Claudio Tamburrino

Facebook, condanna italiana per l'app rubata

Al centro della causa l'applicazione Nearby del social network che non potrà più essere utilizzata in Italia. Per i giudici assomiglia troppo a un'altra app: Faround

Roma - Facebook Srl, Facebook Inc e Facebook Ireland LTD sono state condannate
per atti di concorrenza sleale nei confronti della milanese Business Competence Srl e per violazioni del diritto di autore sulla banca dati rappresentata da Faround, applicazione di geolocalizzazione della stessa Business Competence. A stabilirlo è la Sezione Specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Milano con la sentenza n. 9549 del primo Agosto 2016 secondo cui l'applicazione Nearby del social network utilizzerebbe la stessa banca dati elettronica rappresentata dall'applicazione Faround.

Faround è un'app mobile sviluppata nel 2012 con il nome di Facearound (successivamente rinominata Faround su richiesta di Facebook) che seleziona e organizza i dati presenti sui profili Facebook degli utenti che vi accedono organizzandoli e visualizzandoli poi su una mappa interattiva, sulla quale sono divisi per categoria gli esercizi commerciali più prossimi all'utente, completi dei dati relativi e di eventuali offerte, nonché il gradimento espresso dalla community sugli stessi: il business di Business Competence consiste poi nel vendere in maniera tradizionale spazi pubblicitari alle imprese che vogliono godere di maggiore visibilità sulla mappa Faround.

Per quanto tali dati non siano di proprietà di Faround (sono stati peraltro ottenuti accedendo a Facebook come sviluppatore indipendente), l'organizzazione degli stessi in tale forma è ritenuta dotata di un certo grado di originalità e permette di tutelarli come banca dati coperta da diritto d'autore: "L'originalità di Faround consiste nell'avere creato una serie di criteri di selezione, organizzazione e presentazione dei dati studiati per funzionare con le categorie di dati ospitati sul social network Facebook. I precedenti programmi elaborati da Facebook (Facebook Places) e da terzi (Foursquare e Yelp) non avevano le stesse funzionalità di Faround: il primo era una sorta di cerca-persona che consentiva solo di rilevare la presenza di amici nelle vicinanze e non, piuttosto, una geolocalizzazione di esercizi commerciali vicini all'utente, mentre gli altri erano studiati sulla base di algoritmi logici che lavoravano sui dati inseriti dai soggetti iscritti ai rispettivi social network, e non di Facebook, ben più diffuso".
Per questo Business Competence, che afferma di aver speso circa mezzo milione di euro per lo sviluppo della piattaforma, ha mosso nei confronti di Facebook l'accusa di avergli rubato il concept e il format dell'applicazione, implementata con un semplice cambio di layout nella sua Nearby, lanciata poco dopo Faround. Contro il social network anche il fatto che Faround fosse approvata e collocata da lei stessa nel suo App Store dove aveva riscontrato un non trascurabile successo e che Facebook fosse riuscita in relativamente poco tempo a sviluppare la sua versione e - in concomitanza con il lancio della sua Nearby - ad attirare anche i principali inserzionisti professionali, situazione che ha permesso di contestarle anche la concorrenza sleale nella forma dello storno di clientela.

Il giudice, che non ha avuto accesso al codice sorgente dell'applicazione ma si è basato sulla comparazione delle funzionalità delle due app, non ha inoltre accolto la sua tesi secondo cui l'algoritmo di Faround e del suo Nearby fossero diversi (segno che quest'ultimo fosse stato sviluppato in modo autonomo e indipendente) e che - soprattutto - già nel mese di gennaio 2012, ovvero prima del lancio di Faround, gli sviluppatori Facebook stessero già provvedendo alle operazioni di testing della versione beta di Nearby.

Con la sentenza il Tribunale di Milano ha stabilito la pubblicità della decisione (tipica misura nei casi di concorrenza sleale), attraverso la sua pubblicazione da parte di Facebook sui due quotidiani nazionali il "Corriere della Sera" e "Il Sole 24 Ore" nonché, per almeno quindici giorni, sulla pagina iniziale di facebook.com, ma soprattutto proibito ogni ulteriore utilizzo in Italia dell'applicazione Nearby disponendo una penale pari a 45mila euro per ogni giorno di violazione di tali disposizioni. Resta inoltre da stabilire, con diverso giudizio, i danni dovuti alla parte offesa.

Anche per questo Facebook ha immediatamente impugnato la decisione che dovrà dunque essere discussa anche dalla Corte d'Appello di Milano, che ha però già rigettato l'istanza di sospensione della misura provvisoria decisa in primo grado.

Claudio Tamburrino
Notizie collegate
  • AttualitàFacebook, privacy impostaIl social network ricorderà che è permesso condividere contenuti con diversi gradi di riservatezza. Per i nuovi utenti sarà attiva di default la condivisione fra amici: postare per tutto il mondo è una libera scelta
  • AttualitàGoogle Maps, ovunque tu sia statoNuova funzione dimostra come le mappe della Grande G traccino gli spostamenti degli utenti. Per aiutarli anche a ricordare dove hanno parcheggiato la macchina
30 Commenti alla Notizia Facebook, condanna italiana per l'app rubata
Ordina
  • E' stata una vera e propria rapina ai danni dell'azienda italiana. Del resto facebook stesso nacque da un'idea rapinata ad altri. C'è poco da stupirsi, zuckerberg è un ebreo, la rapina è nel suo DNA.
    non+autenticato
  • Letto anche in altri siti.
    Vergognoso comportamento di Facebook.

    Ma nasconde una questione di fondo su Italia e italiani, ormai hanno una considerazione talmente infima di noi, da pensare di poterci prendere a pesci in faccia come vogliono.

    Voglio seguire la vicenda per capire che cifre riusciranno a togliergli...
    iRoby
    9147
  • - Scritto da: iRoby
    > Letto anche in altri siti.
    > Vergognoso comportamento di Facebook.

    Mah... io la notizia la riassumerei in questo modo:
    Biagio porta a spasso il cane, che la fa davanti al negozio di Pinuccio.
    Pinuccio esce e si lamenta con Biagio e Biagio se ne va senza salutare (e senza pulire).
  • - Scritto da: iRoby
    > Letto anche in altri siti.
    > Vergognoso comportamento di Facebook.
    >
    > Ma nasconde una questione di fondo su Italia e
    > italiani, ormai hanno una considerazione talmente
    > infima di noi, da pensare di poterci prendere a
    > pesci in faccia come
    > vogliono hanno sempre fatto.

    Fixed Ficoso.

    >
    > Voglio seguire la vicenda per capire che cifre
    > riusciranno a
    > togliergli...

    0.
    non+autenticato
  • dal titolo non si capisce se è Facebook ad essere stata condannata o la società italiana. Potevate scegliere un titolo più chiaro.
    Detto questo: figura di cacca di Facebook
    non+autenticato
  • - Scritto da: andrea
    > dal titolo non si capisce se è Facebook ad essere
    > stata condannata o la società italiana. Potevate
    > scegliere un titolo più
    > chiaro.
    > Detto questo: figura di cacca di Facebook

    E' solo perche' hanno dimenticato di aggiungere al titolo il solito punto interrogativo.
  • Facebook dovrebbe essere condannata per un crimine ben più grave: il reato di esistenza
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nameless
    > Facebook dovrebbe essere condannata per un
    > crimine ben più grave: il reato di
    > esistenza
    +1
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nameless
    > il reato di esistenza

    E anche per un altro motivo: si definisce SOCIAL network, quando in realtà di sociale ha ben poco. Ha diviso le persone invece di unirle, ha creato degli individui asociali, vittime degli stereotipi a cui aspirano, legati al concetto di apparire tutti uguali invece che essere ognuno differente.
    non+autenticato
  • Sì, bravi. Tutti a sputarci sopra e fare filosofia spiccia, poi siete i primi ad usarlo. Ipocrisia portami via.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Li avete visti sulle rive del fiume
    > Sì, bravi. Tutti a sputarci sopra e fare
    > filosofia spiccia, poi siete i primi ad usarlo.
    > Ipocrisia portami
    > via.

    In questo forum difficilmente troverai gente omologata agli ovini.
    Quindi rassegnati: se senti dire che i social sono per le pecore, incassi e porti a casa.
  • Io ci pubblico qualche articolo politico o di macroeconomia che aiuti a capire a chi mi segue alcune cose su Euro, politica, ecc.

    E metto qualche foto condivisa solo con parenti e amici stretti di me con mio figlio per fargli vedere come cresce.

    Mi guardo bene dallo scrivere a cosa penso e le mie opinioni su qualsivoglia argomento...
    iRoby
    9147
  • - Scritto da: iRoby
    > Io ci pubblico qualche articolo politico o di
    > macroeconomia che aiuti a capire a chi mi segue
    > alcune cose su Euro, politica,
    > ecc.
    >
    > E metto qualche foto condivisa solo con parenti e
    > amici stretti di me con mio figlio per fargli
    > vedere come
    > cresce.
    >
    > Mi guardo bene dallo scrivere a cosa penso e le
    > mie opinioni su qualsivoglia
    > argomento...

    Il pubblicare l'articolo A anziché B vale a tutti gli effetti come un'opinione.
    Idem i mi piace.
    Idem in eventuali dettagli delle foto che oggi sfuggono, ma domani saranno parsati da una AI.

    Poi come si andrà ad incrociare questi dati con altri social, ad esempio il forum di PI, il tuo profilo diventerà ancor più completo.

    Ancora convinto di essere il più furbo?
  • - Scritto da: Albedo 0,9
    >
    > Il pubblicare l'articolo A anziché B vale a tutti
    > gli effetti come
    > un'opinione.
    > Idem i mi piace.
    > Idem in eventuali dettagli delle foto che oggi
    > sfuggono, ma domani saranno parsati da una
    > AI.
    >
    > Poi come si andrà ad incrociare questi dati con
    > altri social, ad esempio il forum di PI, il tuo
    > profilo diventerà ancor più
    > completo.
    >
    > Ancora convinto di essere il più furbo?

    Kosinski proved that on the basis of an average of 68 Facebook "likes" by a user, it was possible to predict their skin color (with 95 percent accuracy), their sexual orientation (88 percent accuracy), and their affiliation to the Democratic or Republican party (85 percent).

    But it didn't stop there. Intelligence, religious affiliation, as well as alcohol, cigarette and drug use, could all be determined. From the data it was even possible to deduce whether someone's parents were divorced.


    Seventy "likes" were enough to outdo what a person's friends knew, 150 what their parents knew, and 300 "likes" what their partner knew.

    https://motherboard.vice.com/en_us/article/how-our...


    iRoby ogni giorno ci regala un perla
  • Infatti come ho scritto, do solo opinioni di politica ed economia, e qualche foto di mio figlio.

    Raramente metto mi piace, o commento cose altrui.

    Ci accedo una volta a settimana, a volte anche 1 al mese.

    I meccanismi che hai pubblicato li conoscevo.
    iRoby
    9147
  • - Scritto da: iRoby
    > Infatti come ho scritto, do solo opinioni di
    > politica ed economia, e qualche foto di mio
    > figlio.
    >
    > Raramente metto mi piace, o commento cose altrui.
    >
    > Ci accedo una volta a settimana, a volte anche 1
    > al
    > mese.
    >
    > I meccanismi che hai pubblicato li conoscevo.

    Col "raramente" ci fai niente se dall'altra parte c'è una macchina pronta ad osservarti ogni singola mossa che fai in un tempo comodamente lungo.

    Peggio ancora se lo fai in posti apparentemente diversi, dove albergano entità capaci di incrociare dati.

    Un fumatore è tale anche se consuma una sola sigaretta ogni tre giorni.
  • - Scritto da: Albedo 0,9
    > - Scritto da: iRoby
    > > Io ci pubblico qualche articolo politico o di
    > > macroeconomia che aiuti a capire a chi mi
    > segue
    > > alcune cose su Euro, politica,
    > > ecc.
    > >
    > > E metto qualche foto condivisa solo con
    > parenti
    > e
    > > amici stretti di me con mio figlio per fargli
    > > vedere come
    > > cresce.
    > >
    > > Mi guardo bene dallo scrivere a cosa penso e
    > le
    > > mie opinioni su qualsivoglia
    > > argomento...
    >
    > Il pubblicare l'articolo A anziché B vale a tutti
    > gli effetti come
    > un'opinione.
    > Idem i mi piace.
    > Idem in eventuali dettagli delle foto che oggi
    > sfuggono, ma domani saranno parsati da una
    > AI.

    Per questo motivo bisogna aver cura di esternare sempre in modo anonimo.
    A loro deve solo interessare che qualcuno la pensa in un certo modo.
    A nessuno deve interessare chi e' questo qualcuno.

    Le idee possono e devono circolare.
    Le persone devono essere lasciate stare.

    > Poi come si andrà ad incrociare questi dati con
    > altri social, ad esempio il forum di PI, il tuo
    > profilo diventerà ancor più
    > completo.

    Per questo motivo bisogna avere un nick anonimo per ogni sito che si visita.

    Nessuno, per nessuna ragione deve sapere che il panda rossa che scrive su PI e' lo stesso che si firma albedo su un altro sito.

    > Ancora convinto di essere il più furbo?

    Io si.