Mirko Zago

Altroconsumo, una class action contro Samsung

Per un quinquennio il colosso coreano avrebbe immesso nel mercato smartphone e tablet dalla memoria sottodimensionata. L'associazione per la tutela dei consumatori tenta di ottenere un rimborso

Roma - Samsung non ha riportato in modo corretto la quantità di memoria storage contenuta nei suoi dispositivi? Altroconsumo, associazione italiana di rappresentanza dei consumatori, a marzo del 2016 aveva presentato l'atto di citazione presso il Tribunale di Milano proprio per questa vicenda. Da oggi è possibile aderire a una richiesta di rimborso fino a 304 euro grazie a un'azione collettiva (prevista dall'art. 140 del Codice del Consumo).

Altroconsumo contro Samsung

Da agosto 2009 a dicembre 2014 Samsung avrebbe fornito informazioni imprecise sulla reale capacità della memoria di numerosi smartphone e tablet, dalla serie S mini e non (in totale 16 modelli di apparecchi mobile) fino ai Tab 3-4-5 ed S (in questo caso 7 modelli di tablet) arrivando nei peggiori dei casi a offrire fino al 40 per cento in meno di memoria disponibile (secondo test di laboratorio) rispetto a quanto nominalmente dichiarato. Nel 2014 l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva sanzionato l'azienda coreana per un milione di euro, e oggi i "grattacapi" per Samsung proseguono.

"L'obiettivo dell'azione di Altroconsumo è semplice e complesso insieme: eliminare le pratiche che negano la trasparenza vuol dire sgomberare elementi strutturali di disturbo allo sviluppo del mercato e alla fiducia dei consumatori. Imprese, operatori economici e consumatori non devono agire su fronti opposti: l'empowerment del consumatore può solo giovare ad un mercato in piena evoluzione di sistema" conferma l'associazione. Per Marco Pierani, direttore relazioni esterne per Altroconsumo, si tratta di "Una decisione storica, perché legata a un'azione collettiva di risarcimento che nasce in Italia e i cui effetti ricadranno ovunque, investendo un colosso della telefonia e dell'elettronica presente sul mercato internazionale".
Come previsto dalla legislazione italiana, i consumatori coinvolti avranno diritto a richiedere il rimborso dei danni effettivi, ovvero di quanto speso, dietro dimostrazione di regolare acquisto. In ogni caso sono da dimenticare i risarcimenti da capogiro previsti oltreoceano, dove la class action è accompagnata anche da rimborsi per danni morali e spese legali rappresentando una vera minaccia e deterrente per le grandi aziende. Dal 2010, anno dell'entrata in vigore della possibilità di chiedere un "risarcimento del danno subito da un gruppo di cittadini danneggiati dalla stessa azienda in una situazione omogenea", ad oggi (qualora si registrasse un esito positivo) si tratterebbe solo della seconda vittoria legale di questo tipo (nel 2013 erano stati risarciti gruppi di viaggiatori del tour operator Wecantour).

La cifra riguardante l'ipotesi di rimborso è quindi molto indicativa. Qualora tutto dovesse concludersi positivamente per la class action l'importo che i clienti potranno portare a casa sarà poco più che simbolico (i modelli coinvolti sono infatti datati e il valore economico della memoria molto limitato). Samsung Electronics Italia, inoltre, in risposta all'ordinanza emessa dal Tribunale di Milano, "esprime il proprio disaccordo per tale decisione e comunica che sta valutando la possibilità di proporre reclamo contro l'ordinanza". Samsung precisa che "i fatti oggetto della decisione si riferiscono esclusivamente al periodo 2009 - 2014 e solo ad un numero molto limitato di vecchi modelli".

Chi rientra nella schiera degli scontenti potrà aderire all'azione collettiva, grazie al sostegno di Altroconsumo, dotandosi della numerazione progressiva indicata nell'ordinanza, il codice IMEI del dispositivo e lo scontrino d'acquisto (necessariamente in territorio italiano). A breve anche i clienti Apple potrebbero approfittare di questa opportunità. Anche Cupertino infatti avrebbe riportato in modo analogo i dati tecnici posti sulle confezioni.

Mirko Zago

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33 Commenti alla Notizia Altroconsumo, una class action contro Samsung
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  • ...ben più importante e nel senso letterale di azione collettiva: imporre a ogni produttore di HW di non vincolare alcun sw al suo ferro, di rilasciare il codice sorgente, la toolchain di sviluppo e le informazioni necessarie (che non devono richiedere nulla di complesso) alla sua compilazione ed installazione per ogni prodotto. Questo non solo per telefoni, computers, ecc ma anche per automobili, elettrodomestici ecc.

    Certo, per ora, è fantascienza...
    non+autenticato
  • - Scritto da: xte
    > ...ben più importante e nel senso letterale di
    > azione collettiva: imporre a ogni produttore di
    > HW di non vincolare alcun sw al suo ferro,

    E soprattutto non preinstallare in modo obbligatorio.
    Ogni device deve poter essere disponibile sia nella versione preinstallata che nella versione nuda e cruda, quest'ultima con costo schifosamente inferiore perche' non c'e' ne' il prezzo del software ne' quello della garanzia software.
  • Sul preinstallato non ho posizioni avverse: avere ed usare qualcosa di preinstallato è un rischio di sicurezza ma non tocca le libertà individuali sino a quando l'install è semplice, libera e il software è a codice aperto con toolchain di sviluppo, documentazione del caso ecc.
    Non penso sarebbe utile proibirlo, semplicemente può sparire da solo nei decenni.

    Sulla differenza di costo... L'unico modo di separare il costo dello sviluppo privato del sw da quello dell'hw è creare una netta separazione de jure e de facto tra i due mondi, cosa possibile a livello di sistemi complessi (un sistema operativo generico ad es.) ma molto più complesso per roba tipo schede di controllo di lavatrici, centraline di auto ecc. Anche in questo caso la sola cura è l'imposizione dell'open source (ed open hw) per tornare ai vecchi tempi degli standard. Anche questo richiede molto tempo.

    Purtroppo questo fantasioso scenario (che prima o poi si realizzerà comunque perché lo sviluppo attuale non è sostenibile per nessuno, manco per i megagiganti tipo Amazon, Google o Samsung che infatti da sempre usano codice open prendendosi talvolta varie libertà non proprio concesse dalle stesse licenze open) manca un fondo di base: la consapevolezza della popolazione. Ad oggi, nonostante vari evidenti problemi, non ci sono ancora stati disastri noti al grande pubblico con portate di scala (per dire tutti i conti bancari bloccati o modificati nei saldi, nelle operazioni di una grossa percentuale della popolazione, auto che per problemi sw si schiantano o banalmente non van in moto in massa ecc ecc ecc) e questo fa si che la gran massa della popolazione non si rende conto di dove andiamo.
    non+autenticato
  • si dovrebbe imporre ad ogni produttore di rilasciare gli schemi elettrici dei loro prodotti HW e anche gli strumenti e le istruzioni per modificarli e migliorarli...aggratiss

    ai produttori di auto si dovrebbe imporre di rilasciare i progetti meccanici e le istruzioni di assemblaggio proprio come fa l'ikea

    ai produttori di prodotti chimici, imporre di rilasciare le formule per farseli in casa, per farsi per esempio...le gomme da neve e quelle da masticare

    ai produttori di silicio le istruzioni per farsi la cpu come piace a te o meglio ancora la ram da aggiungere alla tua motherboard del computer fatto da te, con l'HDD di tuo cuggino

    all'ikea dovrebbero dare un kit per farsi una centrale nucleare nel giardino di casa per soddisfare il minimo fabbisogno giornaliero di energia di una famiglia

    bisogna togliere la proprietà intellettuale, la stupidità di chiunque deve essere disponibile a tutta l'umanità

    ...ma questa è fantascienza...
    non+autenticato
  • Tu dici?

    Il mondo del sw in genere rappresenta un buon modello per ogni altro settore: indovina un po' come stà funzionando?

    Il 99.9999999% del sw si basa su prodotti open (sw, os chiusi ecc inclusi) anche se i più non lo sanno: il tuo router è una mini-distro GNU/Linux, il tuo TomTom anche, OSX si basa su FreeBSD, Android è un framework sopra GNU/Linux, internet esiste grazie a bind (server dns opensource) ecc ecc ecc ovvero la maggior parte del sw e la quasi totalità dei sistemi critici è sviluppata su codice aperto sviluppato e reso pubblico gratuitamente. Più si avanza più la percentuale di codice aperto aumenta perché più aumenta la complessità meno diventa gestibile farsi qualcosa interamente con risorse proprie.

    Nel mondo dell'industria ad oggi è comune, a livello B2B, scambiarsi gratuitamente parti tramite i vari PLM (la gran parte dei manufatti industriali si disegna in "parti" combinate in "assiemi" o "insiemi") per usi più o meno reciproci comuni, dalle viti all'ossatura dei profili alari. Il primo CAD/CAE/CAM al mondo (Catia) da alcuni anni, prima con Catia v6 poi con l'ufficializzazione della piattaforma 3DExperience ha di fatto gettato le basi di un'industria manifatturiera open dove le varie parti/assiemi sono "condivise" tra i fruitori di una certa piattaforma, sia pur con alcune restrizioni, per garantire l'interoperabilità industriale che è sempre più necessaria.

    Tra un decennio non dovrebbe esser affatto strano avere industrie sul modello della Würth (che non produce NULLA di fisico, progetta e fa produrre a terzi secondo le sue specifiche) anzi dovrà molto probabilmente esser la norma l'abbandono del modello manifatturiero dove si ha l'industria dell'auto che fabbrica motori, carrozzerie ecc per passare ad un'industria di sola progettazione, una di solo controllo ed una di sola produzione "generica" di manufatti.

    Questo la maggior parte della gente non lo vede perché in effetti non sa come costruiamo gli oggetti che usiamo, come viene scritto il sw che usiamo ma non sono informazioni segrete se si è curiosi. Guarda cos'è e a cosa serve un PLM, poi fai un parallelo con un SCM, guardati qualche video di 3Ds (Dassault) e fai un paragone col modello di sviluppo dei dCVS opensource, resterai sorpreso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: xte
    > Tu dici?
    >
    > Il mondo del sw in genere rappresenta un buon
    > modello per ogni altro settore: indovina un po'
    > come stà
    > funzionando?

    Non so...provo ad indovinare...che siccome il sw è un buon modello allora tutto il mondo industriale di progettazione e realizzazione hw, meccanica, chimica, manufattutiera, alimentare, ecc ecc si sta spostando al modello open source ?

    > Il 99.9999999% del sw si basa su prodotti open

    Hai fonti che provano questo numero ?

    > (sw, os chiusi ecc inclusi) anche se i più non lo
    > sanno: il tuo router è una mini-distro GNU/Linux,
    > il tuo TomTom anche, OSX si basa su FreeBSD,
    > Android è un framework sopra GNU/Linux, internet
    > esiste grazie a bind (server dns opensource) ecc
    > ecc ecc ovvero la maggior parte del sw e la quasi
    > totalità dei sistemi critici è sviluppata su
    > codice aperto sviluppato e reso pubblico
    > gratuitamente. Più si avanza più la percentuale
    > di codice aperto aumenta perché più aumenta la
    > complessità meno diventa gestibile farsi qualcosa
    > interamente con risorse
    > proprie.

    Usare codice open è solo un modello di sviluppo e per una azienda usarlo come base dipende da alcune cose:
    1. dal tipo di applicazione
    2. se conviene a livello economico
    3. se si dispone delle risorse per poterlo fare

    > Nel mondo dell'industria ad oggi è comune, a
    > livello B2B, scambiarsi gratuitamente parti
    > tramite i vari PLM (la gran parte dei manufatti
    > industriali si disegna in "parti" combinate in
    > "assiemi" o "insiemi") per usi più o meno
    > reciproci comuni, dalle viti all'ossatura dei
    > profili alari.

    A livello B2B è uso fare questa cosa senza fare prima degli accordi ?
    O ci sono dei repository pubblici come quelli che si usano nel modello open del sw ?

    > Il primo CAD/CAE/CAM al mondo
    > (Catia) da alcuni anni, prima con Catia v6 poi
    > con l'ufficializzazione della piattaforma
    > 3DExperience ha di fatto gettato le basi di
    > un'industria manifatturiera open dove le varie
    > parti/assiemi sono "condivise" tra i fruitori di
    > una certa piattaforma, sia pur con alcune
    > restrizioni, per garantire l'interoperabilità
    > industriale che è sempre più
    > necessaria.

    Quindi non è proprio open come il modello sw.

    > Tra un decennio non dovrebbe esser affatto strano
    > avere industrie sul modello della Würth

    Non la conosco, a meno che ti riferisca al rivenditore di componentistica di vario genere

    > (che non
    > produce NULLA di fisico, progetta e fa produrre a
    > terzi secondo le sue specifiche)

    Allora se sono degli uffici di progettazione che si rivolgono a terzi per la produzione non bisogna aspettare un decennio, è già un modello che si usa ma per abbattere i costi e non c'entra col modello di sviluppo open.

    > anzi dovrà molto
    > probabilmente esser la norma l'abbandono del
    > modello manifatturiero dove si ha l'industria
    > dell'auto che fabbrica motori, carrozzerie ecc
    > per passare ad un'industria di sola
    > progettazione, una di solo controllo ed una di
    > sola produzione "generica" di
    > manufatti.

    Lo vedremo tra un decennio come si evolverà la tecnologia, cioè se permetterà tutta questa flessibilità.
    Ad oggi la flessibilità che tu descrivi non esiste nel mondo industriale.
    Comunque in questo discorso il modello open non c'entra.

    > Questo la maggior parte della gente non lo vede
    > perché in effetti non sa come costruiamo gli
    > oggetti che usiamo, come viene scritto il sw che
    > usiamo ma non sono informazioni segrete se si è
    > curiosi. Guarda cos'è e a cosa serve un PLM, poi
    > fai un parallelo con un SCM, guardati qualche
    > video di 3Ds (Dassault) e fai un paragone col
    > modello di sviluppo dei dCVS opensource, resterai
    > sorpreso.

    Il mondo dell'industria meccanica non lo conosco, quindi non sono in grado di fare valutazioni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: alex del pietro
    > si dovrebbe imporre ad ogni produttore di
    > rilasciare gli schemi elettrici dei loro prodotti
    > HW e anche gli strumenti e le istruzioni per
    > modificarli e migliorarli...aggratiss

    cosa che fino agli anni '80 si faceva normalmente per i prodotti elettronici

    ricordo ancora quand'ero piccolo e mio padre, schema elettrico alla mano, riparava il televisore guasto

    > ai produttori di auto si dovrebbe imporre di
    > rilasciare i progetti meccanici e le istruzioni
    > di assemblaggio proprio come fa
    > l'ikea

    non c'e' bisogno, perche' i componenti meccanici sono facilmente e visivamente analizzabili e modificabile, nonche' la teoria su cui si basano e' arcinota e presente in qualsiasi libro di meccanica

    > ai produttori di prodotti chimici, imporre di
    > rilasciare le formule per farseli in casa, per
    > farsi per esempio...le gomme da neve e quelle da
    > masticare

    mai fatto caso a quella targhetta che indica la composizione del prodotto? c'e' pure sugli alimenti, eh!?!


    > ai produttori di silicio le istruzioni per farsi
    > la cpu come piace a te o meglio ancora la ram da
    > aggiungere alla tua motherboard del computer
    > fatto da te, con l'HDD di tuo
    > cuggino

    mai letto un libro di microelettronica? le trovi li' le istruzioni

    > all'ikea dovrebbero dare un kit per farsi una
    > centrale nucleare nel giardino di casa per

    Ikea non si occupa di nucleare

    > bisogna togliere la proprietà intellettuale, la
    > stupidità di chiunque deve essere disponibile a
    > tutta
    > l'umanità

    no, bisogna eliminare la logica medievale della "formula segreta", cosa che sopravvive solo nel settore hi-tech ( guarda caso )
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > - Scritto da: alex del pietro
    > > si dovrebbe imporre ad ogni produttore di
    > > rilasciare gli schemi elettrici dei loro
    > prodotti
    > > HW e anche gli strumenti e le istruzioni per
    > > modificarli e migliorarli...aggratiss
    >
    > cosa che fino agli anni '80 si faceva normalmente
    > per i prodotti
    > elettronici

    Ma lo si faceva per i riparatori, non c'erano i televisori "open source"
    E il riparatore si doveva comprare gli strumenti per la riparazione, non si scaricava il "toolchain" da internet

    > ricordo ancora quand'ero piccolo e mio padre,
    > schema elettrico alla mano, riparava il
    > televisore
    > guasto
    >
    > > ai produttori di auto si dovrebbe imporre di
    > > rilasciare i progetti meccanici e le
    > istruzioni
    > > di assemblaggio proprio come fa
    > > l'ikea
    >
    > non c'e' bisogno, perche' i componenti meccanici
    > sono facilmente e visivamente analizzabili e
    > modificabile, nonche' la teoria su cui si basano
    > e' arcinota e presente in qualsiasi libro di
    > meccanica

    Se non c'è bisogno allora perchè non lo fanno ?

    > > ai produttori di prodotti chimici, imporre di
    > > rilasciare le formule per farseli in casa,
    > per
    > > farsi per esempio...le gomme da neve e
    > quelle
    > da
    > > masticare
    >
    > mai fatto caso a quella targhetta che indica la
    > composizione del prodotto? c'e' pure sugli
    > alimenti,
    > eh!?!
    >

    Mi stai dicendo che leggendo la targhetta della coca cola riesci a farti la coca cola ? O che sui pneumatici ci sono gli ingredienti ?
    Va bene che ormai li trovi al supermercato però...

    > > ai produttori di silicio le istruzioni per
    > farsi
    > > la cpu come piace a te o meglio ancora la
    > ram
    > da
    > > aggiungere alla tua motherboard del computer
    > > fatto da te, con l'HDD di tuo
    > > cuggino
    >
    > mai letto un libro di microelettronica? le trovi
    > li' le
    > istruzioni

    Si vabbè, basta andare in un istituto tecnico e...piccoli produttori intel cresconoOcchiolino

    > > all'ikea dovrebbero dare un kit per farsi una
    > > centrale nucleare nel giardino di casa per
    >
    > Ikea non si occupa di nucleare

    In un futuro fantascientifico potrebbe

    > > bisogna togliere la proprietà intellettuale,
    > la
    > > stupidità di chiunque deve essere
    > disponibile
    > a
    > > tutta
    > > l'umanità
    >
    > no, bisogna eliminare la logica medievale della
    > "formula segreta", cosa che sopravvive solo nel
    > settore hi-tech ( guarda caso
    > )

    La coca cola ha ancora la "formula segreta", è un prodotto hi tech ?
    Se lo fanno la logica è di mercato e concorrenza; nel medioevo, se esistevano questi termini, avevano sicuramente un altro significato.
    non+autenticato
  • Sull'evoluzione industriale ti ho già risposto sopra, sul concetto di "toolchain" e "source" a pagamento stai omettendo un particolare: per produrre una TV servono macchinari specifici, per dire difficilmente una "fabbrica di TV" si può convertire in una "fabbrica di lavatrici" e la produzione di ogni singolo manufatto ha un costo.

    Nel software con un computer generico fai quasi tutto, dalla produzione dell'hw (che non si fa più da decenni con disegni e schematici ma in linguaggi di programmazione tipo Verilog, VHDL ecc) al sw di qualsiasi tipo, la singola copia ha un costo materiale e marginale sostanzialmente zero. Non a caso esistono sistemi opensource e sono così hobbistici e marginali che li usano dalle scuole di ogni ordine e grado al controllo dei missili balistici, all'imagin medico passando per infrastrutturine tipo internet.

    Se lato impiantistico si converge su IP (un solo cablaggio di segnale, un solo protocollo per tutto) dalla TV al telefono al computer all'allarme, un domani anche dalle comunicazioni mobili, alle radio ecc lato industriale si converge al testo semplice: infrastrutture descritte in testo (DSL/YAML ecc dei tools di deploy automatizzato) al sw (vedi ad es. go con "go get" dove il concetto di build diventa quello di install) alla progettazione di svariati manufatti, CPU incluse. Questo cambia i costi materiali e le necessità di sviluppo. Con l'avvento della stampa 3D la prototipazione dei manufatti inizia a diventare qualcosa di generico, un domani di casalingo, la produzione di stampi e "toolchain" di produzione industriale (dal CNC in avanti) diventa a costo marginale molto basso. Cambia la dinamica.
    non+autenticato
  • - Scritto da: xte
    > Sull'evoluzione industriale ti ho già risposto
    > sopra, sul concetto di "toolchain" e "source" a
    > pagamento stai omettendo un particolare: per
    > produrre una TV servono macchinari specifici, per
    > dire difficilmente una "fabbrica di TV" si può
    > convertire in una "fabbrica di lavatrici" e la
    > produzione di ogni singolo manufatto ha un
    > costo.

    E quindi come lo fai rientrare nel tuo modello di produzione generica di manufatti ?

    > Nel software con un computer generico fai quasi
    > tutto, dalla produzione dell'hw (che non si fa
    > più da decenni con disegni e schematici ma in
    > linguaggi di programmazione tipo Verilog, VHDL
    > ecc) al sw di qualsiasi tipo, la singola copia ha
    > un costo materiale e marginale sostanzialmente
    > zero.

    Visto che parli di costo della copia fisica, in questo caso il modello open non c'entra.

    Oggi se fai un prodotto, col computer puoi fare lo sviluppo del progetto o del design. Se fai sw, fai anche lo sviluppo del prodotto.
    Il lavoro che fai di progettazione e design è costo di sviluppo.

    Tutto quello che è hw / fisico(tipo anche una borsa di pelle) con un computer generico non lo puoi fare.
    E' quello il motivo per cui la copia fisica (cioè la borsa di pelle), come dici tu, ha (ancora in questa fase) costo zero.

    La copia comincia ad avere un costo quando dal progetto passi alla realizzazione fisica.

    > Non a caso esistono sistemi opensource e
    > sono così hobbistici e marginali che li usano
    > dalle scuole di ogni ordine e grado al controllo
    > dei missili balistici, all'imagin medico passando
    > per infrastrutturine tipo
    > internet.

    Si ma il modello open ha a che fare con la fase di sviluppo, non con la produzione.

    > Se lato impiantistico si converge su IP (un solo
    > cablaggio di segnale, un solo protocollo per
    > tutto) dalla TV al telefono al computer
    > all'allarme, un domani anche dalle comunicazioni
    > mobili, alle radio ecc lato industriale si
    > converge al testo semplice: infrastrutture
    > descritte in testo (DSL/YAML ecc dei tools di
    > deploy automatizzato) al sw (vedi ad es. go con
    > "go get" dove il concetto di build diventa quello
    > di install) alla progettazione di svariati
    > manufatti, CPU incluse. Questo cambia i costi
    > materiali e le necessità di sviluppo.

    Non credo che eliminare tutti i protocolli di comunicazione e lasciarne uno riduca i costi, se il cambiamento introduce costi maggiori che poi non riesci a prevedere quando riassorbi.
    Ma comunque non capisco questo cosa c'entri col modello open.

    > Con
    > l'avvento della stampa 3D la prototipazione dei
    > manufatti inizia a diventare qualcosa di
    > generico, un domani di casalingo, la produzione
    > di stampi e "toolchain" di produzione industriale
    > (dal CNC in avanti) diventa a costo marginale
    > molto basso. Cambia la
    > dinamica.

    Hai fatto l'esempio della stampa 3d perchè i costi delle stampanti 3d si stanno abbassando.
    Quindi mi pare di capire che il tuo discorso, che era partito con l'open source, adesso è diventato un discorso di standardizzazione per abbattere i costi....ok...
    Bisogna vedere quando costa il discorso di standardizzazione però.
    non+autenticato
  • No, non è quel che intendevo: il modello di sviluppo sia del sw, ove è più evidente, sia del manifatturiero, ove è meno evidente/più arretrato stanno convergendo a soluzioni analoghe, aperte, codivise.

    Man mano che ci evolviamo non ci saranno più industrie che "implementano" (iow producono) in casa ciò che disegnano bensì una serie di "layer industriali" distinti. Vi sarà chi fa solo il design chi farà solo alcuni aspetti della produzione fisica: realizzazione prototipi in stampa 3D (macchine piccole, semplici)/CNC generico, realizzazione stampi (stampati in 3D di grandi dimensioni, CNC polivalenti), produzione manufatti sugli stampi in serie, ... Ognuno di questi strati dovrà aver accesso al "codice" (il disegno) originale per poter fare il suo lavoro, avrà perciò bisogno di sw comuni e sistemi di scambio dati comuni, non certo di inviarsi files via mail!

    Ad oggi lo "scambio del codice" (disegni) avviene con svariati problemi (formati cad/cae poco compatibili, limiti dei sw usati da ciascun elemento della catena ecc), più andiamo avanti più il problema diviene insormontabile perché se ad oggi ogni "produttore" di uno specifico settore ha 2/3 sw di riferimento domani si troverebbe ad averne 30 e più. Per dire nel civile si usano i cad tiralinee (AutoCAD, DraftSight, ArchiCAD, VariCAD, ...) i disegni si distribuiscono in singoli files dove ogni elemento della catena di progetto lavora su un set di layers (l'architetto fa i suoi livelli, lo strutturista ci aggiunge i suoi, i vari impiantisti idem ecc) nella meccanica di base si usa una pletora di cad/cae/cam 3D di vario genere, in genere si lavora a parti scambiate in formati standard tipo l'iges o lo step, in meccanica d'alto livello, aerospace&defence ci sono quasi esclusivamente tre mostri sacri (Catia, Creo, ex-Pro-e, ed NX ex Unigraphics) e si lavora con accessi a PLM di vario tipo su formati nativi convertiti di volta in volta, nel calcolo c'è una pletora di soluzioni diverse (dalla serie Nastran/Dytran/Patran ad Ansys sino a Salomé) ecc che han sempre grossi problemi ha importare modelli CAD. Ma più andiamo avanti più nel civile si cerca il 3D, più chi fa modellazione ha bisogno di features tipiche di un cad parametrico, c'è nel contempo bisogno di soluzioni di calcolo geofisico/astronomico (per es. per calcolare l'insolazione di un edificio, le fondazioni di una struttura complessa ecc), c'è ancora bisogno di disegno 2D per molte lavorazioni ecc. La zuppa è che si deve convergere ad una piattaforma comune per sostenere costi e velocità di sviluppo. Una piattaforma comune proprietaria è fantascienza poiché nessuna singola aziende riesce ad avere tutto il know-how necessario per realizzare e mantenere una simile piattaforma e tra soggetti diversi con n-mila licenze diverse, passate di acquisizione in acquisizione non ci si può raccapezzare.

    Nell'impiantistica la soluzione comune è il cablaggio strutturato, la convergenza su IP (standard aperti, pubblici, liberamente scaricabili da internet), nel software è il modello opensource/free software, nel manifatturiero sono i PLM che pur se ancora proprietari si stan sempre più aprendo ad altri vendors e prima o poi si arriverà ad uno standard comune (che come tale dovrà essere libero&pubblico per sopravvivere), nel calcolo è già quasi tutto open e ciò che non lo è (per es. Magma, Mathematica, Matlab, sino a Ansys, LabView ecc) è in abbandono non appena esce un'alternativa, anche se immatura o più limitata. Per fare qualche esempio l'Eurocodice è di fatto basato su Code Aster (opensource) per quanto ci siano soluzioni di calcolo proprietario ben più comode e flessibili da usare. Sage è stato negli anni adottato da tanti utenti di Mathematica e Magma ecc ecc ecc.

    Spero di essermi spiegato meglio...
    non+autenticato
  • Se lo avessi saputo quando ero un bambinetto avrei fatto pure io causa alla Commodore perché il 64 aveva solo 38Kb sfruttabili sotto il BASIC anziché 64 come diceva la pubblicità, a quest'ora sarei stato miliardario... Che occasione sprecata... A bocca aperta A bocca aperta A bocca aperta
  • Class action (che in italia non è consentita) contro Samsung (che non è italiana nè europea) Ciao zi pepp, ci aveva provato pure il governo coreano, senza successo.
    non+autenticato
  • Che Samsung sia Sudcoreana non vuol dire che possa vendere in Italia senza esser soggetta alle leggi italiane ed europee, e nell'ordinamento italiano esiste l'azione collettiva (class action per gli anglofili) dalla L. n. 244 del 24/12/2007, commi da 445 a 449...
    non+autenticato
  • Complimenti per la memoria legislativa, ma c'è sicuramente una legge che va contro questa, come da tradizione delle millemila leggi italiane.
    Ora che decidono l'ammissibilità, Samsung ha cambiato dipartimento e non c'è più nessuno a cui chiedere risarcimenti.
    non+autenticato
  • Cos'è bigottolandia ? Rotola dal ridere

    Come mai non viene fatto causa anche alle altre,perchè non si è mai fatto causa contro i produttori di HDD e di computer ?A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: F Type

    > perchè non si è mai fatto causa contro i
    > produttori di HDD e di computer?A bocca aperta

    Perché nel caso dei produttori di HDD è tutto ben dichiarato da secoli che viene usata la base decimale.
    non+autenticato
  • pero' una class action piccola piccola contro quei cazzari dell'industria delle telecomunicazioni che:

    1. ci fracassano gli zebedei con continue telefonate moleste
    2. cercano di abbonarci ad inutili promozioni
    3. a volte ci abbonano alle suddette promozioni senza nostra autorizzazione
    4. ci promettono un servizio X ma ci offrono molto meno in pratica ( soprattutto gli ISP )

    ce ne sarebbe di che fare una class action
    non+autenticato
  • - Scritto da: collione
    > ce ne sarebbe di che fare una class action
    Beh, invece di frignare qui inizia a darti da fare ...
    non+autenticato
  • telefonici/adsl, in questi casi muti e guardano altrove ... pagnottari di bassa lega ...
    non+autenticato
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