Luca Annunziata

Kalanick ci ripensa, Uber viene prima di Trump

Il CEO ha deciso di lasciare il comitato consultivo del neo-presidente. Il suo impegno in politica è costato caro alla sua azienda. Elon Musk decide invece di restare

Milano - Il gran capo di Uber, l'azienda che ha cambiato la storia del trasporto pubblico, lascia la politica: Travis Kalanick ha scelto la sua creatura preferendola al comitato consultivo del presidente Donald Trump di cui è (era) membro, una posizione che gli ha procurato parecchi grattacapi e ha causato danni anche alla sua impresa di car sharing. Sono state stimate in 200mila le cancellazioni di account Uber come forma di protesta per la politica di immigrazione appena varata dalla Casa Bianca: un numero significativo, visto che si parla di poco più di una settimana di dimostrazioni dalla firma dell'ordine esecutivo.

Quello che dicono le ricostruzioni, invero con un po' di dietrologia, è che Kalanick ha subito pressioni interne ed esterne all'azienda per lasciare al più presto il suo incarico politico o pseudo tale: quello che il CEO di Uber aveva inteso come un impegno sociale per contribuire al benessere comune è stato interpretato, dalla maggior parte dell'opinione pubblica, come un supporto esplicito alla linea politica di Donald Trump. Inevitabile che seguendo questa logica l'attenzione dei manifestanti si sia rovesciata sull'azienda di cui Kalanick è fondatore.

Ma le proteste, stando ai ben informati, sono arrivate anche dall'interno dell'azienda: un documento critico di 25 pagine è circolato in questi giorni tra i dipendenti di Uber, mettendo il CEO con le spalle al muro. Difronte alle critiche ha dovuto scegliere e ha, pragmaticamente, scelto Uber: comunicherà oggi stesso la sua decisione al Presidente, cogliendo l'occasione anche per chiarire la sua posizione (contraria) rispetto alla politica scelta in materia di immigrazione, e così facendo dovrebbe comporre i contrasti interni dentro Uber e iniziare il percorso per riconquistare la fiducia dei clienti.



Chi invece resta al suo posto è Elon Musk: la sua posizione è stata meno in vista fino a questo punto rispetto a quella di Kalanick, e Tesla non sembra aver attirato particolari proteste da chi si oppone alla linea-Trump. Musk continuerà a offire i suoi servigi "per il bene comune": la sua opinione è che si possa lavorare dall'interno per influenzare, in meglio, la politica di questa amministrazione. Vedremo se questo impegno, suo e degli altri consulenti, riuscirà a cambiare indirizzo alle promesse elettorali che Trump sembra intenzionato a mantenere.

Luca Annunziata
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