Gaia Bottà

Hyperloop One, fine delle guerre intestine

E' stato risolto il conflitto in corso con gli ex-dipendenti. Una lotta che avrebbe potuto attentare alla reputazione dell'azienda che si sta facendo carico di dare vita al sogno di Elon Musk per il futuro dei trasporti

Roma - A gettare un'ombra di sfiducia su Hyperloop One, l'azienda nata per concretizzare il disegno di Elon Musk per il futuro dei trasporti, c'era una battaglia legale ai vertici fatta di accuse di nepotismo, di cattiva gestione dei fondi degli investitori, di minacce e di attentati alla reputazione. Il conflitto si è ora sanato, e l'azienda potrà tornare a perseguire i propri piani senza timore di contraccolpi legali.


La denuncia era stata mossa da Brogan BamBrogan, co-fondatore estromesso dall'azienda, e da un manipolo di ex dipendenti: il CEO Rob Lloyd, il co-fondatore Shervin Pishevar e il fratello Afshin Pishevar, ex-responsabile legale, e l'investitore Joe Lonsdale, secondo l'accusa, non avrebbero agito nell'interesse dell'azienda, ma avrebbero piuttosto sfruttato il loro ruolo per affidare a persone vicine consulenze pagate profumatamente, trasformando così Hyperloop One in un "esercizio guidato dal marketing" in luogo di alimentarne le potenzialità ingegneristiche e tecnologiche tese alla realizzazione del sistema di trasporti che potrebbe rivoluzionare il futuro. BamBrogan e gli altri soggetti che hanno lasciato l'azienda, poi, avrebbero subito azioni di mobbing e minacce, in un clima lavorativo che avrebbe finito per essere intollerabile.

Di contro, i fedeli di Hyperloop One, a stretto giro dalle accuse di BamBrogan avevano risposto con una controdenuncia: BamBrogan e i tre ex-dipendenti avrebbero tentato di sobillare la forza lavoro e gli investitori dell'azienda per prenderne le redini, gettando discredito sull'amministrazione. Il piano alternativo dei fuoriusciti, in caso di mancata riuscita del golpe, sarebbe stato quello di fondare una Hyperloop Two, azienda che avrebbe dovuto competere con Hyperloop One nel conquistare la fiducia degli investitori.
I piani di Hyperloop One non appaiono affatto rallentati dalle lotte intestine: le nuove iniziative si moltiplicano, ultima delle quali l'accordo con gli Emirati Arabi per la realizzazione entro il 2020 di un collegamento tra Dubai e Abu Dhabi. Evidentemente, però, l'azienda ha preferito archiviare le ostilità che spesso "costituiscono un elemento di disturbo", come spiega il CEO Rob Lloyd ai propri dipendenti. Nella comunicazione fatta pervenire internamente, Lloyd ricorda i successi conseguiti e i prossimi traguardi da tagliare e annuncia che "il contenzioso aperto contro Hyperloop One nel corso dell'estate da alcuni ex dipendenti è stato risolto".

BamBrogan e la sua squadra, dal canto loro, annunciano di essere intenzionati a perseguire i propri piani, circondandosi di "gente in gamba". Non è dato sapere se sia davvero in programma la fondazione di una concorrente Hyperloop Two, né è dato sapere su quali basi sia stato siglato l'accordo stragiudiziale che ha risolto le controversie tra i due cofondatori di Hyperloop One e le rispettive fazioni.

Gaia Bottà
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