Gaia Bottà

Cina: solo connessioni autorizzate

Le VPN e le linee dedicate offerte dai fornitori di connettività locali potranno operare solo con il via libera di Pechino, concesso solo a chi proponga soluzioni business

Roma - Le vie di fuga che consentono di oltrepassare la Grande Muraglia Digitale eretta da Pechino devono essere accuratamente selezionate e soggette ad approvazione: la Cina ha stabilito che i servizi VPN, soluzione che consente di accedere ai contenuti e ai servizi sgraditi al governo, potranno operare solo previa autorizzazione. Come pressoché tutte le attività e i servizi online offerti ai cittadini della Rete cinese.

La Cina conta ora una popolazione online sterminata, 731 milioni di utenti, che corrispondono al 53,2 per cento dei cittadini: i costanti ritmi di crescita della società connessa, accompagnati dai propositi di apertura enunciati dal presidente Xi Jinping al World Economic Forum di Davos stridono solo apparentemente con le abitudini al controllo online da sempre esercitate da Pechino, nel nome del principio di sovranità sulla Rete che la Cina invoca per sé. Al centro dell'attenzione delle autorità ci sono ora le "connessioni a Internet non autorizzate": i fornitori di connettività e i servizi da loro offerti, gli operatori di data center, di servizi CDN e coloro che propongono soluzioni di Virtual Private Network (VPN) sarebbero parte di un mercato che Pechino ritiene essere cresciuto in maniera "disordinata", tanto da "necessitare di una regolamentazione urgente".

L'approccio adottato ora dalle autorità, pur non discostandosi dalle regole che già governano le Rete cinese, prevede una campagna di repulisti che durerà fino a marzo 2018, così da estromettere i servizi forniti da operatori locali che non siano stati autorizzati.
Non che la Cina abbia mai lasciato briglia sciolta ai fornitori di servizi Internet: l'obbligo di registrazione e le limitazioni per gli operatori sono già in vigore da tempo. La macchina repressiva di Pechino, poi, è più volte stata innescata per le VPN: operazioni ufficiali e meno ufficiali si sono succedute negli anni nei confronti dei maggiori servizi che consentono una libera navigazione.
La recente regolamentazione prevede un più ferreo regime di autorizzazioni per VPN e linee dedicate, l'obbligo di verifica da parte degli ISP sugli usi non autorizzati delle connessioni, punizioni per i fornitori di servizi che non si adeguino o che eccedano quanto previsto dalla licenza ottenuta. Poiché la licenza è concessa solo per offrire servizi di connessione sicura in ambito business ed è vincolata ad un registro degli utenti serviti, secondo gli osservatori di Greatfire.org, attivisti che vigilano sulla censura cinese, la misura adottata rispetto alle VPN peserà soprattutto sulle aziende che se ne servono, che potrebbero doversi scontrare con la sospensione dei servizi da parte degli operatori che rinuncino ad offrirli.
I servizi messi a disposizione dall'estero, conferma VyprVPN, non dovrebbero essere colpiti dall'obbligo di registrazione e promettono di continuare ad operare regolarmente.

Gaia Bottà
Notizie collegate
  • AttualitàCina, app store nella morsa del controlloLe applicazioni mobile non potranno più scavalcare la Grande Muraglia Digitale. Pechino dispone la schedatura delle piattaforme che le distribuiscono
  • AttualitàCina, cybersicurezza e censuraLe autorità di Pechino hanno fatto approvare nuove norme pensate per combattere hacking e cyber-crimine, ma all'atto pratico le conseguenze saranno gravi soprattutto sul fronte della censura online. Che pure in Turchia continua ad essere in voga
  • AttualitàCina, la Muraglia digitale contro le VPNNuovo attacco cinese contro i servizi VPN usati dai cittadini per accedere alla Internet non filtrata. Le autorità di Pechino confermano, ma è per garantire la sicurezza. Anche esaminare i gadget di Apple è questione di sicurezza
4 Commenti alla Notizia Cina: solo connessioni autorizzate
Ordina