Mirko Zago

La Silicon Valley divisa alle elezioni USA

Molti giganti dell'IT sono stati importanti alleati economici dell'elezione di Trump. I lavoratori, però, sono rimasti fedeli al fronte Democratico

Roma - I giganti della Silicon Valley hanno virato verso la sponda Repubblicana, seppure i lavoratori continuino ad essere orientati verso la sponda Democratica: questo emerge analizzando i contributi donati alla politica alle ultime presidenziali da parte di aziende del calibro di Google, Facebook, Amazon e Microsoft e dai loro dipendenti.
L'approccio strategico di Trump su temi come privacy, tassazione, automazione e antitrust sembra essere stato premiante. Almeno sul versante delle promesse.

Pac ai partiti

Negli Stati Uniti si chiamano Political action committee (PAC) e altro non sono che comitati di raccolta fondi per sostenere un candidato politico (o ostacolare il rivale). I PAC non solo finanziano i partiti, ma si occupano anche di organizzare referendum o iniziative legislative. Sono quindi soggetti determinanti per la riuscita di una campagna politica, soprattutto quando si parla di elezioni presidenziali. A misurare la generosità verso i partiti è opensecrets.org, un gruppo di ricerca indipendente che monitora i flussi economici verso i partiti e gli effetti sulle elezioni e sull'ordine pubblico. È interessante notare come numerose tra le aziende più influenti del panorama tecnologico mondiale abbiano preferito finanziare alle ultime elezioni il partito Repubblicano.

Per comprendere il potere economico di questo sistema lobbystico si pensi che i soli PAC delle quattro maggiori aziende IT citate (Google, Facebook, Amazon e Microsoft) valgono la bellezza di 3,6 milioni indirizzati ai candidati di Camera e Senato. Al vertice si trova Google che ha investito sul partito di Trump 624.750 dollari e 511.500 sul partito di Hillary Clinton. Segue a ruota Microsoft con 444.318 dollari ai Repubblicani e 252mila ai Democratici e Facebook, rispettivamente con 146.500 e 139.500 dollari. Discorso diametralmente opposto per Amazon che ha sovvenzionato con 212.500 dollari il partito Democratico e 199.200 dollari il partito Repubblicano.
Lobby

Nello specifico si notano tre filoni: chi cambia bandiera come Microsoft e Google, conquistati dal partito Repubblicano; i fedeli al partito Repubblicano come Facebook e i fedeli di lunga data al partito Democratico tra i quali spicca Amazon. In ogni caso, gli investimenti ei colossi dell'IT non sono mai troppo sbilanciati a favore di un fronte o di un altro.

Nello specifico Microsoft ha affrontato un cambio di rotta rispetto alle prime elezioni di Barack Obama. Nel 2008 il sostegno era infatti andato per il 60 per cento ai Democratici, con una cifra di 370mila dollari. Ma quattro anni dopo, nel 2012 la percentuale è scesa al 46 per cento fino a crollare al 35 per cento nell'anno appena terminato.

Anche Google nel 2008 aveva sostenuto i Democratici per il 58 per cento, seppur con una cifra più irrisoria rispetto ad oggi (90.500 dollari). Si è andati verso un sostanziale pareggio nel 2012 (seppur già leggermente sbilanciato verso i Repubblicani), fino a raggiunge l'attuale 56 per cento.

È rimasta ferma sulla sua posizione invece Facebook, premiando i Repubblicani con il 56 per cento nel 2016 e il 53 per cento nel 2012. Nel 2008 fuori dalla politica, non ha partecipato con alcuna PAC.

Il gigante dell'e-commerce Amazon si è dimostrato più fermo sulle sue idee. Il trend ha visto una riduzione del divario tra l'uno e l'altro partito e un forte aumento del peso delle donazioni, la cui preferenza è sempre comunque ricaduto sui Democratici. Nel 2008, alle prime elezioni di Barack Obama i Democratici avevano ricevuto il 65 per cento delle preferenze ma una percentuale corrispondente ad appena 37.500 dollari; nel 2012 alle rielezioni di Obama, la percentuale scese al 52 per cento pari a 56mila dollari.

I dipendenti dei settori tecnologia e internet si sono dimostrati molto più coerenti rispecchiando quelle che sono da sempre gli orientamenti della Silicon Valley. I sostegni (che non sono inclusi nei PAC) sono dell'ordine di 42,4 milioni donati ai Democratici e 24,2 milioni donati ai Repubblicani.

Un grande assente: Apple. Secondo le fonti l'azienda non avrebbe attivato alcuna PAC. Chissà se l'opera di seduzione di Trump sortirà effetti nel futuro.

Mirko Zago

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