Mirko Zago

UE, ultimatum contro le truffe per i social network

La Commissione Europea dà un mese di tempo ai social network per adeguarsi alle normative vigenti e farsi garanti della tutela dei diritti dei consumatori. Tolleranza zero per le truffe online e le clausole vessatorie

Roma - La Commissione Europea richiama all'ordine le piattaforme di social network affinché rispettino i diritti dei consumatori. La richiesta è scaturita dal numero crescente di truffe e frodi perpetrate a danno degli utenti che navigano su questi ambienti, non sempre sicuri come vantano di essere e caratterizzati in alcuni casi da condizioni di utilizzo non conformi alle norme UE in tema di tutela dei consumatori. Già lo scorso novembre Facebook, Twitter e Google avevano ricevuto raccomandazioni e suppliche di impegno. Ora si fa sul serio, con una chiara richiesta di intervento per conformarsi al quadro normativo dell'UE. Una sorta di ultimatum con un mese di tempo per approntare le dovute modifiche.

truffa

Il Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l'uguaglianza di genere, Věra Jourová ha dichiarato: "vista la crescente importanza delle reti sociali online è ora il momento di garantire che in questo settore ci si conformi alle solide norme UE, elaborate appositamente per tutelare i consumatori dalle pratiche sleali", sottolineando che è inconcepibile che i consumatori dell'UE possano solo ricorrere a un tribunale della California per risolvere una controversia, così come non si può accettare che gli utenti siano privati del diritto di recedere da un acquisto online.

L'impegno richiesto alle piattaforme è volto anche a verificare il rispetto delle clausole e la presenza di eventuali condizioni abusive. Per quanto riguarda le clausole abusive esiste una specifica direttiva che stabilisce che una clausola è nulla qualora determini un significativo squilibrio dei diritti e obblighi delle parti a danno del consumatore.
Nello specifico, in tema di clausole e condizioni, si specifica che non è possibile privare il consumatore del diritto di rivolgersi ad un tribunale dello Stato membro di residenza, così come non può essere chiesto di rinunciare al diritto di recedere da un acquisto online.
Le piattaforme inoltre non possono escludersi completamente dalla responsabilità della prestazione del servizio e non possono modificare unilateralmente clausole e condizioni di utilizzo senza un'informazione chiara al consumatore e la possibilità di recedere. I social network poi non dovrebbero avere un potere illimitato e discrezionale di rimozione dei contenuti, così come non dovrebbero effettuare risoluzioni di contratti senza motivo.

Dal punto di vista delle truffe invece, le piattaforme devono farsi garanti affinché ogni violazione venga prontamente bloccata. Si pensa in particolare alle pratiche commerciali sleali o al mancato rispetto dei diritti dei consumatori, ma sono numerose anche quelle più subdole che hanno per oggetto veri e propri furti d'identità. Eventuali contenuti lesivi devono essere rimossi e gli operatori commerciali responsabili di tali violazioni denunciati. Su questo fronte, l'urgenza d'azione è dettata dai crescenti casi di truffe legate ai pagamenti, agli abbonamenti ingannevoli (che spesso citano un presunto periodo di prova gratuito), finte promozioni sostenute da messaggi pubblicitari ingannevoli fino a scadere nella vendita di prodotti contraffatti. Tutti temi già di per sé regolamentati dalla ricca normativa europea che spazia dalla direttiva sul commercio elettronico alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali fino a quella sui diritti dei consumatori, ma che non sempre è stata recepita dai social network in maniera corretta.

Le piattaforme sono ora chiamate a responsabilizzarsi e garantire il rispetto delle norme. Non possono più essere tollerati ritardi ad esempio sulle azioni di rimozione di contenuti inappropriati e da oggi interventi contro truffe e applicazioni di condizioni abusive.

Lo scorso maggio Facebook, Twitter, Google e Microsoft hanno firmato un accordo per rimuovere messaggi di odio in 24 ore. Ma il meccanismo di revisione andrebbe uniformato e ulteriormente rafforzato, viste le lacune ancora esistenti. Solo così Facebook e company potranno esaltare il loro spirito filantropico.

Mirko Zago

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