Luca Annunziata

Android, Google risponde all'antitrust UE

La posizione di Mountain View non cambia: il suo sistema operativo è aperto alla concorrenza. Non c'è motivo di parlare di danni alla concorrenza, non con un marketplace a disposizione di tutti

Milano - La vicenda è nota: qualche mese fa la Commissione Europea ha ufficializzato il procedimento di indagine nei confronto di Google e di Android, dopo le segnalazioni ricevute da diversi concorrenti (nel settore delle app) che lamentavano disparità di trattamento per via degli accordi stipulati da Mountain View con i produttori di smartphone e gli operatori. Ora Google ha pronta la risposta alla Commissione, con la quale ha dialogato fittamente in questi mesi, e condensa le proprie argomentazioni in un post pubblicato sul proprio blog ufficiale.



Di fondo, la tesi di Google è che Android è e resta un sistema operativo open source e gratuito. Il suo codice è a disposizione di chiunque, qualunque produttore ed operatore può attingervi e utilizzarlo per i propri scopi (purché rispetti le licenze d'uso): lo sviluppo di Android viene portato avanti da Google con un investimento che è direttamente in perdita, ma che viene compensato e remunerato tramite le app sviluppate dalla stessa Google e che sono presenti sulla piattaforma. Gmail, Gmaps, Chrome e tutte le altre icone che spesso, molto spesso, troviamo installate di serie sugli smartphone e sui tablet acquistati nei negozi fisici e online dotati del sistema operativo del robottino verde.
La presenza di queste app, in ogni caso, non è obbligatoria: non c'è nessuna richiesta al riguardo per i produttori dei device e gli operatori, chiarisce Google, che spiega un po' più nel dettaglio a cosa servono gli accordi che firma con chi produce gli smartphone e chi li distribuisce. È tutta una questione di ridurre la frammentazione della piattaforma: viene richiesto un livello minimo di funzionalità per essere certi che le app presenti in circolazione funzionino correttamente senza causare grattacapi all'utente finale. Soprattutto, non c'è alcuna esclusiva: l'installazione di Chrome o Gmail non impedisce di pre-installare (o installare dopo l'acquisto) altri browser o clienti di posta concorrenti, così come non c'è alcun obbligo di mantenere Google come search di default.

La questione secondo Google è che, a prescindere da cosa gli utenti trovano a bordo alla prima accensione, chiunque può in pochi secondi modificare sostanzialmente il contenuto del proprio smartphone Android. Può scaricare Facebook e Snapchat, Spotify e Whatsapp, Instagram e qualsiasi altra app di successo (nessuna di questa presente di default o richiesta da Google) sul proprio telefono e usarla. Nessuno impedisce, secondo Google, di modificare il browser che si usa per navigare il Web o di usare servizi differenti da quelli offerti da Mountain View, che sia posta elettronica o ancora il search. La posizione di Google, al riguardo, è che le sue app sono in competizione sul marketplace con tutte le altre: senza alcun vantaggio particolare o particolare integrazione nel sistema operativo che non sia offerto anche a chiunque altro.

Per altro c'è da rilevare come non sia l'unica realtà nella quale alcune app arrivano preinstallate di serie: Big G pone l'accento sul fatto che il suo Android sia in competizione con iOS di Apple, così come ovviamente in misura minore con altri OS come Windows Phone e Blackberry, e ciascuno di questi arriva nelle mani degli utenti con una serie di app pre-installate. Su iOS ci sono le Mappe e iMessage, tanto per fare un esempio, su Windows Phone ci sono Office e OneDrive. Numeri per numeri, anche Google decide di darne un po': nel 2015 gli utenti Android hanno scaricato la bellezza di 65 miliardi di app, 175 milioni al giorno, con una media di una 50ina di app presenti su ogni smartphone. Visto che le app di Google sono meno di una dozzina, si tratta di una minoranza rispetto al totale presente in memoria.

Tirando le somme, Google si augura di poter proseguire a dialogare con la Commissione in modo costruttivo. Il suo obiettivo, dice per bocca del vicepresidente Kent Walker che firma il post, è offrire agli sviluppatori un ambiente di sviluppo efficiente e con scarsa frammentazione per garantire il funzionamento delle app, di tutte le app, su qualsiasi categoria di device. Un percorso che ha seguito fin qui e che, a suo dire, ha garantito maggiore scelta e prezzi inferiori al consumatore. Vedremo come valuterà queste argomentazioni la Commissione, e come deciderà di valutare i risultati della consultazione pubblica da essa stessa avviata.

Luca Annunziata
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