Gaia Bottà

USA, social network e schedatura alle frontiere

Ai viaggiatori che entrino negli States si chiede di comunicare dati sulla propria presenza sulle piattaforme online. E' un campo opzionale da compilare, per il momento

Roma - Accanto ai campi da compilare con le ordinarie generalità, coloro che viaggiano negli USA per turismo o per affari sono ora invitati a riempire un campo opzionale dedicato alla presenza online sui social media: gli States meditano così di rastrellare dettagli sulla vita e sulle abitudini di chi varca le frontiere, per individuare soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale.

Social media

Le nuove richieste di informazioni, mirate ad "individuare eventuali minacce", si collocano nel modulo che i viaggiatori devono compilare nel contesto del Visa Waiver Program, la trafila a cui devono sottoporsi coloro che si rechino negli USA senza visto, per lavoro o per turismo, per un periodo massimo di 90 giorni.

Il Department of Homeland Security da mesi premeva perché nel modulo si raccogliessero queste informazioni non solo da chi richiedesse un visto: i social media sono da tempo osservati con attenzione dalle autorità, ritenuti strumenti di reclutamento e di radicalizzazione impugnati dalle organizzazioni terroristiche, e al tempo stesso detentori di dati determinanti per studiare individui oggetto di indagine. Così, nonostante l'accorata opposizione dei colossi tecnologici e degli attivisti, che oltre all'invadenza delle autorità lamentavano la mancanza di tutele per i dati acquisiti, gli States hanno avviato la raccolta di queste informazioni.
Il viaggiatore è invitato dunque a fornire informazioni riguardo alle sue attività online e, per mezzo di un elenco, a selezionare i social network e le piattaforme a cui è registrato. Facebook, Google+ e il russo VK, Instagram, YouTube e LinkedIn, ma anche GitHub: alla liste delle piattaforme si accompagna poi uno spazio per comunicare il proprio account per agevolare le operazioni di identificazione.
La compilazione del campo è per il momento opzionale, e i riferimenti saranno probabilmente analizzati dalle autorità statunitensi con il beneficio del dubbio: difficile immaginare che chi ordisca trame ai danni degli USA, ammesso che impieghi le piattaforme online per le proprie attività, fornisca i propri contatti social. Secondo gli osservatori, la scelta del governo statunitense rappresenta piuttosto un primo passo per consolidare la pratica e rendere la comunicazione dei dati social, almeno informalmente, obbligatoria.

Se è stata avviata la raccolta dei dati relativi alle piattaforme online, magari nell'aupsicio che gli intermediari della rete collaborino alla causa della sicurezza nazionale, l'amministrazione Obama ha però contemporaneamente agito per allentare i sistemi di schedatura dei viaggiatori, soprattutto in vista dei progetti del successore Trump. Il National Security Entry-Exit Registration System (NSEERS), creato nel 2002 sull'onda delle paure seguite all'11 settembre, ha schedato negli anni i viaggiatori di certi paesi, soprattutto di religione islamica: verrà a breve smantellato, così che non possa alimentare alcun registro dei musulmani che il presidente eletto aspiri ad istituire. Ma il NSEERS era già stato accantonato nel 2011, in quanto superfluo alla luce delle tecnologie esistenti. Magari comprese quelle già nelle mani dei social network.

Gaia Bottà

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