Claudio Tamburrino

Twitter, trimestre di tagli

La piattaforma di microblogging non ingrana e sarà costretta a tagliare: dipendenti e Vine. Ma Dorsey non vuole cedere

Roma - Twitter ha presentato i risultati finanziari validi per il terzo trimestre del 2016 e conferma di riuscire a fare soldi, ma di continuare a non riusc ire a guadagnare trasformando veramente il suo pubblico in successo.

Il dato più rilevante è infatti che la piattaforma non ha ancora raggiunto l'obiettivo dei profitti nonostante un fatturato cresciuto fino a 616 milioni di dollari e utenti arrivati a quota 317 milioni attivi al mese.
Twitter, dunque, nonostante abbia superato le aspettative degli investitori sia dal punto di vista del fatturato (su cui le aspettative si fermavano a 605 milioni) che degli utenti (stimati in 315 milioni), è solo riuscita a diminuire le perdite fino a 102,8 milioni.

Per cercare di uscire da questa stasi, l'azienda punterà a cercare ancora di riorganizzare le proprie vendite e i modelli commerciali: il CEO Jack Dorsey ha respinto al mittente le richieste di ricorrere ad altri investitori avanzate dagli azionisti e ha riferito di voler continuare a perseguire la sua strategia, in particolare cercando di operare tramite "aggiornamenti significativi" sulla sua piattaforma, in particolare per attrarre valore diminuendo i problemi legati alle attuali policy di sicurezza, ai troll e agli utilizzi illeciti che possono essere posti in essere attraverso la sua piattaforma.
Metterà inoltre ancora mano alla struttura, a partire dalla sua forza lavoro che sarà tagliata ancora di del 9 per cento, saranno effettuati circa 350 licenziamenti, concentrati in gran parte nel marketing e nelle vendite.

"Siamo diventati più ligi ai metodi di investimento e abbiamo stabilito l'obiettivo di profittabilità ed un piano per arrivarci nel 2017", ha riferito il CFO di Twitter Anthony Noto, "investiremo nelle nostre priorità maggiori", diminuendo la spesa invece nelle aree di minor interesse.
Tra queste, in particolare, il ramo secco ora da tagliare sarebbe Vine, la piattaforma per la condivisione di mini filmati di 6 secondi.

L'app che ha lanciato la moda dei mini video, poi adottata anche da altre piattaforme come Instagram e Snapchat, sarà chiusa anche se gli utenti potranno ancora accedere i contenuti qui pubblicati, semplicemente non saranno caricabili nuovi video. A pesare sul destino dell'app, probabilmente, proprio la competizione sul fronte dell'offerta di video brevi e gif.
Laconico il messaggio di addio della piattaforma: "Grazie, grazie a tutti - si legge - grazie per aver dato una speranza a questa app tempo fa".

D'altra parte potrebbe trattarsi di un arrivederci, dal momento si è buttato nella mischia Pornhub che, con il consueto stile, ha riferito di essere interessato alla sua acquisizione. Nonostante si legga nella lettera di intenti del Vicepresidente Corey Price l'ammiccamento al fatto che "sei secondi sono più che sufficienti" per le necessità di molti, le sue intenzioni sembrano decisamente serie.
"Dal momento che Twitter sembra intenzionato ad abbandonare il suo impegno nella piattaforma" questa potrebbe godere di un afflusso di nuovi capitali: ne varrebbe la pena, dice Price, già solo per salvare alcuni dei Vine più famosi e tributare alla piattaforma la sua gloria.

Claudio Tamburrino
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