Luca Annunziata

Cyanogen, è tutta una rivoluzione

Cambiano i vertici, cambia la strategia dell'azienda. Niente più alternativa ad Android originale, ma un approccio modulare per rendere gli smartphone più sicuri

Milano - C'è aria di cambiamento in casa Cyanogen, con novità che spaziano da nomine ai vertici a una strategia che altera in modo significativo l'impegno degli sviluppatori e le prospettive della community che si riunisce da anni attorno alla celebre mod. Lo storico CEO e fondatore Kirt McMaster lascia il ruolo di leader per trasformarsi in una sorta di portavoce, e nuove figure tecniche vanno a occupare posizioni che sono volte ad alterare la direzione intrapresa nello sviluppo del software.

Facciamo un passo indietro: a luglio c'era stata una tornata di licenziamenti, con un inevitabile riallineamento dopo che le roboanti ambizioni dello stesso McMaster si erano infrante con una realtà diversa dalle sue speranze. Cyanogen resta una delle mod più amate dagli utenti, e CyanogenOS (la controparte commerciale) è stata adottata da smartphone di buon successo soprattutto in Cina e India. Ci sono milioni di utenti Cyanogen in circolazione (quanti non è chiarissimo), ma evidentemente non generano i profitti sperati: da qui la decisione di tagliare qualche testa e snellire il gruppo degli sviluppatori.

Ora l'approccio scelto, e descritto in un post sul blog ufficiale, appare più simile a quello che aveva portato nel 2015 a un accordo con Microsoft: Cyanogen produrrà dei moduli facilmente integrabili dai produttori di smartphone a bordo dei loro terminali, con l'obiettivo di semplificare lo sviluppo e soprattutto la manutenzione delle diverse parti che compongono il sistema operativo. Un tentativo per migliorare soprattutto la sicurezza: sfruttare i moduli Cyanogen per le parti delicate dell'OS consentirebbe aggiornamenti più tempestivi e dunque maggiori garanzie anche per gli utenti finali.
McMaster in questa girandola diventerà il nuovo executive chairman, ovvero una sorta di volto dell'azienda che si occuperà di partnership e alleanze tra Cyanogen e altri soggetti dell'industria. Il ruolo del CEO verrà ricoperto da Lior Tal, che prima di questo è stato COO e prima ancora manager di alto livello per Facebook, mentre l'altro fondatore di Cyanogen Steve Kondik diventerà chief science officer: sarà lui probabilmente a prendere in mano la guida tecnica dell'azienda, sarà lui a dare direzione allo sviluppo del nuovo approccio modulare.

Restano da chiarire ancora alcuni punti: che cosa succederà esattamente alla mod, che a ben vedere oggi per lo più è sviluppata dalla community di volontari, e che destino avrà la controparte CyanogenOS con i suoi accordi commerciali che come detto non hanno fruttato quanto sperato. Ci sarà da aspettare e vedere, soprattutto se davvero questi moduli che Cyanogen si appresta a sviluppare e perfezionare troveranno larga adozione a bordo di altri smartphone di aziende che fino a qui sono state estranee al giro d'affari di Kondik e McMaster.

Luca Annunziata
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