Gaia Bottà

Facebook e i tabù della pubblicità

Il social network permette agli utenti di escludere certi argomenti dalle proposte pubblicitarie. Prodotti alcolici e per l'infanzia possono evocare ricordi o problemi che rendono spiacevole la permanenza sulle pagine in blu

Roma - Argomenti sgraditi veicolati dalla pubblicità, advertising che potrebbe indurre gli utenti in tentazioni pericolose o capaci di richiamare alla memoria tristi ricordi: Facebook promette alla propria rete di amici di escludere dal proprio news feed certe categorie di contenuti pubblicitari che potrebbero urtare la loro sensibilità.

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Da tempo è possibile esprimere su Facebook le proprie preferenze in materia di advertising, ma la selezione delle categorie appare orientata agli argomenti di interesse più che agli argomenti sgraditi. Facebook, così come Google, offre inoltre la possibilità di bloccare a posteriori la visualizzazione di certi singoli messaggi pubblicitari, così da non infastidire gli utenti con pubblicità sgradita e proporre loro contenuti rilevanti.

Il social network, da questo momento, sta cominciando ad agire d'anticipo: per alcuni utenti statunitensi è stata avviata una sperimentazione che consente di prevenire la visualizzazione di advertising riconducibile a certe categorie: alcolici e prodotti per l'infanzia.

"Sono due degli argomenti più comuni emersi dalle nostre ricerche" ha spiegato un portavoce di Facebook, argomenti che potrebbero turbare le famiglie che non riescono ad avere figli o che ne abbiano perso uno, o che potrebbero sollecitare in maniera poco opportuna chi desideri tenersi lontano dalle bevande alcoliche. Argomenti che, peraltro, potrebbero essere proposti in chiave pubblicitaria agli utenti che si siano rivolti alla Rete per affrontare i propri problemi, sulla base di classificazioni semantiche che interpretano figli e bevande alcoliche come gioiosi piaceri della vita.
Facebook ha scelto così di affidare agli utenti un più preciso controllo sull'advertising e, sulla base di questa prima sperimentazione, non esclude di estendere le categorie di pubblicità che si potranno bloccare, così da far spiccare l'advertising residuo e incrementare la fiducia degli utenti nei confronti delle proposte pubblicitarie e, di conseguenza, il valore della pubblicità.

Gaia Bottà

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