Gaia Bottà

Netflix, la persecuzione del patent troll

Un vecchio brevetto, una generica descrizione di un servizio di contenuti digitali on demand e delle rivendicazioni scagliate contro Netflix, Soundcloud e Vimeo. Quando il download dei contenuti è da tempo un business affermato

Roma - La possibilità di eseguire il download dei contenuti, lanciata da Netflix a dicembre scorso, era certo una funzione molto attesa, ma affatto originale. Ad offrire la possibilità di scaricare contenuti, da che la Rete offre capacità di banda adeguate, sono un'infinità di servizi orientati all'intrattenimento e non solo. È solo ora, però, che un brevetto depositato nel 2000 e ottenuto nel 2007, viene imbracciato contro Netflix e contro altre piattaforme online: si rivendicano le licenze su "un metodo e un sistema per fornire prodotti tratti da dati digitali su richiesta trasmessa per mezzo di una rete di computer".

La denuncia è stata mossa da Blackbird Technologies, azienda statunitense che si propone di "monetizzare la proprietà intellettuale di inventori e piccole aziende" e che ha al proprio attivo una serie di conflitti legali con numerose aziende, risolti con accordi di licenza e relativi passaggi di denaro. Blackbird, a metà novembre 2016, poco prima di quando Netflix ha finalmente annunciato la possibilità di scaricare i contenuti per la visione offline, ha acquisito il titolo 7,174,362, un vecchio brevetto che descrive "un sistema per la duplicazione di dati digitali che utilizza una o più reti di computer per automatizzare il processo di raccolta degli ordini e di consegna, eliminando la necessità della supervisione umana".

Il titolo, riferisce Ars Technica, è già stato sfruttato per ottenere il pagamento di royalty da coloro che nel corso degli anni se lo sono passato di mano, sfruttando la genericità con cui descrive un qualsiasi sistema di fornitura di contenuti on demand. Blackbird Technologies ha scelto ora di puntare in alto e denunciare Netflix, Soundcloud, Vimeo e altre piattaforme che offrono la possibilità di scaricare dei contenuti altrimenti disponibili per lo streaming.
Ma la genericità del titolo è tale soprattutto nelle denunce di chi lo detiene: nei documenti presentati in tribunale si sottolinea come il brevetto descriva le soluzioni per gestire in maniera automatica le richieste, la duplicazione e la fornitura di contenuti, ma non si fa cenno al fatto che il brevetto faccia chiaramente riferimento a compact disk, masterizzatori, posta elettronica e stampanti per produrre le etichette da apporre sui supporti per l'identificazione del contenuto. Tutti strumenti che nel 2000, quando il brevetto è stato depositato, risultavano fondamentali per costruire un business di video on demand, basato però sul recapito di prodotti fisici. Un business come quello con cui è cresciuta Netflix a partire della sua fondazione nel 1997, e che tuttora garantisce all'azienda un ottimo margine, incomparabile però in cifre assolute con il successo del proprio servizio di streaming ormai decenne.

Gaia Bottà
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