Luca Annunziata

Apple patteggia, chiusa la vicenda col fisco

A Milano c'è la richiesta d'archiviazione per gli italiani e una pena commutata per un manager irlandese. Si chiude la vertenza con l'Italia

Milano - La parola fine alla vertenza fiscale tra Apple e l'Italia pare ormai scritta. La richiesta del pubblico ministero si è trasformata in un patteggiamento tra accusa e difesa: la richiesta di sei mesi di reclusione per Micheal ÒSullivan, rappresentante legale di Apple Sales Internazional, si trasforma in una multa da 45mila senza necessità di ammettere la responsabilità penale di quanto avvenuto. Unita alla archiviazione delle posizione per i manager italiani e al pagamento dello scorso dicembre, questo potrebbe essere davvero un capitolo chiuso.

Il GUP del Tribunale di Milano ha dato il suo avallo alla trattativa messa in piedi dal PM Adriano Scudieri con i legali di Apple: la trasformazione della pena in una multa, l'archiviazione della posizione dei due manager italiani Enzo Biagini e Mauro Cardaio, l'intero patteggiamento sono frutto dell'impegno di Apple che ha prima sanato la sua posizione con l'Erario, e poi ha promesso di rivedere le proprie procedure interne per evitare che fatti del genere si possano ripetere in futuro. In questo senso, Biagini e Cardaio sono stati ritenuti meri esecutori delle procedure imposte a livello globale da Apple.

Stabilire nel complesso quanta parte di responsabilità abbia ammesso Apple è complicato: il pagamento di oltre 300 milioni già effettuato a dicembre sana la posizione fiscale, l'accordo di oggi con il tribunale chiude al vicenda penale. In ogni caso si tratta di una situazione che stride con i complessi regimi fiscali comunitari, e irlandese in particolare, che da molti anni consentono a tante aziende di sfruttare le pieghe dell'ordinamento minimizzare l'impatto della tassazione sul totale dei loro introiti.
Se in Italia la questione è chiusa, lo stesso non si può dire altrove: sono molte le nazioni che hanno messo in piedi vertenze analoghe con Apple e altre aziende del settore, e pure l'Unione Europea sta discutendo con Cupertino al riguardo (con miliardi chiesti per sanare i presunti indebiti vantaggi ottenuti) mentre pensa a rivedere in modo complessivo le regole per la tassazione degli introiti. Si tratta di un'arma a doppio taglio: da un lato è importante garantire corretta concorrenza tra aziende che operano sul mercato, dall'altra un regime fiscale troppo rigido potrebbe causare l'allontanamento dei nomi più importanti del settore alla ricerca di lidi più favorevoli.

Luca Annunziata
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