Gaia Bottà

Twitter, abusi sotto il tappeto

La piattaforma offre agli utenti la possibilità di filtrare e silenziare le notifiche di messaggi sgraditi. Ma per placare gli abusi basta togliere visibilità ai messaggi d'odio?

Roma - Twitter, nel tentativo di superare la crisi guadagnando utenti e avvincendoli nelle conversazioni, nel tentativo di rendersi più appetibile ai potenziali acquirenti, è nella delicata posizione di dover bonificare la propria piattaforma da odio e abusi, rispettando nel contempo la libertà di espressione di chi partecipa. L'ultimo strumento sfoderato un questo senso è l'ennesimo filtro, con cui è possibile sospendere le notifiche per cinguettii troppo aggressivi o per conversazioni indigeste.

Silenziare parole chiave

In un post sul blog ufficiale Twitter spiega che la dimensione pubblica e il dipanarsi in tempo reale delle conversazioni rende molto complesso stabilire le modalità di intervento. È altresì una responsabilità gravosa tracciare un discrimine tra i contenuti classificabili come abuso e i contenuti che sono manifestazione accesa delle libera espressione. Nonostante Twitter non escluda le azioni calate dall'alto, come dimostra la recentissima rimozione di alcuni account statunitensi legati alla estrema destra nazionalista, per ovviare alle ricorrenti polemiche il servizio di microblogging affida ancora una volta ilcontrollo ai propri utenti: sarà possibile silenziare le notifiche di cinguettii rivolti all'utente che contengano parole chiave, frasi, emoji e hashtag indesiderati, così come le notifiche di messaggi provenienti da un determinato mittente.

Silenziare conversazioni

In questo modo chi impiega la piattaforma come megafono per messaggi d'odio non verrà punito o messo a tacere: semplicemente perderà l'attenzione di parte del proprio pubblico, probabilmente quello che intende colpire con la propria aggressività.
Benché Twitter illustri la nuova funzione per "togliere la voce a parole, frasi, nomi utente, emoji e hashtag" con esempi basati su unicorni e gattini, la piattaforma auspica che con questo sistema si possano soffocare le condotte abusive che "dissuadono le persone dal partecipare", che "riducono l'opportunità di osservare e condividere tutte le prospettive su certi argomenti", che "attentano alla dignità umana, che tutti dovremmo impegnarci a proteggere".

Twitter dunque si impegna mettendo a disposizione gli strumenti a favore degli utenti, declinati sulle proprie policy: se in passato la piattaforma aveva affinato le definizioni in modo da delineare i contenuti violenti che avrebbero oggettivamente potuto costituire un abuso da sanzionare, ora invita gli utenti a segnalarne la natura con un form che permette di indicare se il contenuto sia da ritenere inopportuno sulla base di discriminazioni di razza, appartenenza etnica o nazione di origine, orientamento sessuale, genere e identità di genere, religione, età, disabilità o malattia. I dipendenti del team di supporto incaricati di vagliare le segnalazioni sono stati opportunamente formati per valutare al meglio le condotte che hanno urtato gli utenti, nel tentativo di agire sul sistema di moderazione spesso criticato come poco efficiente.

"Non ci aspettiamo che questi aggiornamenti permettano di far scomparire improvvisamente gli abusi su Twitter - si ammette nel post ufficiale - Ma siamo impegnati a migliorare rapidamente Twitter sulla base di tutto ciò che osserviamo e impariamo".

A dimostrazione del fatto che il percorso di bonifica di Twitter sarà con ogni probabilità arduo, ma che potrebbe beneficiare della partecipazione attiva degli utenti, c'è un recente studio in cui si dimostra l'influenza almeno parziale delle risposte pubbliche indirizzate ad account di stampo razzista da individui della stessa razza di appartenenza, con un largo seguito.
La collaborazione degli utenti, a costo di creare scandalo, è altresì un monito per Twitter, che sembra non filtrare adeguatamente i propri cinguettii sponsorizzati, parte del versante pubblicitario che potrebbe ingolosire potenziali acquirenti.



È così che gli allarmi piccati degli utenti manifestati pubblicamente, oltre a gettare un ombra di sfiducia sulle politiche del social network, hanno condotto alla sospesione di un account che promuoveva a pagamento messaggi razzisti.

Gaia Bottà

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