Luca Annunziata

La Turchia blocca Tor

La rete-cipolla quasi inaccessibile. Una mossa per limitare la libera espressione? Ci sono ancora scappatoie, ma la rete di Ankara è sempre più recintata

Milano - Prima a macchia di leopardo, poi in modo sempre più uniforme, la rete Tor è stata bloccata entro i confini turchi: i provider hanno messo in pratica un editto del governo di Erdogan, che ha intimato di impedire ai cittadini del paese di avere accesso alla rete di anonimizzazione che consentiva fino a oggi di aggirare le censure e le restrizioni imposte.




Il blocco non è totale, e non è un inedito per la Turchia: colpisce però la modalità con la quale è stato messo in atto, mancando in questo caso un casus belli, un fattore scatenante che spinga il governo a chiedere la messa al banda del celebre protocollo di anonimizzazione e di qualsiasi altra tecnologia analoga compresa ogni forma di VPN (virtual private network). L'operazione è condotta a livello dei provider, che operano una deep packet inspection di quanto transita nelle maglie dei loro sistemi e bloccano i pacchetti di dati destinati al network Tor.
Il blocco non è totale: lo è sul piano geografico, visto che le verifiche effettuate dal sito Turkey Blocks confermano che è esteso a tutto il territorio della Turchia, ma ci sono alcuni tipi di comunicazioni da e verso Tor che riescono a sfuggire ai filtri messi in piedi dai provider. Ciò detto, è senz'altro un segnale preciso dell'indirizzo politico della Turchia: Tor e le VPN sono utilizzate per la libera circolazione delle opinioni e delle notizie all'interno dei confini di Ankara, e il blocco della comunicazione su questi canali indica chiaramente quale sia l'intenzione di Erdogan.

Nelle scorse settimane e negli scorsi anni, la Turchia ha gradualmente applicato e rimosso blocchi a social network come Facebook e Twitter, servizi di messaggistica come WhatsApp, e ha condotto un vero e proprio tiro alla fune con YouTube che più volte è stato oscurato, bloccato, sbloccato e reso di nuovo accessibile entro i confini nazionali. Persino i servizi di cloud come Dropbox, Google Drive e OneDrive sono stati oggetto di restrizioni, giungendo al paradosso di bloccare un servizio destinato agli sviluppatori come GitHub che generalmente non è associato alla condivisione di informazioni e notizie con connotazione politica. Per ultimo, anche Minecraft ha subito l'ostracizzazione.

L'obiettivo di Erdogan, secondo gli osservatori, è quello di imporre un rigido controllo sulle informazioni che circolano all'interno del suo paese: operando un blocco selettivo di certi canali di comunicazione è possibile costringere i cittadini ad apprendere le notizie esclusivamente attraverso i canali ortodossi e sotto il controllo della censura istituzionale, impedendo a scandali e fughe di notizie di compromettere l'immagine del governo in carica. Non mancano le alternative a Tor che consentono di aggirare questo artificio: di sicuro però la rete cipolla è un sistema davvero semplicissimo da usare per chiunque, di conseguenza si tratta di un evento che avrà conseguenze significative sulla libertà di espressione in Turchia.

Luca Annunziata
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