Nicola Bruno

SoftBank, 100 miliardi di dollari per la tecnologia

Partner principale l'Arabia Saudita che, con il suo fondo sovrano, cerca di investire in campi diversi dall'estrazione petrolifera

Roma - Softbank ha scelto di investire in un futuro hi-tech: il noto gruppo giapponese ha annunciato il lancio del SoftBank Vision Fund, un nuovo fondo di investimento che nei prossimi 5 anni impiegherà 25 miliardi di dollari in operazioni nel settore dell'alta tecnologia. Una mossa molto importante, se si considera che il valore di mercato dell'azienda è circa 68 miliardi di dollari. Partner principale dell'operazione sarà l'Arabia Saudita attraverso il suo fondo sovrano di investimento.

Tra il PIF (Public Investment Fund) dell'Arabia Saudita e SoftBank Group è stato firmato un memorandum di intesa in cui è previsto appunto che il fondo saudita inietti nel nuovo fondo giapponese fiumi di denaro - circa 45 miliardi di dollari. La cifra peraltro è destinata a salire: l'obiettivo comune - trarre profitto dall'industria e da servizi hi-tech - potrebbe anche andare oltre 5 anni, coinvolgere società terze e lievitare sino alla cifra di 100 miliardi di dollari.

L'Arabia Saudita si avvicina dunque al mondo della tecnologia a grandi passi. Lo stato arabo sta ovviamente cercando di diversificare gli investimenti, di allontanarsi gradualmente - anche se non del tutto - dal settore estrattivo. Non bisogna dimenticare che questo comparto sta affrontando una crisi importante e che si prospetta abbastanza lunga: il prezzo del greggio è sceso di oltre il 50 per cento, dalla seconda metà del 2014. Il principe ereditario Mohammed Bin Salman, presidente del PIF saudita, ha chiarito che l'obiettivo del fondo che gestisce è ottenere grossi ritorni operazioni finanziarie sia in patria, che all'estero, oltre che supportare il piano "Kingdom's Vision 2030", la strategia dell'Arabia Saudita per diversificare l'economia del paese. Un paese che comunque non guarda solo a Est: qualche mese fa, ad esempio, Riad ha investito 3,5 miliardi di dollari nell'americana Uber.
Masayoshi Son, CEO di SoftBank

Qui insomma si fa sul serio, si investe a tutto campo. Lo scorso agosto SoftBank ha messo le mani su ARM, la società inglese che si occupa del design dei chip che si trovano nel 99 per cento degli smartphone, tablet e delle applicazioni per IoT, una delle più grandi al mondo nel settore dei microprocessori - anzi di certo la più importante per il settore dei SoC dedicati ai mobile device. Un'operazione da 24,3 miliardi di Sterline che a questo punto possiamo considerare il primo passo dell'azienda giapponese sulla strada che potrebbe portarla a diventare il primo investitore al mondo del comparto tecnologico.

Qualche giorno fa SoftBank ha anche investito 130 milioni di dollari in Zymergen, una promettente startup californiana che si occupa di biotecnologia, più specificatamente di materiali derivati dalla modifica genetica dei microbi. Ricordiamo inoltre che questa corporation nipponica ha già un piede dentro la società telefonica americana Sprint (dal 2013) e un altro nel gigante dell'e-shop cinese Alibaba, solo per dirne un paio.

Il nuovo SoftBank Vision Fund ha dunque origini giapponesi, ingloberà anche denaro saudita ma sarà gestito nel Regno Unito da Rajeev Misra, il capo della divisione finanza strategica della società giapponese - un ex dipendente della Fortress Investment Group. Impiegare 100 miliardi di dollari in cinque anni significa immettere sul mercato tecnologico 20 miliardi di dollari l'anno, ossia circa un quinto dell'intero valore del comparto globale. Da gennaio a settembre le aziende hi-tech di tutto il mondo sostenute dal venture capitalism sono riuscite a raccogliere collettivamente circa 79 miliardi di dollari.
Masayoshi Son, il CEO di SoftBank ha dichiarato: "Con l'apertura del SoftBank Vision Fund saremo in grado di accelerare gli investimenti in aziende che si occupano di tecnologia in tutto il mondo. Nei prossimo decennio il SoftBank Vision Fund sarà il più grosso investitore nel settore hi-tech". Una specie di avvertimento per la Silicon Valley.

Nicola Bruno

Fonte delle immagini: Wikimedia.org.
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