Luca Annunziata

Chatbot, Microsoft ci riprova con Zo

Dopo la controversa esperienza con Tay, questa volta niente politica. E niente riferimenti all'esperimento precedente, scanso equivoci

Milano - I bot in grado di chiacchierare con gli utenti sono il futuro dell'assistenza e del marketing in Rete: sono molti a lavorare a questo tipo di tecnologia, e tra tutti c'è Microsoft che si è già lanciata in qualche esperimento pubblico. Peccato che, la prima volta, il bot Tay si sia trascinato addosso una controversa polemica a causa di risposte non proprio politically-correct: dopo aver ritirato il primo esemplare, a Redmond hanno continuato a lavorare a un successore. E così ha fatto il suo debutto in queste ore, piuttosto in sordina a dire la verità, il nuovo bot: questa volta si chiama Zo.

Zo per ora è disponibile unicamente in lingua inglese e unicamente sulla piattaforma Kik: una scelta, quella di esordire in modo modesto, sia per testare la scalabilità del servizio, ma anche e forse soprattutto per dribblare eventuali problemi di comunicazione se gli utenti dovessero scovare bug e limiti della programmazione. Sempre a scanso equivoci, Microsoft ha deciso anche di bloccare una serie di argomenti: interrogato su razzismo, sul suo predecessore Tay, sulla politica e alcuni altri temi, Zo si limita a fornire risposte evasive e tagliare corto per chiudere in fretta l'argomento. Prevenire, per così dire, è meglio che curare.

L'obiettivo dell'esperimento è mettere alla prova le tecniche di machine learning ed elaborazione del linguaggio naturale che Microsoft come molti altri sta portando avanti: in prospettiva i computer saranno in grado di tenere in piedi conversazioni complesse, come accade nei film di Hollywood, e consentire il superamento delle interfacce tradizionali per l'utilizzo del supporto informatico. Se oggi Zo si limita a scrivere, infatti, in futuro ci saranno bot in grado di chiacchierare a voce con l'interlocutore: un solo bot potrà gestire moltissimi umani, contemporaneamente, e facendo riferimento a un unico database centrale con la conoscenza accumulata potrà anche fornire supporto tecnico migliore. Una sorta di super-tecnico quasi onniscente, che può far conto su nozioni fornite a priori e sull'esperienza fatta nel corso delle conversazioni.
Non è chiaro al momento quale sarà la portata del progetto Zo: probabile che prima o poi sia reso disponibile anche su altre piattaforme, magari Skype per restare in casa Microsoft, ma tutto dipenderà da come andranno le prime chat di questi giorni. Se riuscirà a superare le prove che invece Tay ha fallito, a Redmond decideranno se e come allargare la sperimentazione, magari anche includendo temi che fin qui sono un tabù. Non è ancora stato fatto alcun annuncio ufficiale, ma chi vuole può testare le capacità di Zo a questo indirizzo.

Luca Annunziata
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