Fisco, stratagemmi legali dal Web per pagare meno tasse

Chi gestisce un'attività sa bene che la pressione fiscale minimizza i guadagni. Ma è così difficile salvaguardare una fetta dignitosa di quanto si è racimolato con fatica? I giusti consigli degli escapologi possono fare la differenza

Cominciamo con una piccola premessa, già esplicitata nel titolo. In questo articolo non ci addentreremo nel fosco mondo dei paradisi fiscali e sotterfugi per eludere il Fisco. Per evitare che l'Agenzia delle Entrate eroda eccessivamente gli introiti è necessario gestire oculatamente e in maniera perspicace i propri conti. Tenendosi entro i limiti della legalità, per massimizzare il risparmio a volte si devono compiere salti acrobatici accompagnati da rischi. Il peggiore a cui si può andare incontro per eccesso di azzardo, può comportare anche la perdita della libertà personale. Conoscere già quali passi compiere e prestare l'opportuna attenzione è quindi fondamentale.

Come gestire in modo oculato i propri conti
Come detto, per aggirare l'ostacolo è necessario intraprendere strade alternative pur nel rispetto delle leggi. Le regole di base sono: conoscere bene la materia; conoscere bene i limiti; evitare di addentrarsi in territori illeciti; essere molto scaltri.
Per questo la preparazione personale potrebbe non essere sufficiente. La consulenza di un commercialista "con una marcia in più" può fare la differenza. In alcuni casi queste figure vengono definite in maniera dispregiativa "escapologi fiscali". Ciò avviene quando il loro operato rasenta l'illegalità (a volte cavalcandola pienamente). Il consiglio è di approfittare dei trucchi del mestiere diffidando da chi offre false promesse mettendo a repentaglio persino la sua e la vostra fedina penale. Ricordiamo che l'articolo 22 comma 3 del codice deontologico dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili prevede che: "Il professionista deve, tempestivamente, illustrare al cliente, con semplicità e chiarezza, gli elementi essenziali e gli eventuali rischi connessi all'incarico affidatogli". È inoltre obbligatoria la sottoscrizione di un'assicurazione della responsabilità civile per chi esercita la professione. Non è detto che le tutele proteggano al 100 per cento così come non è escluso che il commercialista per eccesso di zelo (si legga "minor lavoro e meno responsabilità") possa suggerire la strada più semplice piuttosto che quella più redditizia (seppur più articolata). Quindi valutate bene a chi affidate i conti della vostra attività.

Chi è l'escapologo fiscale?
La figura del cosiddetto "escapologo fiscale" è salita alla ribalta a seguito di recenti casi di cronaca. Tra l'agosto del 2015 e l'aprile 2016 è venuto a galla un dossier fino ad allora strettamente riservato, ribattezzato "Panama Papers" contenente i nomi di note aziende di mezzo mondo, ma anche personaggi famosi e politici che illecitamente occultavano i loro guadagni in paradisi fiscali eludendo il fisco. L'agenzia di consulenza legale e fiscale Mossack Fonseca con sede a Panama forniva i giusti consigli a centinaia se non migliaia di soggetti volti a dribblare il fisco pagando (molte) meno tasse.
Scappare all'estero però non è l'unica "arma" usata per evadere il fisco. Nello stesso periodo, Gianluca Massini Rosati è riuscito a ottenere ampia visibilità grazie al suo sito Escapologia Fiscale. È proprio questo ragazzo, classe 1981, ad essere stato ribattezzato dai media il vero "escapologo fiscale" all'italiana. Non è un commercialista e non è nemmeno laureato. Lui stesso si definisce un imprenditore con formazione sul campo. In circa 15 anni di attività si è occupato di "creazione di strategie commerciali internazionali alla gestione di procedure giudiziali/stragiudiziali, dal recruiting agli accordi sindacali, dalla pianificazione fiscale al contenzioso tributario, dalla normale amministrazione fino ad operazioni straordinarie di fusione, cessione, aumento/riduzione di capitale, trasferimento e chi più ne ha, più ne metta". Ciò che ora insegna nei suoi corsi proviene da quanto ha sperimentato sulla sua pelle.


Il sito del noto "escapologo fiscale" Gianluca Massini Rosati. Con il suo "metodo" promette di dimezzare le tasse


Illeciti più comuni commessi nel tentativo di pagare meno tasse?

Il metodo della testa di legno - Una società che deve cessare l'attività viene trasferita in una zona "off limits", viene nominato un nuovo amministratore, le quote della società vengono cedute a una "testa di legno" (ovvero un prestanome). A questo punto si trasferisce la società in un paese off shore. Successivamente si cessa l'attività. In questo modo i debiti con tutti i creditori tra cui banche fisco e fornitori rimangono insoluti.

Le finte trasferte - Vengono simulate delle trasferte lavorative (con tanto di creazione di "pezze d'appoggio" fasulle) quando in realtà si tratta a tutti gli effetti di vacanze.

Deduzione illecita di spese - L'imprenditore deduce le spese più improbabili attraverso ricevute di prestazioni occasionali (in alcuni casi scoperti dalla finanza, persino "le escort" sono rientrate tra queste "spese" con diciture false).

Come funziona il sistema delle scatole cinesi
L'illecito che prevede l'impiego di un prestanome, è spesso inserito all'interno di un quadro d'azione dai confini più ampi. In alcuni casi il "disegno" viene adottato per agevolare l'elusione fiscale e disperdere le tracce di operazioni illecite. È il sistema delle "scatole cinesi" che prende il nome dal meccanismo creato in maniera artificiosa che ricorda un po' anche le matrioske russe. Seppur ampiamente usato per scopi illeciti, non è vietato dalla Legge di riferimento, il D.L. 24 febbraio 1998 n. 58 anche nota come "Legge Draghi" (dal suo ideatore Mario Draghi).
Il suo funzionamento è molto articolato. Un soggetto generico che possiede una quota maggioritaria della società A (esempio il 52 per cento) ordina che la stessa acquisti una quota maggioritaria della società B (esempio il 51 per cento). A questo punto viene ordinato alla società B di acquistare a sua volta una quota di maggioranza della società C arrivando a controllare anche quest'ultima. Tutto ciò è possibile in quanto il soggetto generico pur non possedendo la totalità della società ha potere decisionale (detenendo una prima quota maggioritaria). Il numero di società così controllabili è teoricamente infinito seppur il possesso reale del soggetto generico sia molto minore nei confronti delle società controllate in successione. Questo viene calcolato con la formula 0,52 x 0,51 x 0,50 = 13,5. È questa la percentuale di possesso dell'ultima società da parte del soggetto generico. Una percentuale molto bassa che legittima comunque il potere decisionale. Più la "filiera" si allunga più è difficile ricostruire le operazioni finanziarie e risalire ai responsabili.

Ritorniamo però entro il percorso della legalità. Matteo Viviani de "Le Iene" ha intervistato l'escapologo Rosati chiedendo di dar prova dell'efficacia dei suoi consigli legali per pagare meno tasse facendoli "riconoscere come appropriati" proprio dall'Agenzia delle Entrate. E così è stato. Nel servizio l'esperto ha profuso consigli a una imprenditrice che con il suo compagno gestisce un negozio online di impianti fotovoltaici. È la stessa titolare dell'attività, lamentando di aver pagato il 67 per cento di tasse nel 2015, ad aver chiesto aiuto. L'imprenditrice racconta di aver incassato mezzo milione di euro con un utile ridotto a 50mila euro, al lordo delle tasse. Alla fine dei conti quindi, in cassa sono rimasti meno di 20mila euro.

Ecco i consigli legali dell'escapologo:

Forma Giuridica - Distinguere nettamente la persona fisica dal soggetto giuridico. Passare da ditta individuale a Società a Responsabilità Limitata per approfittare di una gestione fiscale diversa e permettere di dar seguito ai successivi consigli.

Sfruttamento del marchio - Il marchio utilizzato per svolgere l'attività commerciale, correttamente registrato, può essere affittato all'azienda stessa che riconoscerà dei diritti di sfruttamento. Tale operazione consente un risparmio di circa 4mila euro annui.

Trasferte - I rimborsi per trasferte professionali consentono un abbattimento di circa 6.500 euro. È possibile inoltre portare in deduzione un indennizzo giornaliero di trasferta forfetario di 46,48 euro al giorno (circa 3.500 euro).

TFM (trattamento di fine mandato) - Soldi accantonati per quando l'amministratore si dimetterà. Corrisponde a quello che per i dipendenti è il TFR. Circa 2mila euro (rispettando i contratti nazionali e parametri di mercato).

Inquadramento collaboratori - Preferire la "collaborazione professionale" (Partita Iva) di eventuali collaboratori anziché l'inquadramento come dipendente. Circa 3mila euro.

Come si nota, il primo consiglio è volto a differenziare in maniera puntuale l'imprenditore dalla società dando la preferenza alla forma giuridica delle società "a responsabilità limitata". In tal modo sarà ad esempio possibile affittare il marchio utilizzato per l'attività abbattendo l'importo da tassare a fine anno (la cifra tra l'altro è importante, pari a circa 4mila euro). Come amministratore della società l'imprenditore ha poi diritto a rimborsi per le trasferte (ovviamente gli spostamenti devono essere per motivi professionali) oltre che un indennizzo giornaliero forfetario per la trasferta quantificato in 46,48 euro se all'interno del territorio nazionale e 77,47 euro se la trasferta è all'estero. Questi importi sono deducibili per la società ed esentasse per l'imprenditore. A prevederlo è L'art. 51, comma 5, D.P.R. n. 917/1986. Anche il trattamento di fine mandato permette di risparmiare ulteriori 2mila euro (ma anche di più, qui vanno rispettati i parametri di mercato e occorre verificare cosa sia previsto dai contratti nazionali). Se gli eventuali collaboratori aprono Partita Iva è inoltre possibile risparmiare ulteriori migliaia di euro (anche 3mila euro per ciascun collaboratore). Nel caso concreto preso in esame, l'azienda è gestita da una coppia ed è prevista una figura "di rappresentanza". Un inquadramento di questo tipo per la fattispecie risulta di facile applicazione.
Qualora tutti i consigli legali visti sopra fossero stati applicati in maniera pedissequa sarebbe stato possibile pagare 18.500 euro anziché 29 mila euro. Un risparmio superiore al 30 per cento. Non si tratta di stratagemmi straordinari, semplici accortezze per alcuni. Ma nulla è scontato.

Approfittare dell'indennità di trasferta per pagare meno tasse è possibile
A seconda dei casi e di dove viene svolta la trasferta per fini professionali è possibile usufruire di una indennità esentasse. Ecco le specifiche:

Indennizzo integralmente forfetario
Esente fino a:
- 46,48 euro al giorno in Italia,
- 77,47 euro al giorno all'estero.

Sistema misto: indennizzo forfetario con rimborso a piè di lista di vitto o alloggio
Esente fino a:
- 30,99 euro al giorno in Italia,
- 51,65 euro al giorno all'estero.

Sistema misto: indennizzo forfetario con rimborso a piè di lista di vitto e alloggio
Esente fino a:
- 15,49 euro al giorno in Italia,
- 25,82 euro al giorno all'estero.

Sistema analitico: rimborso a piè di lista di vitto, alloggio e spese non documentabili

Spese documentate di vitto e alloggio: totalmente esenti.

Altre spese anche non documentabili, ma analiticamente attestate dal dipendente
Esenti fino a:
- 15,49 euro al giorno in Italia,
- 25,82 euro al giorno all'estero.

Concorrenza fiscale. Pagare le tasse all'estero si può?
Il tema della competizione fiscale è oggi più forte che mai. Con l'apertura delle frontiere, in molti hanno cominciato a confrontare in maniera più pressante la tassazione del vicino. E in moltissimi casi si sono cercati stratagemmi per spostare il domicilio fiscale altrove per pagare meno tasse. Ma non è così semplice. Non esistono norme a livello europeo che stabiliscano come tassare il reddito dei cittadini dell'UE che vivono, lavorano o soggiornano in un Paese diverso dal proprio. Ma esistono parallelamente leggi nazionali che obbligano a pagare le tasse nel Paese in cui si risiede effettivamente (almeno 6 mesi all'anno).

Perché sarebbe eticamente sbagliato pagare le tasse in un altro Paese se non sono rispettati i reali requisiti? Ovviamente perché lo Stato mette a disposizione una serie di servizi fondamentali e strumenti di sostengo che vanno ripagati almeno parzialmente. A prescindere da ciò, nel Paese in cui si ha il domicilio fiscale o nel quale viene percepito tutto o gran parte del reddito, il contribuente ha diritto a:
- Eventuali assegni familiari e deduzioni fiscali per le spese legate all'assistenza ai figli (anche se sostenute in un altro Paese dell'UE);
- Eventuali detrazioni fiscali per gli interessi sui mutui, anche per una casa che si possiede in un altro Paese dell'UE;
- Un'imposizione cumulativa insieme al coniuge, se ciò è previsto dal Paese.

In generale, si è considerati residenti in Italia a fini fiscali qualora sussista uno dei seguenti punti:
- La vostra residenza principale è in Italia (la registrazione di residenza anagrafica nel Comune fa scattare automaticamente l'obbligo di versare l'imposta sul reddito in Italia);
- Trascorrete oltre 183 giorni in Italia durante l'arco dell' anno;
- Svolgete attività professionali principali pagate in Italia;
- Il vostro centro di interesse economico vitale è in Italia (investimento, commercio).

Nel caso in cui entrino in gioco soggetti giuridici però il gioco si fa un po' più complesso. Specialmente quando l'attività commerciale riguarda merci (o anche servizi) venduti magari attraverso il canale online. In tal caso aggirare le leggi sembra essere abbastanza facile. Lo hanno fatto e continuano a farlo molte grandi aziende. Solo di recente le cose stanno cambiando. Amazon, Apple, FCA tanto per citarne alcune, pagano le tasse rispettivamente in Lussemburgo, Irlanda, Regno Unito. Google trasferisce buona parte dei suoi utili dall'Iranda all'Olanda e da qui alle Bermuda (paradiso fiscale) riuscendo a minimizzare le spese. Questo "gioco" sta iniziando a incepparsi solo oggi che ogni governo centrale ha capito che ha l'opportunità e il dovere di chiedere a questi "giganti" che le tasse siano effettivamente pagate a loro.
Hanno fatto molto discutere poi le scelte di alcuni Paesi (ad esempio il Lussemburgo, Paese natale del presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker) di stringere l'occhio alle multinazionali promettendo un trattamento fiscale di favore. Per alcuni si tratta di concorrenza sleale per altri di aiuti di Stato. In ogni caso un comportamento molto lontano da una politica comunitaria corretta.
Per gli imprenditori nostrani quindi il modo per pagare almeno parte delle tasse all'estero c'è. Ma ci sono requisiti stringenti. È innanzitutto fondamentale che almeno parte dell'attività sia svolta in territorio estero e che siano rispettati i requisiti per lo spostamento della residenza fiscale.

La tassazione in Italia
La pressione della tassazione in Italia è in media del 43,4 per cento (la media europea è del 39,9 per cento). Una percentuale molto elevata e che in alcuni casi supera di molto la soglia considerata equa. Michele Andriola della Direzione Centrale Accertamento dell'Agenzia delle Entrate conferma che "Il contribuente ha un diritto costituzionalmente garantito per pagare meno tasse possibili rimanendo nella legalità" facendo riferimento all'Articolo 53 della Costituzione Italiana che recita: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
Secondo Confartigianato, se la tassazione in Italia fosse in linea con la media europea, nel 2015 ogni italiano avrebbe risparmiato 946 euro. "Effettuando il confronto con la Germania, si evince come i tedeschi paghino al fisco mediamente 973 euro all'anno meno degli italiani, gli olandesi -1.513 euro, i portoghesi -1.756 euro, gli spagnoli -2.296 euro, i britannici -2.350 euro e gli irlandesi -5.133 euro. Per contro, gli svedesi pagano al fisco 162 euro all'anno in più rispetto agli italiani, gli austriaci 243 euro, i belgi 919 euro e i francesi +1.243 euro". È evidente che di fronte a così tante tasse, la voglia di "andarsene" sia elevata.


Sono numerosi i Paesi nei quali la pressione fiscale è migliore rispetto alla nostra. La tentazione di migrare i capitali è elevata, ma non è possibile scegliere liberamente dove pagare le tasse. Le normative sono molto rigide ma a volte lasciano margini di interpretazione

Paradisi fiscali, tra sogno e realtà
Abbiamo già accennato ai paradisi fiscali. In questi Paesi la concorrenza fiscale è spietata: entro i loro confini vige infatti una tassazione particolarmente agevolata, neanche lontanamente paragonabile a quella applicata nei Paesi europei. A volte addirittura non si paga nulla. Sono spesso gli stessi governi che realizzano veri e propri pacchetti di migrazione dei capitali dedicati agli imprenditori (o altri soggetti) intenzionati a far espatriare i propri fondi per pagare meno tasse. Quando non entra in gioco il governo, l'opera di "seduzione" viene demandata a società di consulenza legale. I pacchetti comprendono una serie di vantaggi che spaziano dall'assistenza legale, alla garanzia di tassazione ridotta all'osso fino alla sicurezza sulla riservatezza delle transazioni.

Nel 2015, l'Italia ha firmato due decreti ministeriali che modificano le black list sulla "indeducibilità dei costi" e sulle "Controlled Foreign Companies (CFC)". Queste ultime sono aziende che usufruiscono di un regime di tassazione ridotto a patto che sia dimostrato che l'insediamento all'estero non rappresenti una costruzione artificiosa per conseguire un indebito vantaggio fiscale. Le modifiche dimostrano che a livello internazionale si stanno firmando accordi affinché vi sia collaborazione tra Paesi per evitare il trasferimento di capitali per comodo. Nonostante i progressi, i Paesi disposti a "chiudere un occhio" e a prendersi cura di capitali esteri sarebbero più di 40. Per quanti volessero approfondire il tema e scoprire Paese per Paese si consiglia la lettura di questo articolo.

Rimanere entro i confini comunitari, pagando le tasse fuori dal proprio Stato, è difficile ma non impossibile. Sfruttare i paradisi fiscali è ben al di là delle possibilità di un imprenditore medio. Tecnicamente esistono molte opportunità per farlo, ma con l'evidente rischio di sconfinare nell'illegalità.


La top ten dei paradisi fiscali (o affini)

Antigua - Per acquisire la nazionalità si pagano 250mila euro, oppure si può comprare un immobile di valore superiore ai 400mila euro. Si può beneficiare dell'esonero totale dalle imposte sui redditi generati all'estero.

Barbuda - Vale quanto visto per Antigua.

Regno Unito - Il residente non domiciliato può godere dell'esenzione fiscale sui redditi originati all'estero. Zero tasse anche sul patrimonio tenuto fuori dal Regno Unito, almeno per i primi sette anni di residenza.

Principato di Monaco - Zero tasse per i suoi cittadini.

Andorra - Nessuna tassa sul reddito personale. Le società pagano il 10 per cento sui profitti superiori ai 50mila euro.

Mauritius - Le società pagano un'aliquota attorno al 15 per cento.

Malta - Sistema fiscale molto vantaggioso e nessun problema con le leggi. Esistono infatti accordi europei che fanno sì che Malta non sia in nessuna black list.

Gibilterra - L'Iva non esiste, nessuna tassa sulla vendita di terreni e immobili (i residenti sono però tassati).

Dubai - Nessuna imposta su persone fisiche o redditi, niente Iva, nessun tipo di ritenuta. Pagano solo le grandi aziende petrolifere e vi sono imposizioni doganali.

Isole Cayman - Pochissima burocrazia. Con circa 10 mila euro si può aprire una società anonima.

fonte immagini: 1, 2
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14 Commenti alla Notizia Fisco, stratagemmi legali dal Web per pagare meno tasse
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  • Come da titolo se c'è l'Euro e i trattati MES e Fiscal Compact bisogna evadere il più possibile.

    Perché se evadi e spendi localmente quello che hai evaso, fai muovere la tua economia locale.

    Se paghi tutte le tasse, i l denaro finisce in quel buco nero che sono i trattati europei.

    Non è vero che lo Stato si finanzia con le tasse.
    Non è mai stato così anche se ti danno questa apparenza.
    iRoby
    9147
  • - Scritto da: iRoby
    > Come da titolo se c'è l'Euro e i trattati MES e
    > Fiscal Compact bisogna evadere il più
    > possibile.
    >
    > Perché se evadi e spendi localmente quello che
    > hai evaso, fai muovere la tua economia
    > locale.
    >

    L'evasione non potrà mai essere uguale per tutti. L'evasione è inglustizia.

    > Se paghi tutte le tasse, i l denaro finisce in
    > quel buco nero che sono i trattati
    > europei.
    >

    Falso. I soldi non vanno a pagare nessun trattato europeo. I soldi servono per pagare le voraci clientele della casta. Solo che i trattati europei proibiscono di accumulare debiti fino a scoppiare come hanno fatto i greci.

    > Non è vero che lo Stato si finanzia con le tasse.
    > Non è mai stato così anche se ti danno questa
    > apparenza.

    I soldi ce li danno i rettiliani. A no tu sei quello che dice che se i soldi non ci sono basta stamparli.
    non+autenticato
  • Sei uno a cui basta un po' di ironia da quattro soldi per sentirsi buono e giusto.
    Quello che scrive iRoby è una realtà, non una filosofia o una presa di posizione infantile alla "squadra del cuore".
    Forse tu non la vivi questa realtà, anzi, è sicuro, vista la tua incomprensione.
    Purtroppo non sei l'unico; anzi, la maggior parte dei dipendenti pensa proprio la stessa cosa.
    E' un mondo di gente superficiale, instupidita dallo stipendio sicuro, dai programmi televisivi, dai videogiochi, dalla tecnologia che non risolve i problemi ma ne genera di nuovi, e dalla furberia di politici e manager.
    E le multinazionali tendono proprio a questo: un mondo di dipendenti con pochissimi capi ai massimi livelli, che decidono come giocare le loro partite a scacchi manipolando i loro stolti pedoni che lottano fra di loro.
    non+autenticato
  • - Scritto da: va de mecum
    > Sei uno a cui basta un po' di ironia da quattro
    > soldi per sentirsi buono e
    > giusto.

    Tu non sai niente di me.

    > Quello che scrive iRoby è una realtà, non una
    > filosofia o una presa di posizione infantile alla
    > "squadra del cuore".

    Come no. Solo perchè lo dice un commento anonimo ci dovrei credere? Bella confermaSorride

    > Forse tu non la vivi questa realtà, anzi, è
    > sicuro, vista la tua
    > incomprensione.
    > Purtroppo non sei l'unico; anzi, la maggior parte
    > dei dipendenti pensa proprio la stessa
    > cosa.

    I lavoratori dipendenti vivono sulla propria pelle il fatto che l'evasione fiscale è ingiustizia visto che loro pagano per tutti.

    > E' un mondo di gente superficiale, instupidita
    > dallo stipendio sicuro, dai programmi televisivi,
    > dai videogiochi, dalla tecnologia che non risolve
    > i problemi ma ne genera di nuovi, e dalla
    > furberia di politici e
    > manager.

    Qualche altra bella frase da santone persuasore non la aggiungi?


    > E le multinazionali tendono proprio a questo: un
    > mondo di dipendenti

    Infatti sono decenni che i co.co.co e derivati aumentano e i dipendenti diminuiscono.

    > con pochissimi capi ai
    > massimi livelli, che decidono come giocare le
    > loro partite a scacchi manipolando i loro stolti
    > pedoni che lottano fra di
    > loro.
    non+autenticato
  • Come dicevo, non hai argomenti, solo ironia da quattro soldi.
    Ed è inutile che io ribatta, perché per esperienza so che nei confronti il più stolto vince sempre, perché non capisce quando si deve fermare.
    non+autenticato
  • dibattito interessante, vorrei però aggiungere il concetto di bilancia commerciale alle 2 posizioni.
    Cioè, istituti bancari a parte, che comunque fanno parte del gioco (spero), nel senso che sono di uno Stato (o un gruppo di Stati)
    e non di altri, e quindi di sottosistemi separati (spero, eh), le economie tra Stati sono regolati da rapporti di equilibrio dati dalla bilancia commerciale, ovvero Entrate - Uscite (nel senso di sottrazione).
    Questa bilancia influisce in qualche modo le influenze politiche ed economiche tra Stati, cioè se la Cina possiede la Eni, potrebbe decidere di far lavorare la gente 50 ore a settimana oppure abbassare gli stipendi, se gli va. Se la possiede gli Emirati Arabi, potrebbe voler far indossare il velo alle donne, oppure altro. Non possono farlo? Vero (ma invece possono, il modo lo si trova)
    Ora che i politici siano irresponsabili e inadatti è un fatto, che si lasciano comprare con favori è altrettanto vero, però pensare che smettere di rispettare qualsiasi regola sia la ricetta per salvare l'economia ho dei seri dubbi.

    Assolutamente vero che i soldi basta stamparli, ma dubito che nella situazione attuale risolva qualcosa.
    Cioè una azione irresponsabile per far rinsavire degli irresponsabili non la vedo molto ragionevole.
  • dammi strade senza buche, sanita' che funziona, processi rapidi, scuole all'altezza, pensione dignitosa e io ti do tante tasse perche' vedo che son bene impiegate.

    dammi la salerno - reggio calabria, 5 ore di coda al pronto soccorso, processi che vanno in prescrizione perche manca un timbro, maestri analfabeti, pensioni da fame, e io cerco di darti il meno possibile perche' le tasse le usi evidentemente male.
    non+autenticato
  • - Scritto da: ...
    > dammi strade senza buche, sanita' che funziona,
    > processi rapidi, scuole all'altezza, pensione
    > dignitosa e io ti do tante tasse perche' vedo che
    > son bene impiegate.
    >

    Poco credibile.

    > dammi la salerno - reggio calabria, 5 ore di coda
    > al pronto soccorso, processi che vanno in
    > prescrizione perche manca un timbro, maestri
    > analfabeti, pensioni da fame, e io cerco di darti
    > il meno possibile perche' le tasse le usi
    > evidentemente
    > male.
    non+autenticato
  • Un bell'articolo, complimenti.
    Personalmente ho aperto la mia attività fuori dall'italia, perché questo paese è un delirio di regole, sottoregole, sotto-sottoregole tutte opinabili, in parziale contrasto fra loro e anti-imprenditore, specialmente se si parte con pochi capitali.
    Quanto alle tasse, dove sono pago il 26 percento e la pensione me la faccio io, non c'è un INPS altamente inefficiente e pluri-saccheggiato dai malgoverni, e che distrugge la vecchiaia di milioni di persone.
    In italia pagavo il 48 percento di tasse, più il 27 percento di INPS, cioè non vedevo il 75 percento del mio guadagno; considerato che prendevo 2500 euro al mese, mi rimanevano meno di 650 euro, con cui pagare l'affitto di 500 euro e mangiare, vestirmi e pagare i trasporti (niente vacanze, niente malattia, niente tredicesima, anzi, niente dodicesima) con i rimanenti 150 euro scarsi, con la tragedia di Agosto.
    Alla larga da un simile paese.
    non+autenticato
  • - Scritto da: memento
    > Un bell'articolo, complimenti.

    Puo' darsi, ma che c'entra con punto informatico?
  • > Puo' darsi, ma che c'entra con punto informatico?

    Niente ma ormai oltre alle Guide di PI (copiaincollate) e Prove di PI (pubblicità) non sanno piu che scrivere.

    Sempre meglio che sanremo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > > Puo' darsi, ma che c'entra con punto
    > informatico?
    >
    > Niente ma ormai oltre alle Guide di PI
    > (copiaincollate) e Prove di PI (pubblicità) non
    > sanno piu che scrivere.

    glielo dico io.
    - oroscopo
    - barzellette
    - meteo
    - gossip col la solita foto della tipa con fuori tette & culo
    - perdi 12 chili in un mese, scopri come!

    c'e' ancora un sacco di strada da fare prima che arrivino allo schifo di libero.itSorride

    > Sempre meglio che sanremo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > Puo' darsi, ma che c'entra con punto informatico?
    è la stessa domanda che dovresti porti su tantissimi tuoi post. Ah, scusa, tu hai la meroia corta ... sarà l'età
    non+autenticato
  • Il problema non è la quantità di tasse. Il problema è che le regole complicate sono fatte fatte apposta. In questo modo è più facile chiudere un occhio con chi ha amici ben ammanicati e punire facendo i puntigliosi chi non si adegua.

    Quanto al tizio pubblicizzato nell'articolo non mi fiderei neanche se lo trovassi a due metri di distanza nella metropolitana, controllerei subito se il portafogli è intatto. L'idea che tutti possono aggirare il fisco è il miraggio che vendono ai polli. Chiudono un occhio finchè conviene, lo riaprono quando serve con chi non fa parte del giro.
    non+autenticato