità, operando principalmente in campi ad
    > alto reddito, adesso si vuole applicare il
    > modello a consulenza a ogni tipo di lavoro. La
    > scusa del "non è pensato come lavoro primario,
    > serve agli studenti per arrotondare" è stata
    > storicamente utilizzata da McDonald's (e magari
    > da altri in precedenza) nel descrivere le
    > posizioni sottopagate da
    > flippahamburger.
    > Pensavo che in Italia non fosse ancora ammesso
    > scaricare interamente il rischio d'impresa sulle
    > spalle di chi sta in basso. Che comunque ci fosse
    > ancora qualche tutela per chi svolge lavori di
    > basso profilo professionale. Povero ingenuo io
    > (per non dire altro), evidentemente mi
    > sbagliavo.

    IL LAVORO SI PAGA.

    Questo dovrebbe essere messo bene in chiaro, che sia un'ora al giorno o otto, che sia un lavoro da manovale o da impiegato.
    E si paga il giusto inclusi contributi pensione, ferie, malattia e tutto il resto.
    E più è precario il lavoro, più deve essere pagato per la flessibilità.

    Chi si abbassa ad accettare certe condizioni, danneggia se stesso e i lavoratori tutti.
    Chi osa proporre certe condizioni indegne e offensive ai lavoratori, deve essere punito severamente.
    Chi utilizza servizi che trattano a questo modo i lavoratori, deve capire che favorisce lo sfruttamento altrui e degrada le condizioni lavorative per tutti, se stesso compreso.
    Ci vuole un reddito di cittadinanza così che un disoccupato non sia obbligato ad accettare simili condizioni degradanti, e un salario minimo da rispettare pena multe salatissime.

    Questa corsa al massacro dei lavoratori deve finire, altrimenti tra poco ci troveremo con le città date alle fiamme.
    Funz
    13032