Gaia Bottà

Play Store, Google ha un contatto cinese

Mountain View starebbe trattando con la locale NetEase per mettere a frutto la vasta platea cinese di utenti Android. Le indiscrezioni di un ritorno in Cina della Grande G si affollano da tempo, senza finora essersi concretizzate

Roma - Sono trascorsi quasi sette anni da quando Google ha lasciato con sdegno la Cina, rinunciando ad un vastissimo mercato che ha accolto con entusiamo Android ma che non approfitta dell'offerta di applicazioni mediata dal Play Store. Sono trascorsi sette anni nel corso dei quali, a più riprese, si sono affollate indiscrezioni di un probabile ritorno in Cina della Grande G, l'ultima delle quali suggerisce questa eventualità sulla base di negoziazioni in corso tra Google e l'azienda locale NetEase.

A diffondere la notizia di queste trattative è ancora una volta The Information, che già nel 2015 prospettava il ritorno di Google in Cina con una versione dedicata del proprio Play Store, tagliato su misura del volere di Pechino e capace di confrontarsi con il panorama frammentato degli store di applicazioni locali. Lo scenario tratteggiato nel 2015 era stato corroborato dalla dirigenza di Lenovo, che fissava entro la fine del 2016 la tempistica del riaffacciarsi di Google entro la Grande Muraglia.

Nulla di tutto ciò si è verificato, ma nel frattempo Pechino ha irrigidito il controllo sulle applicazioni e i relativi store, prima con la rumorosa epurazione dell'app del New York Times raccomandata a Apple, poi con una normativa ufficiale volta a "promuovere un salutare e ordinato sviluppo del mercato degli store di applicazioni". Ora più che mai, dunque, se Google intende riproporsi in Cina ha necessità di affiancarsi a un partner locale: secondo le fonti di The Information potrebbe trattarsi di NetEase, attore di peso sul mercato videoludico locale, nonché sviluppatore di diversi servizi e app mobile per il networking, la comunicazione, l'intrattenimento e l'ecommerce. Per il momento, riferisce The Information, le trattative sarebbero in corso: i diretti interessati non offrono commenti, ma secondo gli osservatori le premesse relative allo scenario politico ed economico potrebbero incoraggiare il ritorno di Google in Cina, con il proprio store di app.
App store in Cina

Certo, Mountain View non potrà aspettarsi una strada in discesa: oltre a rassegnarsi alle normative di Pechino, dovrà confrontasi con un mercato estremamente fertile, ma ampiamente dissodato e messo a frutto da altri attori. Android, con i suoi derivati dal codice Android Open Source Project (AOSP), vanta all'incirca l'80 per cento del mercato mobile locale, ma il panorama degli store di applicazioni è appannaggio di soggetti cinesi, primo fra tutti Tencent, seguito da 360MobileAssist e da Baidu, riferisce Bloomberg. Ad oggi si stima che il 4 per cento degli utenti locali acceda a versioni non cinesi del Play Store di Google, utenti certamente incuriositi e motivati, che fanno affidamento su soluzioni sempre meno tollerate per aggirare la Grande Muraglia Digitale. La scelta di gran parte della platea cinese, però, è orientata dalle preinstallazioni, un mercato nel quale Google dovrà cercare di farsi largo qualora ambisca a guadagnare una posizione di rilievo.

Gaia Bottà

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2 Commenti alla Notizia Play Store, Google ha un contatto cinese
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  • E' proprio vero che l'esperienza non si può passare a nessun'altro, ma almeno si può pensare di più e scollegare per un po' gli ormoni dell'avidità per vederci più chiaramente.
    La cina, nella storia, ha generato problemi a se stessa (infatti non esiste nessuna cina, è solo un'accozzaglia tenuta assieme con la forza) e a tutti quelli che hanno avuto a che fare con lei.
    Ma non c'è niente da fare; hanno cominciato gli stilisti usando i cinesi come manodopera a basso costo, poi sono arrivate le truppe, ed ora i costi stanno salendo (dando ragione al trump) così come il potere ricattatorio del paese (ri-dando ragione al trump).
    Scollegarsi da questa gente riprendendo la produzione in casa propria, prima di un quasi certo disastro annunciato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: zola gorgon
    > E' proprio vero che l'esperienza non si può
    > passare a nessun'altro,

    A cosa servono i maestri allora? Ce lo spieghi?

    > ma almeno si può pensare
    > di più e scollegare per un po' gli ormoni
    > dell'avidità per vederci più
    > chiaramente.

    Potevi risparmiarti questa parte.

    > La cina, nella storia, ha generato problemi a se
    > stessa (infatti non esiste nessuna cina, è solo
    > un'accozzaglia tenuta assieme con la forza)

    Hai descritto l' Europa "unita"... Cylon.

    > e a
    > tutti quelli che hanno avuto a che fare con
    > lei.

    Si chiamano NEMICI. I cinesi sono nostri nemici, sia sul piano economico sia sul piano degli ideali.

    > Ma non c'è niente da fare; hanno cominciato gli
    > stilisti usando i cinesi come manodopera a basso
    > costo, poi sono arrivate le truppe,

    Truppe?

    > ed ora i
    > costi stanno salendo (dando ragione al trump)
    > così come il potere ricattatorio del paese
    > (ri-dando ragione al
    > trump).
    > Scollegarsi da questa gente riprendendo la
    > produzione in casa propria, prima di un quasi
    > certo disastro
    > annunciato.

    Sai come si risolve? Eliminare l' albo dei giornalisti, assumere giornalistacci cinesi pagati 50 centesimi di euro ad articolo e/o delocalizzare le redazioni direttamente in Cina.

    Solo assaggiando sulla propria pelle i danni di un modello sbagliato, solo quando i pennivendoli saranno ridotti alla fame si renderanno conto di cosa sta realmente andando storto.
    non+autenticato