Gaia Bottà

Google, a Cuba per pochi ma buona

Un accordo con l'ISP di stato per agevolare l'intrattenimento mediato dai servizi di Mountain View a favore dei pochi che hanno accesso alla connettività

Roma - Non si tratta di una iniziativa per estendere le possibilità di connettersi offerte ai cittadini, irreggimentate nelle soluzioni pubbliche approvate dal governo e spesso negate alla popolazione in termini di costi, ma di un progetto volto a migliorare la qualità dei servizi Google a favore di coloro che ne possono già fruire. Mountain View ha stretto un accordo con l'operatore di stato ETECSA per gestire un servizio di edge caching che, nel contesto di una infrastruttura ancora manchevole, possa fare la differenza per i prodotti della Grande G pensati per una rete con altre capacità.


L'accordo stretto con l'operatore cubano, dunque, non differisce da quelli stretti con i provider di tutto il mondo: anche a Cuba Google installerà dei server dedicati al caching dei contenuti a livello dei punti di interconnessione, così da restituire agli utenti i servizi in maniera più rapida e così da non costringere il fornitore di connettività a far fronte a esosi costi di banda, mantenendo invece il traffico il più possibile nei limiti della sua rete.

Il vantaggio per ETECSA è indubbio, e altrettanto indubbio è il vantaggio per Google, che sarà in grado di spiccare rispetto ai servizi concorrenti che non possono appoggiarsi ad analoghi servizi di caching.
La Grande G presenta inoltre l'accordo nell'alveo della missione di "rendere l'informazione utile e accessibile a tutti indipendentemente dalle barriere di costo, connettività e lingua", ma non può non specificare che i "miglioramenti in termine di qualità del servizi e di riduzione della latenza per i contenuti conservati in cache" saranno apprezzabili solo da coloro che a Cuba abbiano già accesso a Internet e vogliano utilizzare i servizi di Mountain View, fra i quali per il momento si cita esplicitamente solo YouTube.
Dati ITU Cuba

Si tratta di una percentuale di cittadini estremamente ridotta se si considera che, secondo dati ITU, solo il 5,5 per cento delle abitazioni può fruire di accesso alla Rete e solo il 31,1 per cento dei cittadini accede a Internet, fruendo, salvo eccezioni, di costose connessioni WiFi.
Il dischiudersi di Cuba alle opportunità dell'IT appare dunque un processo lento e non privo di scossoni, apprezzabile ancora da pochi. Un processo incoraggiato dall'ammorbidirsi dei rapporti con gli USA, e dalle opportunità che, di contro, aziende come Airbnb, Netflix, Spotify e la stessa Google intravedono nell'isola, e nel mettersi fin da ora al servizio delle aspettative dei turisti, in attesa di connettere la popolazione locale.

Gaia Bottà

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