Mirko Zago

Trump, una mano tesa alla Silicon Valley

In un meeting il presidente eletto ha chiarito la sua intenzione di sostenere le grandi aziende IT, aprendo un canale di dialogo prioritario. Ma l'invito è rivolto solo a chi conta veramente. Critiche le "escluse" della Silicon Valley

Roma - Donald Trump ha incontrato i giganti della tecnologia il 14 dicembre al 25esimo piano della sua Trump Tower di Manhattan. Tra i tanti erano presenti Larry Page ed Eric Schmidt per Alphabet, Satya Nadella e Brad Smith per Microsoft, Tim Cook per Apple, Elon Musk per Tesla Motors, Jeff Bezos per Amazon, Ginni Rometty per IBM. Tra gli altri presenti anche Intel, Facebook, Oracle Corp, Palantir Technologies e Cisco Systems oltre che Peter Thiel, cofondatore di Paypal che in più occasioni ha aiutato l'amministrazione Trump a tessere rapporti di collaborazione con la Silicon Valley.


Dopo aver rotto il ghiaccio con forti complimenti da parte del presidente ai partecipanti che hanno spaziato da "siete un gruppo di persone incredibili" a "nessuno al mondo è come voi", i 90 minuti dell'incontro sono trascorsi pacati. Sono stati affrontati diversi temi caldi, tra i quali ha spiccato il libero mercato e l'importanza economica del comparto tecnologico. A tal proposito sono state spese parole rassicuranti: "Ci accingiamo a proporre offerte commerciali più eque. Stiamo per rendere molto più facile il commercio oltreconfine superando le tante restrizioni e problemi attuali" - ha confermato Trump.

Sembra che, anche successivamente alla richiesta che l'incontro proseguisse a porte chiuse (dopo pochi minuti dall'avvio la stampa è stata invitata ad uscire), i toni si siano mantenuti pacati. Lo stesso Jeff Bezos, in alcuni casi critico verso le amministrazioni, ha apostrofato l'incontro come "molto produttivo": "Ho condiviso la visione dell'amministrazione che vorrebbe fare dell'innovazione uno dei suoi pilastri, creando un grande numero di posti di lavoro in tutto il Paese, in tutti i settori, non solo in campo tecnologico, ma anche nell'agricoltura, infrastrutture, nel settore manifatturiero, ovunque".
Secondo molti, l'incontro si sarebbe svolto senza intoppi, solo perché si è evitato volutamente di invitare personaggi scomodi. È risaputo che nell'ambiente delle startup della Silicon Valley (non invitate), Trump non goda di particolare simpatia. Ma anche uno dei grandi invitati, Elon Musk di Tesla, nel corso della campagna elettorale non ha risparmiato i toni critici per Trump.

Altro elemento che ha contribuito al mantenimento della calma è l'aver evitato appositamente certi argomenti, che altrimenti avrebbero fatto storcere il naso anche ai presenti, come ad esempio la schedatura dei musulmani, già oggetto di una petizione. Ma forse il volto di Tim Cook ha lasciato trasparire effettivamente qualche perplessità, e altre espressioni sono emblematiche). I dibattiti sull'intervento dell'antitrust contro Amazon e il caldo invito ad Apple nello spostare la produzione dalla Cina agli USA hanno lasciato spazio a rassicurazioni e propositi di collaborazione. Cosa sarebbe accaduto si fossero toccate queste "ferite"? Persino la presenza della famiglia di Trump (compresi quattro figli) hanno giocato un ruolo strategico (per alcuni osservatori, sostanzialmente patetico e ridicolo).

La grande esclusa è stata Twitter, non invitata ufficialmente "perché non è grande abbastanza" secondo una nota dei portavoce del Governo. Una fonte vicina alla famiglia Trump e alla piattaforma di microblogging, ritiene che l'esclusione sia invece da leggere come una ripicca per aver rifiutato una campagna pubblicitaria dell'amministrazione Trump ad ottobre

Quel che è evidente è che si sia aperta una linea di dialogo preferenziale con le aziende IT: "Tutto ciò che possiamo fare per aiutarvi ad andare avanti, sarà fatto, siamo qui per voi. Potrete chiamare i membri del mio staff o chiamarmi direttamente, non fa differenza. Non badiamo alle formalità" ha confermato Trump. Parallelamente è evidente che questo approccio sia dedicato a pochi eletti, Una politica discriminatoria che rischia di alimentare polemiche.

Mirko Zago
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